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giovedì 21 settembre 2023

Recensione: "Il profumo della grande estate" di Thibault Prugne

Titolo: Il profumo della grande estate
Autore:  Thibault Prugne 
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 20 giugno 2023
Pagine: 40
Prezzo: 20,00 €

Trama:

Ricordo la sua casetta che svettava in mezzo ai campi come un faro sull’oceano, le foglie del vecchio frassino che brillavano al sole, il profumo dei panni stesi ad asciugare in giardino, il ronzio delle api e il canto delle cinciallegre.  
Mi chiamo Louise, e questa è la mia storia.

Recensione:
Quale profumo ha per voi l'estate?
Per me quello del mare, della pelle riscaldata dal sole, dei solari al cocco e delle pesche mature *-*
Ed ora che è finita, ne sento già una grande malinconia. 
E se anche voi, come me, amate la dolce spensieratezza di questa stagione, sfogliando le pagine di questo libro, e osservando le sue bellissime illustrazioni, la ritroverete tutta, quella magia e quella calda e accogliente atmosfera ricca di aspettative e promesse.

Per Louise, la piccola protagonista di queste pagine, l'estate profuma sicuramente di grano e papaveri, dei panni stesi al sole, della casetta di legno di nonno Léon, delle sue minestre e del suo orto bagnato dalla pioggia, profuma di giornate passate al sole a dondolare sull'altalena, a costruire insieme casette per uccelli e dolci ricordi.

Sono gli anni della guerra e, mentre il papà di Louise è impegnato al fronte, sua madre deve andare a lavoro in un'altra città, e decide che, per tenere la piccola al sicuro, sia meglio lasciarla alle cure del nonno Léon, piuttosto ché portarla con sé.
Il nonno Léon vive da anni isolato nella campagna francese. All'apparenza burbero e solitario, ama la natura e la vita semplice, e alla compagnia degli esseri umani predilige, di gran lunga, quella degli animali, in particolar modo quella degli uccellini... 
Con Louise, nonno Léon aprirà subito il suo cuore, i due trascorreranno una splendida estate insieme, una di quelle destinata a diventare l'irraggiungibile metro di paragone per tutte quelle successive.
Insieme, i due, trascorrono le giornate a passeggiare nei campi, a raccogliere frutti e verdure dall'orto e a godersi tutta la sconfinata bellezza della natura.




“Nonno Léon era una di quelle persone che vorrebbero che non cambi mai nulla. Che non desiderano ribaltare il mondo, ma soltanto viverci e ascoltarne il respiro.”


Le illustrazioni sono bellissime e vivide, fanno venire voglia di essere lì con loro, ma i testi non sono da meno, raccontano con grande poeticità tutta la bellezza di cui è pieno il mondo: la casetta di nonno Léon che svetta in mezzo ai campi come un faro su un oceano dorato, le foglie del vecchio frassino che brillano al sole, il profumo dei panni stesi ad asciugare in giardino, il ronzio delle api e il canto delle cinciallegre...
Eppure in mezzo a tanta delicata bellezza ci sono pensieri semplici e profondi che fanno venire i brividi e accapponare la pelle proprio per la loro schietta ovvietà,  riflessioni su quanto sia stupido privarsi di tanta bellezza a causa di azioni stupide e insensate come la guerra, o dell'eccessiva e inappropriata cementificazione.
E questi pensieri vengono sì dalla voce e dalla saggezza del nonno, ma quelli che colpiscono di più passano per le ingenue introspezioni della piccola Louise, perché i bambini, si sa, guardano sempre il mondo con estrema schiettezza e semplicità.



“Avrei voluto far sedere per un attimo il Grande Capo della guerra sulla mia altalena. Forse si sarebbe riposato un po’. Forse dopo non avrebbe più costretto i papà a vestirsi di verde e andare a fare la guerra, quando preferivano mangiare pane e marmellata, andare a pesca, bere vino e baciare le mamme mentre i figli non guardavano. 
Ma al grande capo della guerra sicuramente le altalene non interessavano. 
D’altra parte mi sono chiesta a lungo che cosa gli potesse piacere. Odiava il profumo dei fiori? Preferiva guardare le farfalle o spiaccicarle? Il suo colore preferito era il nero? Al cinema stava dalla parte dei cattivi? 
Tutte domande a cui non avrò mai risposta.”

E poi ovviamente ho amato il rapporto tra nonno e nipote. I due, in una sola estate, costruiscono ricordi destinati a durare per sempre, come lo sono tutte le estati trascorse da bambini: speciali, spensierate e incomparabili. Nulla sarà come loro.
E nulla potrà mai sostituire il rapporto tra nonno e nipote. Chi non vorrebbe tornare bambino e perdersi nel caldo abbraccio dei nonni?

