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giovedì 26 novembre 2020

Alice, Dorothy & Wendy Blogtour: L'importanza del viaggio per la crescita del personaggio



Salve avventori! 
Con sommo piacere oggi ospito la nona tappa del fantastico Blogtour dedicato a questo bellissimo volume che racchiude in sé le grandi storie senza tempo, i classici per ragazzi, scritti dalle penne di Lewis Carroll, J.M Barrie, L. Frank Baum.

♥ Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie
♥ Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò
♥ Il Meraviglioso Mago di Oz
♥ Peter Pan nei Giardini di Kensington
♥ Peter e Wendy
La raccolta prende il nome dalle tre grandi personalità femminili di queste storie Alice, Dorothy & Wendy.
Alice e le sue avventure nel favoloso Paese delle Meraviglie, di là e di qua dallo specchio. 
Dorothy, la piccola protagonista portata da un tornado nel fantastico mondo di Oz.
Infine Wendy, l’amica di Peter Pan che per molti lettori è la vera eroina dei romanzi con il bambino che non vuole crescere. Tre ragazzine curiose e audaci, al centro di tre grandi classici che, ciascuno a suo modo, hanno saputo celare, sotto le spoglie del racconto di fantasia, messaggi e metafore della vita.

Il mio compito per questo Blogtour è analizzare l'importanza che il viaggio ha avuto per le tre piccole protagoniste di queste mirabolanti avventure.
Come sono maturate le tre eroine nel corso dei loro romanzi?


Vorrei iniziare questo post con alcuni versi della poesia che Costantino Kavafis ha scritto nel 1911, in cui spiega quanto sia importante il viaggio per l’essere umano.

Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull'isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Itaca, in questo caso, potrebbe essere una meta come un'altra, perché attraverso qualsiasi esperienza l'essere umano evolve, apprende qualcosa, si migliora, si confronta con cose, persone e culture lontane dalla propria.
Il viaggio è il miglior antidoto contro l'ignoranza e la chiusura mentale. La migliore medicina per apprezzare sia ciò che c'è fuori dal proprio orto, ma anche ciò che c'è al suo interno.
Quanto è bello tornare a casa, e farvi ritorno con il bagaglio ricco di ricordi, esperienze, nozioni, ed emozioni?

E non esistono solo i viaggi con biglietto e passaporto, noi lettori lo sappiamo bene, ci basta prendere un libro, aprirlo e ritrovarci catapultati in mondi fantastici e immaginari, e anche questi ci aiutano a crescere, a immedesimarci nei protagonisti e nelle loro vicissitudini, a sviluppare empatia nei confronti degli altri e verso situazioni che non abbiamo mai vissuto (e spesso non potremo mai vivere), in prima persona. 

A metà del diciannovesimo secolo la carta divenne più economica e alla letteratura per l’infanzia veniva riconosciuto un valore sempre maggiore.
È da qui che le storie che hanno come protagonisti i ragazzi e le loro avventure e/o disavventure iniziano a spopolare e ammaliare un pubblico sempre maggiore.
Storie nuove e diverse che distorcono un po’ sia l’immaginario collettivo della figura del bambino - che non è più solo un piccolo monello da educare - sia il fulcro della storia stessa, che appunto non ha più come scopo solo quello educativo (non c’è nessun pulpito su cui l’autore si erge a giudice o maestro di vita), ma si trasforma in una grande avventura, in cui il piccolo protagonista si forma da solo, durante il viaggio che percorre e tramite l’esperienza vissuta.

Lewis Carroll, J.M Barrie, L. Frank Baum, scrivono di bambini che si avventurano in mondi sconosciuti e surreali; che abbandonano senza troppi ripensamenti i genitori, per volare su isole sperdute, dove trovano altri bambini che si comportano come spietati assassini senza rimorsi; e di bambini pronti a affrontare mille insidie, pur di fare ritorno a casa.

Il viaggio di Alice

In un pigro e torrido pomeriggio di maggio, la piccola Alice, per sfuggire alla noia, si mette sulle tracce di un buffo coniglietto bianco, che sembra essere diretto in un luogo specifico.
Dove va di tutta fretta? Deve sicuramente avere un appuntamento importante!
È questa curiosità che spinge la bimba, di circa sette anni, a seguirlo e precipitare letteralmente in un mondo assurdo e surreale.
Dove tutto è il contrario di tutto, e nulla sembra avere un senso.

«Alice cominciava a non poterne più di stare seduta sull'erba accanto alla sorella, senza far niente; una volta o due aveva provato a sbirciare il libro che la sorella leggeva, ma non c’erano figure né dialoghi, “e a che serve un libro” aveva pensato Alice “senza figure e senza dialoghi?” 
Ragion per cui stava cercando di decidere fra sé (meglio che poteva, perché il caldo della giornata la faceva sentire torpida e istupidita) se il piacere di confezionare una collana di margherite sarebbe valso la pena di alzarsi e cogliere i fiori, quand'ecco che d’un tratto le passò accanto di corsa un coniglio bianco dagli occhi rosa. 
In questo non c’era niente di tanto notevole; né ad Alice parve dopotutto così straordinario sentire il Coniglio dire fra sé: «Povero me! Povero me! Sto facendo tardi!» (ripensandoci in seguito, le venne in mente che avrebbe dovuto meravigliarsi, ma lì per lì la cosa le sembrò assolutamente naturale); ma quando il Coniglio estrasse veramente un orologio dal taschino del panciotto, lo guardò e affrettò il passo, Alice saltò in piedi, perché le balenò nella mente di non avere mai visto prima di allora un coniglio fornito di panciotto e di taschino, per non parlare di orologi; e, bruciando di curiosità, lo inseguì di corsa per il campo, dove fece appena in tempo a vederlo sparire in una gran buca sotto la siepe. 
Un attimo dopo Alice si era infilata dietro a lui, senza minimamente riflettere su come avrebbe poi fatto per uscire» .

Alice nel Paese delle Meraviglie non trova amici o alleati con i quali condividere un’avventura e superare le difficoltà. Tutt'altro! I personaggi con i quali la piccola si confronta sono capricciosi, volubili e testardi.
Le pongono indovinelli senza soluzione, le fanno domande che non hanno alcuna risposta possibile, e rispondono ai quesiti della malcapitata con affermazioni assai lontane da ciò che è stato loro richiesto.
Nel Paese delle Meraviglie non c'è logica e non c'è regola.
Il tempo scorre diversamente, gli animali parlano, indossano vestiti e anche orologi da taschino. I gatti sogghignano maliziosamente e spariscono all'improvviso, neonati brutti si trasformano in porcellini e può capitare di trovare bruchi fumatori e carte da gioco che si credono re e regine, con la mania di mozzare teste...
Gli incontri che la bimba fa durante il suo viaggio non sono quasi mai piacevoli: chi la ignora, chi a mala pena le rivolge la parola, chi si dimentica di invitarla a prendere posto alla tavola da tè...

Un viaggio nell'assurdo, un mondo dal quale, comprensibilmente, la piccola Alice non vede l’ora di venire via, ma di cui continua, imperterrita e ostinatamente, a cercare di farne parte.

Alice, infatti, non si comporta in maniera più coerente dei personaggi che incontra.
È spaventata eppure continua a voler entrare nelle case di perfetti sconosciuti, vuole tornare alla sua statura normale e, dopo esserci finalmente riuscita in seguito a mille peripezie, torna a mangiare e bere cose che la fanno nuovamente mutare, pur di poter entrare in un tal posto o vedere una tal cosa.
Si offende quando un personaggio le risponde male, ma non si esime da continuare ad esigere risposte o richiedere la loro attenzione.

Il suo non è un viaggio di crescita, il suo comportamento non cambia e non muta durante il percorso, il suo carattere non evolve, e infatti la piccola protagonista continua immancabilmente a commettere gli stessi errori e a rituffarsi nelle stesse strampalate situazioni.

Il suo cambiamento avviene successivamente, con il risveglio da quel sonno febbrile che l’aveva avvinta.
Alice riemerge dal suo sogno rivalutando in modo positivo la coerente monotonia dei pomeriggi primaverili, dei personaggi a lei familiari, dietro le cui richieste c’è semplicemente affetto sincero e non il desiderio di metterla continuamente in difficoltà con indovinelli senza soluzione e infidi trabocchetti.

Il viaggio di Dorothy

Passa qualche decennio, agli albori del nuovo secolo, e nel torrido Kansas, un’orfanella americana di nome Dorothy Gale e il suo fedele cagnolino Toto, vengono catturati dalla furia di un tremendo tornado, e trasportati in un regno lontano e meraviglioso: Il Paese di Oz!

Il viaggio di Dorothy è molto diverso da quello di Alice, innanzitutto perché Dorothy non sceglie di fuggire via, ma viene scaraventata altrove contro la sua volontà.
E sebbene anche lei incontri, nel suo cammino, diverse difficoltà e avversità da superare, avrà sempre dei compagni e degli amici che lotteranno al suo fianco.
Tutti remano nella stessa direzione, e uniti, affrontano il loro viaggio alla ricerca della risposta ai loro desideri.

Dorothy desidera tornare nel Kansas e ricongiungersi con zia Em e con lo zio Henry.
Lo Spaventapasseri desidera un cervello.
L’Uomo di Latta un cuore.
E il Leone desidera avere coraggio.

Il viaggio per tutti loro è importante, in quanto, proprio nel tragitto che li condurrà dal Mago di Oz, daranno più volte prova, senza neanche rendersene conto, di avere già dentro di sé quelle doti che andavano cercando altrove.

Lo Spaventapasseri dimostra più volte di essere tra tutti il più acuto, il Taglialegna di essere tra tutti il più sensibile, e il Leone che, nonostante la paura, è tanto coraggioso da non tirarsi mai indietro dal difendere i suoi amici.

Tutti questi personaggi hanno in sé ciò che cercano, ma non credendoci, hanno bisogno che un mago regali loro quei doni così tanto ambiti.
In realtà lo sappiamo tutti, il Mago nient'altro è che un ciarlatano, ma il dono più prezioso che fa ai suoi amici, come un bravo omeopata, è una buona dose di fiducia.

Ed è questo il messaggio finale che Dorothy porta con sé al suo ritorno a casa.
Comprende, e ci fa comprendere, quanto sia necessario credere in se stessi, perché dentro, tutti abbiamo le capacità necessarie per farcela, anche se non ce ne rendiamo conto.
La stessa Dorothy, pur non essendone consapevole, ha sempre avuto sotto gli occhi, anzi ai piedi, il modo per tornare a casa.

«Le scarpe d’argento» disse la Strega Buona «hanno poteri meravigliosi. E una delle loro caratteristiche più curiose è che possono portarti in qualsiasi posto al mondo in tre passi, e ogni passo avrà la durata di un batter d’occhio. Non devi fare altro che battere i tacchi tre volte e ordinare alle scarpe di portarti dovunque tu voglia andare.» 
«Se è così» disse felice la bambina «chiederò subito di riportarmi nel Kansas.» 
Circondò con le braccia il collo del Leone e lo baciò, accarezzandogli teneramente il testone. Poi baciò il Boscaiolo di Latta, che piangeva in modo rischiosissimo per le sue giunture. Ma invece di baciare il viso dipinto dello Spaventapasseri si limitò a stringere il suo morbido corpo imbottito fra le braccia, e si sorprese a piangere lei stessa per questo doloroso commiato dai suoi amati compagni.


Il viaggio di Wendy

Da questa parte dell’oceano, a Londra, troviamo Wendy Darling, e i suoi fratelli John e Michael.
Vivono con i loro genitori Mr e Mrs Darling, la tata Nana (un cagnolone materno e abbastanza apprensivo) e la domestica Lisa.
La loro vita svolge serena, ma come resistere alla tentazione che il piccolo e arrogante Peter Pan gli propone?
Volare verso l’Isolachenoncè, conoscere le Fate e le Sirene, combattere i pirati, vivere meravigliose avventure.
Così i tre, senza farsi troppi scrupoli nei riguardi dei loro amorevoli genitori, prendono il volo, seconda a destra e poi dritto fino al mattino...

A differenza di Alice che segue un coniglio senza sapere dove la porterà, e di Dorothy che si ritrova lontana da casa per caso, Wendy sceglie di fuggire via e lo fa senza pensarci due volte.
Così, dopo diversi giorni di volo, approda all’Isolachenoncé, e mi piacerebbe dirvi che qui si scopre un’eroina pronta a mettere in riga i capricci di Peter e dei Bambini Sperduti, e a combattere valorosamente al loro fianco ma, ahimè, il suo “viaggio” la vedrà relegata al ruolo di mamma premurosa e casalinga disperata.

Eppure, nonostante la ragazzina non viva sull’isola una vita particolarmente emozionante e avventurosa, né è comunque inebriata, anche lei offuscata da quel mondo così selvaggio e inospitale.
Eppure sarà l’unica a mantenere vivo il ricordo di casa, a svegliarsi improvvisamente dal “sogno” e desiderare di farvi ritorno.

Wendy e i suoi fratelli non maturano molto con la loro avventura.
Tornano a casa, restando i bambini di sempre “spensierati, innocenti e senza cuore”, come Barrie definisce essere tutti i ragazzini.