Sul finale poi la storia lascia un velo di tristezza e malinconia, come lo fa la vita, quando si cresce, l'estate quando finisce, qualsiasi cosa quando arriva verso la sua conclusone.
Anche questa sensazione finale contribuisce, per quanto mi riguarda, a dare un tocco in più alla storia, a farmi sentire ancor più legata ed essa, a renderla indimenticabile come sanno essere solo le bellissime storie.

Se avete nostalgia delle estati della vostra infanzia, del caldo abbraccio dei nonni, dei "bei vecchi tempi", se amate le storie scritte bene e illustrate splendidamente,  "Il profumo della grande estate" è ciò che fa per voi 💓
 
Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro



lunedì 9 gennaio 2023

Recensione: "Vita e avventure di Babbo Natale" di Lyman Frank Baum

Titolo: Vita e avventure di Babbo Natale
Autore: Lyman Frank Baum
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 2 novembre 2021
Pagine: 176
Prezzo: 12,00 € 

Trama:
Trovato in fasce ai margini del bosco e allevato da una ninfa, Claus dimostra fin da piccolo di avere un cuore d’oro. E infatti, una volta cresciuto, la sua unica missione diventa rendere felici tutti i bambini del mondo. Ci riuscirà con l’aiuto delle creature magiche della foresta e una grande forza di volontà, finendo così per essere considerato un santo: Santa Claus, il nostro amato Babbo Natale.

Recensione:
Tutti conosciamo Lyman Frank Baum per il suo classico senza tempo "Il mago di Oz", eppure tra le sue opere meno note, annoveriamo anche una magica storia di Natale, che ha per protagonista proprio la misteriosa figura di Santa Claus.
"Vita e avventure di Babbo Natale" ci guida alla scoperta del personaggio più amato da tutti i bambini, da quando era solo un fagottino innocente, fino a quando, prese le sembianze dell'anziano buffo e generoso, che siamo abituati a conoscere, assumerà i contorni leggendari che tanto amiamo.
La sua storia inizia in modo bizzarro, nell'inaccessibile foresta di Burzee, dove da sempre gli Immortali vivono, lontano dagli occhi indiscreti di noi umani.
E chi l'avrebbe mai detto che proprio uno di noi avrebbe rapito il cuore di uno di loro?
Sarà proprio il piccolo Claus, infatti, che allora era solo un comune neonato senza nome, abbandonato ai margini della foresta, a cambiare le carte in tavola.
Con la sua dolcezza conquisterà il cuore, prima della bellissima fata Necilia, e poi di tutti gli altri immortali di Burzee. Sarà il primo umano a crescere lì, in quel posto stupefacente fatto di incanti e armonia.
Ma per quanto difficile da ammettere, Claus appartiene al mondo ed è lì che deve far ritorno.
Ha così inizio la seconda parte del suo cammino. Claus che, essendo cresciuto in quella foresta incantata, non ha mai vissuto la sofferenza, cerca di aiutare chi non conosce altro che tristezza e povertà.
Approdato alla Valle Ridente, passa le giornate uggiose ad intagliare quelli che, con il tempo, diventeranno i primi giocattoli della storia.
Dapprima saranno i bambini che vivono lì vicino a beneficiare della sua bravura e della sua generosità, fino a quando anche i bimbi dei villaggi lontani non vorranno nulla di più di uno di quei coloratissimi doni fatti di legno, amore e fantasia.
Ma ogni bella storia ha le sue peripezie, ed infatti anche il povero Claus, che non desiderava altro che fare del bene, dovrà ahimè affrontare dei temibili nemici che attenteranno per più volte alla sua vita.
Beh non serve dirvi che la farà franca, voglio però sottolineare come questo racconto, per quanto bizzarro e originale per molti versi (basti pensare alla presenza delle fate), riesce benissimo a connettersi con la tradizione, creando un tutt'uno tra vecchio e nuovo.
Ad esempio il vestito rosso, l'impiego delle renne, lo stratagemma del camino, gli abeti addobbati, le calze appese al camino, la consegna dei regali in una sola notte e persino i giocattoli acquistati dalle mamme e dai papà nei negozi, tutto in questo libro trova la sua spiegazione.
Ogni piccolo particolare, anche il più trascurabile, ha una sua precisa origine e motivazione. E cosa ben più importante nulla appare forzato: tutto nasce in maniera naturale, come la logica conseguenza di un determinato avvenimento.
Devo dire che questa è una delle cose che ho apprezzato di più del libro. In generale si è trattata di una lettura davvero piacevole, perfetta per il clima festivo del periodo. Per alcuni versi mi ha ricordato sia "Un bambino chiamato Natale" che "Miracolo in una notte d'inverno", anche se, al contrario di quest'ultima, l'opera di Baum è meno intensa, sofferta e profonda, e quindi sicuramente più adatta ad un pubblico di bambini.
È una di quelle letture trasversali, che può intrattenere senza problemi gli adulti, affascinati dalle origini della leggenda, e che può far sognare i bambini, facendo capire loro che il buon Claus, seppur cresciuto in circostanze particolari, era solo un piccolo umano, proprio come loro.
Una storia senza tempo, a metà tra sogno e realtà, che ha per protagonista non tanto il Natale in sé, ma l'importanza dell'amore verso il prossimo, il mettere la felicità degli altri anche prima della propria.
E tra tutti i regali che Santa Claus è solito consegnare, non è forse questo quello più importante?