E infatti, non mostrano nessun rimorso per il dolore che hanno fatto patire ai genitori, non sentono di aver sbagliato recando loro un’enorme sofferenza.
Si sarebbero soffermati sull'isola ancora e ancora, se Peter non li avesse turbati con il suo racconto.

«Molti e molti anni fa» raccontò «credetti anch'io come voi che mia madre avrebbe sempre tenuto aperta la finestra per me; perciò rimasi via lune e lune, poi volai a casa, ma la finestra era chiusa da una inferriata, perché la mamma si era dimenticata del tutto di me e c’era un altro piccino addormentato nel mio letto.»

Ci si allontana, come le persone più senza cuore al mondo, ovvero i bambini, e tuttavia tanto care. 
Viviamo un certo periodo di tempo interamente chiusi nel nostro egoismo, poi, quando sentiamo il bisogno di cure particolari, torniamo dignitosamente a richiederle, sicuri di essere abbracciati anziché presi a scapaccioni. 
La fiducia dei nostri ragazzi nell'amore della mamma era infatti così grande che ritenevano di potersi concedere di essere senza cuore ancora un po’.

Così i tre piccoli monelli tornano a casa, dove la vita, quella vera, li porterà a crescere e maturare, e invece Peter sceglierà di non intraprendere quel viaggio, di restare l’eterno bambino che tutti conosciamo, senza responsabilità e senza doveri, rifiutando con essi, però, anche la vita dei suoi amici che, di fatto, va avanti senza di lui.
Quella vita che lui, di tanto in tanto, sarebbe rimasto a guardare attraverso i vetri di una finestra, nella silenziosa contemplazione di quella gioia dalla quale sarebbe stato escluso per sempre.


Questi sono i tre viaggi che hanno vissuto le tre protagoniste.
Avventure straordinarie, insidie pericolose, nemici da cui scappare o da sconfiggere, amici da salutare per sempre o portare via con sé.
Viaggoi di crescita ed evoluzione.
Chi cresce durante il viaggio, chi lo fa in modo inconsapevole e chi lo fa al suo ritorno.

Quale tra queste tre indimenticabili storie vi è rimasta più nel cuore?
Alice, Dorothy o Wendy, in quale delle tre eroine vi siete maggiormente immedesimate e quale dei tre viaggi avreste voluto vivere?

Prima di salutarvi vi ricordo l'appuntamento di domani... tutti da Librintavola per l'ultima tappa, noi invece vi aspettiamo il 30 novembre con la recensione di Peter Pan .

martedì 3 novembre 2020

Blogtour: "Timothy Walton e l'Ospedale dei Vampiri" di Manuela Bassetti

Buongiorno avventori!
Oggi, con grande piacere, voglio presentarvi il Blogtour di "Timothy Walton e l'Ospedale dei Vampiri" di Manuela Bassetti, un carinissimo racconto per ragazzi.
I protagonisti sono un gruppo di vampiretti, in particolare Timothy Walton, un non morto decisamente atipico rispetto ai suoi coetanei.
Non un racconto horror, ma una divertente storia d'avventura, di cui vi parlerò meglio il 6 novembre in occasione del Review Party.

Ieri, Errekappa Edizioni ci ha parlato dell'autrice, oggi io lascerò nuovamente parola a lei che ci racconterà com'è nata l'idea del libro, e poi sarò io ad illustrarvi, brevemente, la leggenda misteriosa che gravita attorno al cimitero di Highgate, a nord di Londra...



Com'è nata l’idea del libro?
Sin da bambina sono stata una grande divoratrice di libri. Molte storie della mia infanzia erano popolate da creature magiche e misteriose: vampiretti, fantasmini, streghette, elfi, gnomi, fate. Un mondo fantastico capace di tenermi incollata alle pagine per ore ed ore. 
Da adulta leggo molti romanzi dalle trame realistiche, ma una parte di me è rimasta affezionata a quell'universo immaginifico, così ricco di fantasia e di fascino. La scelta di esordire con un libro sui vampiri rappresenta innanzitutto un omaggio alle mie letture infantili, perché penso che siano state proprio quelle letture a rendermi un’amante delle pagine scritte per il resto della vita. Inoltre, come psicoterapeuta ritengo che esistano delle profonde analogie tra il regno dell’inconscio e la letteratura fantasy: in entrambe le dimensioni è presente una componente onirica, quasi di sogno, in cui abitano emozioni, memorie, bisogni, desideri. E credo che per i giovani sia importante trovare la strada per raggiungere il proprio mondo interiore. “Timothy Walton e l’Ospedale dei Vampiri” è ambientato a Londra ed è pervaso da atmosfere notturne e misteriose. Questo genere di ambientazione nasce da due mie grandi passioni: l’Inghilterra vittoriana e le opere in stile gotico in tutte le loro declinazioni (libri, film, borghi, castelli…).

Partendo da queste mie passioni personali e prendendo spunto dalla mia esperienza di medico, ho dato vita ad un luogo di pura fantasia, il Vampire Great Hospital, in cui elementi fantasy (le bare-barelle, le caramelle al sangue, le invenzioni magiche del dottor Ralph Keller, i gufi-maggiordomo…) si abbinano ad elementi tratti dalla realtà di tutti i giorni (la sala visite, gli scaffali colmi di medicinali, i ferri chirurgici, i camici bianchi dei dottori…). Per me è stato molto divertente e affascinante esprimere quest’alternanza di fantasia e di realismo non soltanto attraverso la trama del libro, ma anche attraverso le illustrazioni, che ho voluto realizzare a mano libera, utilizzando soltanto la matita e il pastello nero, per riprodurre il più fedelmente possibile le atmosfere misteriose del romanzo. Infine, quando ho deciso di scrivere un libro per i più giovani, mi sono chiesta qual era il messaggio che volevo trasmettere ai miei lettori. E ho subito sentito che volevo scrivere una storia che parlasse di amicizia, coraggio, solidarietà e primi batticuori. In fondo, i miei piccoli vampiri non sono altro che la trasfigurazione in chiave fantasy dei ragazzini di oggi, con i loro primi rossori e innamoramenti, il loro bisogno di sentirsi amati e accettati, il loro desiderio di mettersi alla prova e di scoprire il mondo.

Il mio augurio, come autrice, è che i giovani lettori possano immedesimarsi in Timothy Walton e negli altri buffi vampiretti: per divertirsi, ma anche per apprendere che nessuno ha bisogno di essere perfetto per essere degno d’amore e che tutte le paure possono essere sconfitte, grazie al potere dei legami, in famiglia così come tra gli amici.


La leggenda del cimitero di Highgate

Il cimitero di Highgate è un luogo di sepoltura situato a nord di Londra.
È diviso in due parti, chiamate cimitero oriente e occidente, e al suo interno trovano riposo circa 170.000 persone, sepolte in circa 53.000 tombe.
Il cimitero di Highgate ha conquistato la sua fama sia per la grande notorietà di alcuni nomi che hanno lì sepoltura (tra cui Karl Marx, George Michael, Douglas Adams, e tanti altri...), che per il suo stato di riserva naturale.
La struttura è inoltre iscritta nel Registro dei parchi e giardini di speciale interesse storico in Inghilterra.

La struttura, nella sua forma originaria, fu aperta nel 1839, come parte di un piano di costruzione di sette grandi cimiteri moderni, chiamati "Magnificent Seven”, “I Magnifici Sette”, al di fuori del centro abitato di Londra.

Highgate, come gli altri “Magnificent Seven”, divenne ben presto un luogo alla moda per le sepolture, e l'atteggiamento vittoriano verso la morte portò alla creazione di un patrimonio di tombe ed edifici gotici che spinsero la struttura a diventare una vera e propria meta turistica, e ancora oggi il cimitero costituisce una tappa fondamentale degli itinerari turistici nei pressi di Londra.

Ma veniamo alla famosa leggenda che caratterizza il posto.
Come ogni leggenda che si rispetti, anche questa affonda le sue radici in un passato lontano e ha come punto di partenza un evento reale che ha destato scalpore e, a seguito del quale, sono state poi costruite e ricamate storie e racconti.

Tutto ebbe inizio con la morte e successiva riesumazione del corpo di Elizabeth Siddal, la moglie del famoso pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti.
La donna venne sepolta nel 1862, e a distanza di sette anni, quando la sua salma venne riesumata, fu trovata perfettamente integra.
Questo evento, decisamente inconsueto, fece serpeggiare la diceria secondo la quale all'interno del cimitero si aggirasse un vampiro, e che il cimitero stesso fosse diventata la sua dimora...

La storia inizialmente non ebbe alcuna risonanza, solo i giornali locali se ne occuparono, fino a che anni dopo, non si verificarono alcune strane aggressioni.
Un primo episodio vede come protagonista una giovane ragazza che venne aggredita nei pressi dell’ingresso ovest di Highgate, da quella che lei stessa definì una figura alta dal volto spettrale.
A distanza di pochi mesi, un contabile londinese fu assalito da una lugubre presenza oscura e spaventosa che fluttuava nell’aria.


E queste sono solo alcune delle storie che hanno dato vita e corpo a quella che è poi diventata la leggenda del vampiro di Highgate.

Che dite?
Aggiungerete questa tappa come meta dei vostri viaggi, quando si potrà nuovamente viaggiare in libertà?
Io sicuramente.

Vi invito a seguire le altre tappe del Blogtour (le trovate indicate nel banner in alto), per continuare a conoscere "Timothy Walton e l'Ospedale dei Vampiri".

Per leggere la mia recensione, invece,  vi do appuntamento a venerdì ^__^/

martedì 29 settembre 2020

Blogtour: Cinque motivi per... leggere “Enola Holmes. Il caso del marchese scomparso” di Nancy Springer


Buongiorno avventori!
Oggi è il mio turno di parlarvi del primo romanzo che inaugura la serie di sei libri gialli per ragazzi che Nancy Springer ha scritto, dando vita ad un personaggio mai esistito prima, una sorella Holmes!
Vi parlerò più nel dettaglio prossimamente, con la recensione, ma intanto vi voglio indicare 5 motivi per cui, secondo me, dovreste assolutamente leggere “Enola Holmes. Il caso del marchese scomparso”.

Enola è una quattordicenne come tante, se escludiamo il fatto che è la sorella minore di due tra gli inglesi più famosi al mondo: Mycroft e Sherlock Holmes, i quali, pur conoscendola poco, la guardano dall'alto in basso e la credono una ragazzina ignorante e incapace. 
Quando però la loro madre scompare nel nulla, le cose per Enola precipitano, e i fratelli decidono di spedirla in collegio, convinti che quel posto farà di lei una docile signorina. Ma Enola, abituata da sempre ad essere libera ed indipendente, non ci sta a rinunciare a tutta la sua vita per obbedire a degli stupidi ordini. E se quei due sono troppo ottusi per aiutarla nella ricerca della madre, ci penserà lei a indagare. 
Così, in sella alla sua bicicletta, fugge di casa e si mette in viaggio verso Londra. E se sulla strada dovesse imbattersi nello strano rapimento di un giovane marchese, be'... sarebbe l'occasione perfetta per dimostrare quanto risolvere casi sia elementare, per una Holmes! Tra intrighi, indagini e inseguimenti mozzafiato, con questo romanzo iniziano le avventure di un'eroina intelligente e caparbia, capace di farla sotto il naso dello stesso Sherlock Holmes!

leggere “Enola Holmes. Il caso del marchese scomparso” 



Enola Holmes. La caparbia, piccola di casa Holmes, un personaggio tutto da scoprire

La fantasia di Sir Arthur Conan Doyle non ha creato nessuna sorellina minore per i grandi, cinici ed eccentrici Mycroft e Sherlock, la sua esistenza è tutta opera di Nancy Springer, e diciamocelo, ci voleva!
Enola, che al contrario si legge Alone “sola”, è stata marchiata sin dalla nascita con quello che sarebbe stato il suo destino.
Nata quando i genitori avevano ormai un’età avanzata per i tempi, è stata sempre vista come la pietra dello scandalo, qualcosa da non mettere troppo in mostra.
Enola è cresciuta pressoché nella solitudine, con una madre che l’ha sempre lasciata a briglie sciolte, senza prestare troppa attenzione ai conformismi previsti dall'etichetta e dalle buone maniere, e senza preoccuparsi di darle una buona istruzione ed educazione.
Enola quindi è venuta su così, spontanea e incolta, come l’erba che cresce tra i massi, badando e bastando a se stessa, senza troppe pretese verso nulla e nessuno.
Ma la sparizione improvvisa di sua madre sveglierà in lei qualcosa di sopito, non solo il desiderio di essere amata e considerata, ma, soprattutto, la voglia di affermarsi ed emanciparsi, di non essere più considerata l’ultima degli Holmes, ma la prima perditoriana donna della storia!
Enola si riscopre, curiosa, decisa e forte, tosta e caparbia. Capisce cosa vuole dalla vita, e soprattutto capisce a cosa non vuole assolutamente sottostare. Fa armi e bagagli e, come sua madre, fugge via da ogni luogo comune e costrizione.
Se questa fosse una favola, la potremmo benissimo definire Enola, la principessa che si salva da sola.