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

lunedì 19 dicembre 2022

Recensione: “Grande Panda e Piccolo Drago” di James Norbury

Titolo: Grande Panda e Piccolo Drago
Titolo originale: Big Panda and Tiny Dragon
Autori:  James Norbury
Illustrazioni: James Norbury
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 26 aprile 2022 
Pagine: 160
Prezzo: 16,50 € 

Trama:
Grande Panda e Piccolo Drago osservano il risveglio della natura in primavera, ascoltano il rumore della pioggia che rinfresca i pomeriggi d’estate, danzano insieme alle foglie che cadono dagli alberi in autunno, si addormentano sotto il freddo e scintillante cielo dell’inverno. E mentre accendono una candela e bevono una tazza di tè, un nuovo sole sorge e un’altra magnifica avventura li attende. Il viaggio attraverso le stagioni di due amici inseparabili, per imparare che il nostro cammino non è segnato su nessuna mappa, e che per scoprirlo non dobbiamo arrenderci davanti agli errori o alle insicurezze, ma respirare, ascoltare ed esistere.

Recensione:
Grande Panda e Piccolo Drago sono la coppia più improbabile di amici che si potrebbe incontrare.
Così diversi eppure così simili.
Sono due anime dolci, profonde e amiche che si ritrovano ad affrontare insieme un lungo cammino, irto di difficoltà, ma anche di altrettante meraviglie.
Viaggiano in lungo e in largo, assistendo affascinati allo scorrere delle stagioni, alla natura che cambia e muta sotto i loro occhi. 
Dagli eventi più placidi, miti e gentili, come possono essere lo sbocciare di un fiore o il cadere di una foglia, o il semplice starsene con il naso all'insù a guardare un meraviglioso cielo stellato, a quelli più tumultuosi ed emozionanti, come un improvviso acquazzone, una tormenta di neve, un vento giocoso e dispettoso che spazza via tutto.
Panda e Drago sono lì, ad osservare tutto, (spesso sorseggiando del buon tè) con occhi incantati dallo spettacolo della natura e pronti a fornirci inestimabili perle di saggezza.

«Cos’è più importante» chiese Grande Panda, «il viaggio o la meta?»
«La compagnia» rispose Piccolo Drago.


James Norbury, che scrive e illustra di sua mano questa storia, ispirandosi alla filosofia buddista, utilizza le immagini come potente ed immediato mezzo di comunicazione, per far arrivare a tutti i suoi messaggi, quasi fossero degli importanti incantesimi riparatori.

Ci invita, attraverso i due inseparabili amici, a dare peso solo a ciò che ha peso, e a vivere la vita come un’eterna avventura dove nulla è scritto, ma tutto è da scoprire.

Vivere meravigliandosi delle piccole cose, imparando dagli errori, superando le nostre insicurezze, oltrepassando i nostri limiti e gli ostacoli (soprattutto quelli mentali).
Ci suggerisce di ascoltare sempre il nostro copro, e la nostra mente e di fermarci a riposare e respirare quando e quanto ne abbiamo bisogno… e perché no? 
Magari nel mentre potremmo sempre bere una tazza di tè...

«Sbrigati!» squittì Piccolo Drago.
«Abbiamo un mucchio di cose da fare!»
«Il fiume non ha fretta» rispose Grande Panda.
«E nonostante gli ostacoli, arriva sempre dove deve andare.»