Un’avventura senza esclusione di colpi di scena

Il percorso di Enola come detective ha inizio con la speranza di ritrovare le tracce di sua madre, e scoprire dove sia finita, ma, nel mentre, la notizia della misteriosa sparizione del giovane marchese Tewksbury, il visconte di Basilwether, le farà cambiare momentaneamente meta.
Nella sua mente un turbinio di pensieri: se fosse lei a ritrovare il giovane rampollo, e non uno dei suoi magnifici fratelli, conquisterebbe finalmente il loro rispetto, forse anche la loro stima, e non verrebbe più considerata solo una piccola ragazzina emotiva e selvaggia dalla scarsa capacità cranica.
Così, da Ferndell Hall, Enola viaggerà alla volta di Londra, dove l’attenderanno pericoli che non avrebbe potuto neanche immaginare, che la faranno dubitare delle scelte prese, ma anche scoprire un coraggio e una forza di volontà inaspettate.


L’ambientazione tra le gloriose campagne inglesi e la fumosa e pericolosa Londra

L’ambientazione è uno dei punti forti della storia perché con essa è sottolineato il contrasto, non solo tra campagna e città, ma anche tra la vita del prima e la vita del dopo.
Enola vive nella sua piccola ma spaziosa tenuta, si arrampica sugli alberi, esplora i giardini, si sposta in bici da un posto all'altro, passeggia nei prati e nei boschi sotto il sole e sotto la pioggia, si rifugia nel tronco cavo di un albero che è diventato il suo rifugio segreto.
La ragazza qui è libera, vivace e selvatica come i giardini di Ferndell Hall che crescono spontanei e incolti.
Ma venuti a conoscenza della scomparsa di sua madre, i fratelli Holmes, Mycroft in primis, tentano di imprigionarla nei dettami della società moderna: in corsetti troppo stretti, vestiti troppo ingombranti e in un collegio che farebbe di lei una perfetta signorina per bene.
Così, da libera, Enola diventa prigioniera, ed è costretta ad abbandonare la sua casa e la campagna per ritrovare la libertà.
Ma, ovviamente, la conquista non sarà immediata.
Perché arrivata nella grigia, soffocante e sporca Londra, Enola scoprirà un lato del mondo che non aveva immaginato di trovare. La sporcizia, la miseria, la delinquenza, gli inganni, i pericoli e la sofferenza a ogni angolo, sotto ogni lampione.
Un mondo oscuro e inospitale, dove ogni cosa, anche la più piccola, va conquistata con sudore e fatica.


Holmes VS Holmes. Una famiglia decisamente atipica

Il libro mette in luce il contrasto enorme tra le donne e gli uomini di casa Holmes.
La sete di emancipazione contro il ligio rispetto delle regole che la società impone.
E sebbene gli Holmes si possano dividere in questi due sottogruppi, ognuno di loro presenta una personalità ben distinta e diversa, che li porta a seguire strade completamente differenti, che, come le rette parallele, sono destinate a non incontrarsi mai.
Enola dunque non è l’unica ad essere destinata a restare sola...
Ma analizziamoli uno ad uno:
Mycroft Holmes è la regola e la razionalità fatta persona. Desidera che tutto vada secondo i suoi piani e se non è così, fa di tutto purché ciò accada.
Presuntuoso, severo e apparentemente privo di alcuna forma di sensibilità.
Sherlock Holmes è genio e sregolatezza, anche lui si mostra apparentemente insensibile, o almeno preferisce che gli altri lo pensino così. Cinico, sarcastico, ma dotato di ironia pungente. Pare che infastidire il fratello maggiore sia il suo hobby preferito.
Eudoria Holmes artista di splendidi acquerelli, suffragetta e amante dei fiori e degli enigmi. Sembra aver resistito alla supponenza dei suoi egocentrici figli fino a quando suo marito è rimasto in vita... dopodiché ha iniziato a meditare un piano per poter sfuggire al loro implacabile controllo.
Enola Holmes, a differenza dei fratelli maggiori, è cresciuta portando sule spalle il peso di sentirsi non desiderata e non voluta, il che l’ha resa profondamente insicura e desiderosa di approvazione, ma da sua madre ha ereditato la voglia di evasione, e l’insofferenza alle regole che i fratelli sembrano volerle imporre.

Enola e Eudoria Holmes. 
Un rapporto madre/figlia fuori dal comune

Enola, come dicevamo, ha trascorso la sua esistenza pensando di essere destinata a restare sola, e credendo di essere essa stessa la causa della sua condanna.
Una figlia nata creando scandalo doveva essere nascosta, probabilmente i fratelli non la consideravano proprio per questo. E ora anche sua madre l’ha abbandonata, e proprio nel giorno del suo quattordicesimo compleanno! Come nulla fosse... senza neanche un biglietto d’addio.
Conta davvero così poco per la sua famiglia?
Ma la verità è un po’ diversa, e ovviamente non voglio anticiparvela, ma vi dico solo che, al posto di Enola, in molti si sarebbero offesi, avrebbero messo da parte per sempre l’immagine di una madre così egoista e crudele, e sarebbero passati oltre.
Ma non Enola!
È commovente leggere quanto il suo desiderio di arrivare al cuore della donna che l’ha messa al mondo, e di renderla orgogliosa, sia più forte di ogni altra cosa, anche più forte dell’orgoglio ferito e di un cuore calpestato e fatto a pezzi.
Dal canto suo Eudoria è una madre molto stravagante, che preferisce mettere alla prova la sua bambina a suon di rebus e indovinelli.
Un modo strampalato, ma sicuramente originale, per far capire alla stessa Enola di essere molto più in gamba, astuta e determinata di quanto creda.

Cosa ne dite?
Vi ho invogliato a leggere questa prima avventura di Enola Holmes?
Se siete ancora indecisi, vi aspetto dopodomani con la recensione del libro, ma intanto domani da Romance e altri rimedi, vi aspetta la recensione dell’omonimo film in cui Millie Bobby Brown veste i panni della piccola di casa Holmes.




sabato 26 settembre 2020

Blogtour - "Una mummia in libertà" di Francesca Ruggiu Traversi: Prima tappa


Salve avventori,
come annunciato ieri, ha oggi inizio il blogtour dedicato all'uscita dell'ultimo lavoro di Francesca Ruggiu Traversi, intitolato "Una mummia in libertà", un avvincente libro horror per ragazzi che mescola i misteri dell'antico Egitto e la simpatica ironia dei suoi coraggiosi protagonisti.
Ma prima di lasciare la parola all'autrice, che ha gentilmente accettato di rivelarci alcuni retroscena sul romanzo in questione, soffermiamoci un attimo sull'importanza della letteratura horror, e sui suoi effetti sul pubblico più giovane!

Letteratura horror per bambini e ragazzi: perché andrebbe letta

Le storie per bambini sono sempre state macabre e spaventose, basti pensare alle vecchie fiabe popolari, costellate di streghe crudeli, incantesimi e maledizioni, terrificanti goblin e lupi famelici. Si tratta di aneddoti intrisi di sangue, pericoli, torture e vendette, che ai tempi in cui venivano narrati, avevano il duplice compito di intrattenere un pubblico di adulti, e moralizzare e irretire i più piccini.
Negli ultimi anni, tuttavia, molti di quei racconti sono stati, giustamente, edulcorati per proteggere i bambini e rendere meno traumatiche le loro prime esperienze di lettura.
Il mondo è già abbastanza oscuro e ostile, dicono in molti, quindi perché non regalare ai bambini storie tranquille, che li facciano fare sogni d'oro e li rendano felici e sereni? 
Eppure, a dispetto di quanto si pensi, i bambini e i ragazzi, al giorno d'oggi, hanno bisogno di storie spaventose.
Vi spiego perché... 


♥ Esplorare le paure in un contesto sicuro

La paura è una delle nostre emozioni primarie: è instillata in noi, proprio come lo è in tutte le specie animali. È lei che ci ha tenuti in vita nel corso dei millenni, incoraggiandoci a stare lontani dai pericoli, a diffidare del fuoco, delle fiere feroci, degli inspiegabili fenomeni naturali e delle insidie nascoste nel buio.
Ma esistono paure molto più terrificanti di queste, che non si possono schivare, e che ci inseguono sia nelle pagine dei libri che nella vita vera: la paura della morte, ad esempio, e la perdita di coloro che amiamo.
Che lo si voglia oppure no, i bambini, come tutti noi, saranno prima o poi esposti a quella che è la più spaventosa, ma anche la più inevitabile, delle esperienze umane.
Che si tratti della scomparsa prematura di un familiare, di un animale domestico, o semplicemente della visione di un telegiornale, arriverà anche per loro il momento di fare i conti con il dolore. 
È quindi preferibile insistere sul fatto che non accadrà mai nulla di "brutto" o è più utile esplorare concetti spaventosi attraverso i confini sicuri di una storia? 
Sì perché, quando leggono un libro horror, i bambini e i ragazzi sanno che ciò che accade in quelle pagine non è reale, ma allo stesso tempo la lettura permette loro di identificarsi, li coinvolge emotivamente, e li spinge a chiedersi come potrebbero sentirsi o come potrebbero comportarsi, in una situazione simile.
I racconti che prevedono mostri e pericoli ci danno un posto dove mettere le nostre paure, ci aiutano a riversare lì i timori che affollano la nostra testa e che premono sul cuore.
Le storie che ci spaventano o ci turbano - sia quelle dell'orrore, ma anche quelle che ci mettono a disagio o ci toccano nel profondo - ci danno i mezzi per esplorare la nostra interiorità, ma solo nei limiti della nostra fantasia. Ci tengono al sicuro, lasciandoci immaginare di essere in pericolo.
Possiamo aprire la porta alla paura e guardare l'oscurità, per poi richiuderla quando ne abbiamo abbastanza. Mettiamo via il libro e con esso il terrore immaginario, e veniamo via più consapevoli, sapendo che i mostri possono essere sconfitti, che anche la foresta fitta e buia ha prima o poi una sua fine, e che non è poi così difficile respingere le tenebre, basta ricordarsi di accendere la luce. 


♥ Sviluppare l'empatia e la resilienza

La neuroscienza afferma che i racconti aiutano i bambini a sviluppare l'empatia, in quanto, i piccoli lettori, per mezzo della finzione, riescono a capire come le altre persone si sentono e cosa pensano. Questo avviene perché la narrativa inganna il nostro cervello, facendogli credere che siamo parte della storia, e spingendoci a parteggiare per l'eroe di turno. L'empatia che proviamo per i personaggi, inoltre, secondo i ricercatori della Emory University, si riversa anche verso le persone reali, implementando in questo modo la sensibilità verso il prossimo. 
Per di più ci sono studi che suggeriscono che leggere storie sul "superamento del mostro" aiuta i bambini a costruire la resilienza, immunizzano in un certo senso i più piccoli dai dolori e dalle forti delusioni, li aiutano ad accettare anche il fallimento e la sconfitta. 
C'è da dire poi, che al contrario dei libri horror per adulti, quelli rivolti ad un pubblico giovane, terminano il più delle volte con un senso di speranza, persino quando esplorano i temi della perdita e della morte. 
Dando un'occhiata al lato oscuro dell'umanità e della natura, i bambini e gli adolescenti imparano di più di loro stessi, prendono coscienza dei loro punti di forza e delle loro debolezze, come anche dell'importanza di saper chiedere aiuto quando si è in difficoltà.


♥ Avvicinare i bambini alla lettura 

Chi non ricorda il brivido di stringersi assieme sotto le coperte, per raccontare storie di fantasmi alla luce di una torcia? Mentre fuori infuria il temporale, la pioggia batte sui vetri, il vento spira trascinando i rami degli alberi, i lampi e i tuoni squarciano il cielo, cosa c'è di meglio di uno spaventoso racconto dell'orrore? 
Che si tratti di una storia di spettri che fa battere il cuore, di vampiri, streghe, maledizioni e antiche leggende che fanno gelare il sangue, o anche di un thriller oscuro e avvincente, i libri che ci fanno temere per il personaggio principale, sono sempre i più eccitanti.
Le storie spaventose, in particolare, possono creare un forte legame, ci commuovono e suscitano in noi una risposta emotiva, ci cambiano e ci insegnano qualcosa su noi stessi, ma non solo: i libri spaventosi possono essere uno dei modi migliori per favorire l'amore per la lettura. 
È innegabile, la sensazione di spingersi oltre, di esplorare nuovi territori e vagare in terre sconosciute, di superare i confini rasentando l'oscurità, è da sempre una calamita verso i libri di genere horror. Con la loro compagnia, i ragazzini saranno sicuri di emozionarsi e divertirsi, beh, oltre a tremare di paura, è chiaro!


♥ Mettere in guardia dai pericoli 

Abbiamo detto che la letteratura horror ci aiuta ad ampliare la conoscenza di noi stessi, ma anche quella del mondo. Inoltre se ci spinge a sfidare e combattere le nostre paure più inconfessabili, d'altra parte ci invita a nutrirle, seppur in modo saggio e responsabile. 
Perché come in ogni altro libro, anche nelle storie spaventose ci sono lezioni di vita da imparare. 
Non invitare un vampiro a casa tua, ad esempio. 
Non uscire di casa di notte. 
Non disobbedire ai tuoi genitori. 
Non partire mai solo. 
Non prendere una scorciatoia attraverso il cimitero. 
Non inoltrarti nel bosco. 
Non seguire gli estranei, nemmeno se ti offrono le caramelle.
Non toccare l'antico sigillo del sarcofago del faraone!