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 29 ottobre 2021

Review Party - Recensione in anteprima: "Il paese del buio" di Melissa Albert (Hazel Wood #2)

Titolo: Il paese del buio
Titolo originale: The night country
Autore: Melissa Albert
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 2 novembre 2021
Pagine: 272
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Alice è scappata dal mondo fiabesco di Hazel Wood, e ora lei e gli altri abitanti dell’Oltremondo sono sbarcati a New York, alla ricerca di una vita non magica. 
Ma condurre un’esistenza totalmente umana non è semplice per Alice. Come si dice, si può togliere Alice dall’Oltremondo, più difficilmente l’Oltremondo da Alice. 
Ci riuscirà? Non sarà facile: dovrà scoprire chi è a uccidere e mutilare i profughi del suo vecchio mondo, affrontare un potentissimo nemico, fare i conti con la propria doppia (anzi, tripla) identità, e ultimo ma non ultimo, salvare il nostro povero mondo reale.

Recensione:
Alice, dopo aver affrontato il suo passato, Hazel Wood, ed il Bosco di Mezzo, era riuscita, grazie anche al proverbiale aiuto dell'amico Ellery Finch, a riabbracciare finalmente la madre Ella ed il mondo in cui era cresciuta.
La ritroviamo oggi, a due anni di distanza da quegli eventi, più sicura di sé, ma pur sempre divisa tra le sue due nature, quella umana e quella che appartiene all'Oltremondo.
È vero, ora Alice ha la sua vita: un appartamento a Brooklyn, che condivide con Ella, un lavoro alla libreria dell'eccentrico e comprensivo Edgar, ed una migliore amica, l'ex Storia Sophia, eppure il richiamo del mondo delle fiabe è ancora forte, soprattutto ora che l'Oltremondo sta andando in mille pezzi.

Avevo combattuto per questa vita. Normale. Noiosa. In cui tutti i giorni si susseguivano, ordinati. Ero stata imprigionata mentre lottavo per averla, avevo spezzato il cuore di mia madre nel mentre, trapassato muri cosmici per ottenerla. Li odiavo tutti perché mi ricordavano quanto fosse fragile la mia normalità: Daphne; quell’uomo orrendo; chiunque avesse ucciso la povera Hansa.
E se fosse stato l’uomo della mia storia a farlo? Mi sembrava possibile. 
Non tutti erano usciti dall'Oltremondo dopo che la mia storia spezzata si era abbattuta come la tessera di un domino, facendo cadere il resto del mondo. 
Quando ne ero uscita – quando qualcuno che se n’era andato da tempo mi aveva aiutata a uscirne – le storie avevano cominciato a distruggersi più rapidamente di quanto la Filatrice potesse tesserle. Un tempo pensavo che l’Oltremondo fosse sparito del tutto, ma avevo scoperto che c’era ancora, sanguinante, come una magica mela tagliata da cui cola il succo. Solo che le sue porte erano chiuse ora.

Ebbene sì, perché dopo la fuga della ragazza di ghiaccio e degli altri personaggi delle favole di Althea, quell'universo incantato e spietato sta colando a picco.
E mentre la più giovane delle Proserpine cerca di immergersi nella vita caotica di New York, come un'umana qualunque, le altre ex Storie, capeggiate da Daphne - la misteriosa donna dai capelli rosso fuoco - non riescono proprio a recidere il legame con l'Oltremondo.
Come se non bastasse, anche nella Grande Mela, gli epiloghi cruenti e macabri che Alice pensava di essersi lasciata alle spalle una volta per tutte, non tardano ad arrivare.
Alcune ex Storie stanno morendo, o meglio, qualcuno le sta facendo fuori, in un modo così efferato e sanguinoso, che si fa fatica ad immaginare, al di fuori delle fiabe nere di Althea.
Riuscirà la nostra eroina a capire chi si cela dietro quegli impressionanti omicidi, e a fermarli prima che sia troppo tardi?
E soprattutto farà in modo che la realtà, che lei conosce e ama, non vada in frantumi proprio come l'Oltremondo?
Chi può dirlo, una cosa è certa, anche stavolta la protagonista non sarà sola. 
Sebbene disperso tra un mondo e l'altro, il premuroso Ellery Finch, non mancherà di far sentire la sua presenza all'amata. Seppur separati, i due continuano a tenere l'uno all'altra e a sperare in un ricongiungimento.
Nel frattempo, noi lettori seguiremo le avventure di entrambi: Alice che vaga per New York, e Ellery il quale, in fuga dall'universo semidistrutto nato dalla fantasia della Filatrice, ne scopre tanti altri, accompagnato dall'esperta esploratrice Jolanthe.
Ovviamente la maggior parte dei capitoli saranno dedicati alla controparte femminile, tuttavia il punto di vista del ragazzo tutto coraggio sarà ben presente.