In definitiva, per quanto possiamo amare i nostri bambini e desiderare di proteggerli da ogni male del mondo, è bene abituarli gradualmente alle insidie della vita, per mezzo dei libri. Attenzione però a scegliere sempre le storie in base all'età e alla sensibilità dei vostri piccoli lettori.
C'è una bella differenza tra l'essere affascinati ed elettrizzati o il non riuscire più a dormire ed avere incubi per settimane! 


E ora veniamo al dunque... al retroscena inedito su "Una mummia in libertà"!
Francesca Ruggiu Traversi ci spiega come e quando è nato il racconto ispirato all'affascinante antico Egitto.


L'idea per questo racconto è arrivata circa un anno fa. Avevo già pubblicato diversi libri con protagonisti fantasmi, vampiri, streghe e lupi mannari, ma a questo elenco mancava all'appello una mummia. 
Avendo un forte interesse per l'antico Egitto (anni fa lessi parecchi libri sull'argomento, il più interessante dei quali fu quello dove si racconta la scoperta della tomba del faraone Tutankhamon), ho pensato di scrivere una storia dove la protagonista fosse la mummia di un faraone che si risveglia dal suo sonno durato millenni. 
Fin qui, niente di originale. Sono tanti i libri dove mummie inferocite se ne vanno in giro dopo essersi risvegliate, scappando dal loro sarcofago. E ci sono anche cartoni animati sull'argomento e film in gran quantità. 
In questa storia, però, c'è un personaggio alquanto bizzarro, l'unico essere vivente sulla faccia della terra che possa risolvere l'incresciosa situazione. Solo lui può rimettere le cose a posto. 
Chi sarà mai? 
Ovviamente non posso svelarlo, per scoprirlo si deve leggere il libro.

martedì 10 maggio 2016

BLOG TOUR & GIVEAWAY LAMPO: “Briciole”, di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti - Tappa 2


Salve avventori!
Oggi Café Littéraire è felice di ospitare la seconda tappa del blog tour organizzato da Simo - La Biblionauta, e dedicato al libro "Briciole", scritto da Lorenzo Naia e illustrato da Roberta Rossetti. 
La prima tappa, semmai ve la foste persa, la potete trovare da "Il pozzo dei sussurri".

Questo blog tour ha come intento quello di permettere a voi lettori di conoscere i dolcissimi (in tutti i sensi!!!) protagonisti di questa storia e tante altre sfiziose curiosità. 

Vi ricordo che per partecipare al Giveaway, e cercare di vincere una copia del libro con dedica degli autori, è necessario iscriversi e commentare il post introduttivo, dove troverete anche il regolamento e tutte le relative informazioni.
Naturalmente anche il commento e l'iscrizione al nostro angolino saranno più che graditi ^_^/


Titolo: Briciole
Autore:  Lorenzo Naia
Illustrazioni: Roberta Rossetti
Editore:  VerbaVolant
Pagine: 64
Prezzo: 15,00 €


Trama:

Ogni giorno nella Parigi dei primi del Novecento tante briciole di dolci si sentono scartate e rifiutate e vagano sconsolate per la città senza capire il perché della loro triste sorte. 
Brisè, una briciola di tartelletta alla frutta, avanza verso l’Arco di Trionfo senza sapere che di lì a poco avrebbe incontrato tante altre briciole come lei: Tarte Tatin, Croquenbouche, Savarin, Eclair e tante altre… Seduta su una buccia di banana ai Jardins des Tuileries, una briciola di Churros, Pepito, regala preziosi consigli alle briciole rimaste orfane di impasto e le condurrà da Bibì, uno sfortunato ma tenace pasticcere della rue de Bièvre che non riesce ad attirare clienti nel suo negozio. 
Tutte le briciole si uniranno a un impasto di Bibì dando vita a un dolce molto speciale: ad assaggiarlo per prima sarà Marie Riderot, una spietata critica gastronomica della prestigiosa rivista “Paris Gourmet” fortunosamente giunta in pasticceria per ripararsi da un temporale. 
Un’esplosione di gusti che farà meritare a Bibì una fantastica recensione sulla rubrica “Saint Honorè”.

Ed è venuta finalmente l'ora di dedicarci ai nostri personaggi, o forse farei meglio a dire alle nostre simpatiche e gustose bricioline *-*
A quali dolci apparterranno? 

TARTE TATIN: il dolce nato da uno sbaglio

La torta Tatin è una torta di mele capovolta nella cui ricetta le mele sono caramellate con burro e zucchero prima della cottura.
Le sorelle Tatin gestivano un hotel ristorante che esiste ancora oggi e si trova a Lamotte-Beuvron. 
Una domenica, mentre Caroline accoglieva i clienti, la sorella Stephanie era in cucina a preparare il suo piatto forte: la torta di mele.
Accidentalmente, dimenticò di mettere la pasta brisé sul fondo del tegame, lasciando così caramellare le mele nel burro e nello zucchero. 
Non avendo il tempo di prepararne un’altra, decise di porre la pasta brisé al di sopra delle mele e capovolse il tutto in un piatto. 
Con grande sorpresa, gli avventori trovarono la torta squisita: era nata la torta Tatin!


Come tante volte è capitato nella storia dei tempi, non sempre un errore equivale ad una catastrofe! Anzi, come avete visto, sbagliando non solo s'impara, ma spesso si crea!
Anche il prossimo dolce è nato per caso, ma è ormai conosciuto nel mondo come il piatto francese per eccellenza....
Indovinate a cosa mi riferisco? 

CRÊPE SUZETTE: il dolce portafortuna

Viene considerato uno dei piatti più tipici della Francia e non c’è soggiorno parigino che non preveda un suo assaggio! Ma pochi sanno che in realtà questo dolce era conosciuto già in tempi antichissimi e la sua ricetta più famosa, la crêpe suzette, fu inventata al "Café de Paris", nel Principato di Montecarlo, dal giovane apprendista Henry Charpentier.
Il ragazzo, emozionato per la preparazione di una crêpe per il principe del Galles, fece involontariamente cadere alcune gocce di liquore sul dolce che, a contatto con il fuoco, si infiammò. Il risultato, però, fu inaspettatamente delizioso e la crêpe venne servita con successo!

Una vecchia usanza diceva che per aver fortuna tutto l’anno, bisognava far saltare la crêpe in una padella tenendo una moneta d’oro nella mano destra…
Buono a sapersi! Di fortuna non ce n'è mai abbastanza :D


E anche oggi vi lasciamo con il quiz finale...
Sapete riconoscere le bricioline di Tarte Tatin e di Crêpe Suzette nell'immagine qui in basso? 
Non è facile, ma se guardate attentamente dovreste riuscire a scorgere qualche indizio...



Per la tappa di oggi è tutto, grazie per averci seguito in questa simpatica avventura.
Ma ricordate che il mondo delle "Briciole" è ancora vasto e ricco di curiosità interessanti, dunque non lasciatevi sfuggire la seconda tappa, domani sul blog "Da una stella cadente all'altra".

Qui sotto, un veloce riepilogo degli appuntamenti del Blog Tour:


1a tappa: lunedì 9 maggio

2a tappa: martedì 10 maggio
Café Litteraire da Muriomu

3a tappa: mercoledì 11 maggio

4a tappa: giovedì 12 maggio

5a tappa: venerdì 13 maggio

6a tappa: sabato 14 maggio

7a tappa: domenica 15 maggio

Partecipate numerosi e buona merenda a tutti! 

mercoledì 14 ottobre 2015

Blogtour Nativi Digitali Edizioni: approfondimento sui luoghi de "Il giardino degli aranci" di Ilaria Pasqua


Salve avventori!
Come vi avevamo accennato un paio di settimane fa nel post di presentazione, rieccoci oggi con il Blogtour ideato da Nativi Digitali Edizioni, il quale ha visto la partecipazione di ben 16 blog letterari.
Siamo giunti alla terzultima tappa, quella dedicata all'approfondimento dei luoghi descritti da Ilaria Pasqua nei primi due capitoli della sua trilogia "Il giardino degli aranci".
Nel primo libro "Il giardino degli aranci - Il mondo di nebbia" l'autrice ci narra di una realtà opprimente, che impedisce ai cittadini di vedere le cose come realmente sono.
Il tempo sembra trascorrere lento, senza portare alcuna novità nelle giornate che si ripetono l'una uguale all'altra. La nebbia avvolge le case con una patina densa, intorbidendo anche i pensieri di chi vive in quella città misteriosa. Nessun posto sembra sicuro, eccetto uno: il giardino.
Aria, che non riesce a togliersi di dosso l'impressione di girare a vuoto, trova tra i rami degli aranci il suo rifugio.
Solo lì sente di essere di nuovo se stessa.
Come se il malessere che avvolge la città, in quel luogo lontano dalla nebbia, non riuscisse a penetrare...

Il viale degli aranci aveva una leggera pendenza, ma di certo era la strada più ripida della città. Proprio per questo, moltissimi ragazzini si davano appuntamento lì ogni giorno per andare sullo skate o sui turbo, una sorta di slittino su ruote, e lanciarsi giù in picchiata. 
I ciclisti e i passanti si lamentavano in continuazione di questo stato di cose, perché rischiavano ogni giorno di investire qualcuno o di essere investiti. Proprio per questo il viale era stato chiuso al traffico, dopo un tribolato dibattito cittadino. Così, Aria quel giorno poteva permettersi di camminare in mezzo alla strada con il naso all’insù, respirando il profumo fresco e delicato degli aranci sugli alberi. 
La brezza leggera le scompigliava i capelli e rendeva ancora più vivo e intenso quell’odore. Se li sistemò dietro le orecchie e si prese tutto il tempo per godersi quel percorso, che la rilassava. Nonostante le risate e le urla dei ragazzini sentiva di essere in sintonia con se stessa e con i suoi pensieri. 
Chiuse gli occhi inspirando profondamente, poi guardò di fronte a sé, il cancello non era lontano. La sua ombra la precedeva lentamente allungandosi sull’asfalto scuro. Aria la osservò con curiosità, per quanto la schiacciasse, lei era sempre lì di fronte al suo corpo, ma di colpo si fece più tenue. La ragazza si voltò verso il sole alle sue spalle che stava pericolosamente cadendo, mentre un velo di nebbia andava a coprirlo come se volesse lasciarla libera, sola con i suoi passi e con se stessa. 
Voltò il suo corpo verso il sole e sentì la pelle riscaldarsi pian piano. Camminò all’indietro per una decina di metri senza distogliere lo sguardo dal viale, una signora in bicicletta le sorrise mentre saliva canticchiando una melodia armoniosa. Un ragazzino le passò accanto a tutta velocità su uno skate e lo spostamento d’aria improvviso fece volare i suoi capelli in avanti, mentre dietro di lei sentiva gli amici del ragazzo che lo incitavano. 
Sapeva di essere ormai arrivata in cima al viale. Si sistemò i capelli dietro le orecchie, prese un’enorme boccata d’aria e si girò di nuovo. Sorpassò i ragazzi e, dopo aver gettato un rapido sguardo a quel cancello che ben conosceva, si lasciò alle spalle i motivi di rosa in ferro battuto che lo adornavano ed entrò. 
Quel posto era diverso da ogni altro, era vivo, presente, come un essere umano che ti accoglie tra le sue braccia, perfettamente consapevole di ogni suo muscolo e movimento. Anche l’aria era diversa, sferzava il viso come se avesse lo scopo di farsi ascoltare. Gli alberi sembravano voler coinvolgere in un loro segreto, il prato era di un verde smeraldo che appariva irreale, e la nebbia in quel posto non poteva a entrare. Quel luogo la teneva fuori, ai cancelli, e questo Aria non riusciva a comprenderlo. Sembrava un posto magico, dotato di vita propria, in cui niente di brutto poteva accadere. 
L’indefinito, ciò che caratterizzava più di tutto quella città, lì non era permesso. Quando metteva piede in quel luogo, Aria si sentiva sollevata, consapevole, serena. E i colori vividi della natura la rinfrancavano. 

Anche il Mondo del Bosco, che farà da scenario al secondo capitolo di questa affascinante trilogia, non appare ad Aria molto più ospitale di ciò che si è lasciata alle spalle.
Nel corso del tempo l'ameno paesaggio è stato costretto ad assumere un ruolo che contrasta decisamente con la bellezza e la serenità che a prima vista emana.
Tra i suoi alberi verdeggianti prende vita un antico dissidio: due schieramenti non fanno che scontrarsi senza sapere neppure il motivo che li spinge a tanta violenza.
Come mi aveva rivelato la stessa autrice nel corso dell'intervista rilasciata al Café Littéraire, questo è per definizione il mondo anti-Aria. La ragazza si troverà osteggiata, come se si trovasse in trappola, e per uscirne sarà costretta a combattere con tutta se stessa...

Ora non mi resta che ricordarvi che avete tempo fino al 16 ottobre per acquistare gli ebook protagonisti di questo Blogtour con lo sconto del 50%. Un'occasione imperdibile per conoscere e apprezzare nuovi giovani talenti ad un prezzo irrisorio.
Naturalmente tra questi troverete anche "Il giardino degli aranci" della talentuosa Ilaria Pasqua. Una storia originale e ben scritta, che non bisognerebbe lasciarsi scappare.
Prima di salutarvi vi do appuntamento a domani con la tappa di Ramingo Blog.
Non mancate!