Attraversarono l’eterno inizio d’estate che regnava nel cuore dell’Oltremondo, passarono per un freddo pomeriggio di primavera, oltre una fiammeggiante striscia d’autunno, fin nei corridoi silenziosi di un inverno incantato e immobile, in cui passando tra gli alberi sembrava di camminare in chiesa. Campeggiarono una notte in una baia di sabbia scintillante, dove un cervo dal manto bianco si avvicinava all’acqua ogni notte e gridava alle stelle con una voce umana da soprano. 
Avevano avuto anni per imparare i movimenti delle Storie e tenersi alla larga. Avrebbe dovuto essere semplice. Ma dieci giorni dopo la partenza di Alice, Finch si svegliò nel sacco a pelo sulla fredda sabbia della baia, sotto la luce argentea che precedeva l’alba, con una ragazza rannicchiata accanto a sé...

Con questo romanzo, Melissa Albert non solo risponde alle nostre domande sul prosieguo delle vicende degli abitanti dopo Hazel Wood, ma colma anche le lacune rimaste, i piccoli tasselli da mettere a posto.
Nel corso del secondo volume, avremo infatti modo di incontrare nuovi personaggi, di studiare quelli vecchi, oltre che di conoscere alcune delle risposte più attese ed importanti, come la genesi dell'Oltremondo o il passato della Filatrice.
Inoltre, l'idea di inserire nella storia una sfumatura thriller e una serie di delitti da risolvere, è stata sicuramente una trovata vincente.
Più si va avanti, più si vuole scoprire il responsabile ed il movente, più si prosegue, più la lista degli indiziati si restringe.
Ciò rende la lettura davvero appassionante e avvincente. Inoltre, al contrario de "Oltre il bosco", il personaggio di Alice ci appare più maturo e il suo comportamento meno discutibile. 
Certo, anche qui fa i suoi errori, ma perlomeno sono dettati dal bisogno di indipendenza e dall'istinto di protezione verso Ella. Inoltre l'atteggiamento ostile e saccente riservato, nel primo libro, ad Ellery Finch, questa volta sembra, fortunatamente, sparito.
Anche il ragazzo subisce un'evoluzione: la sua insana ossessione per le fiabe sembra essersi tramutata in semplice curiosità e voglia di conoscenza. E menomale!
In generale questo libro appare ben congegnato: alterna bene le due voci narranti, ci guida man mano nel mistero delle ex Storie assassinate, ci fa identificare con la povera Alice che non riesce proprio a liberarsi dei retaggi del passato, ci ricorda il fascino delle fiabe nere, con il suo carico di stupore ed orrore.
E a proposito di queste ultime, anche ne "Il paese del buio" fanno una breve comparsa alcuni racconti di Althea, che continuo a considerare il fiore all'occhiello di tutto l'universo creato da Melissa Albert.
Tra queste anche la storia del Paese del Buio, che dà nome all'intero volume, e ci ricorda nuovamente il labile confine tra potere smodato e distruzione.
In conclusione chi ha amato "Oltre il bosco", non potrà non apprezzare questo secondo capitolo, che riprende molti dei punti vincenti della trama principale. E anche chi, di primo acchito, non ne è rimasto convinto, a mio avviso, avrà stavolta modo di ricredersi, grazie all'unione delle immancabili atmosfere dark, del fascino cittadino della metropoli newyorkese, e dalla personalità carismatica di una ragazza che è tanto speciale quanto comune, e che più umana di quanto creda.

Curiosità:
Dopo averlo tanto desiderato, sono lieta di informarvi che, lo scorso gennaio, è stato finalmente pubblicato "Tales from the Hinterland", volume che simula il celeberrimo "Racconti dall'Oltremondo" di Althea Proserpine.
Contiene dodici fiabe nere, tra cui la storia di alcuni dei personaggi principali: l'immancabile Alice-Tre-Volte, Hansa la Viaggiatrice, Sophia (allora nota come Ilsa), Katherine Uccisa-Due-Volte.
Non vedo l'ora che sia tradotto anche da noi, e non vedo l'ora di potermi rimmergere nel macabro e crudele intreccio dell'Oltremondo.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro


Vi ricordo che, se volete conoscere le opinioni delle altre bookblogger partecipanti al Review Party, potete trovarle qui.



mercoledì 13 ottobre 2021

Recensione: “Bethany e la Bestia” di Jack Meggitt-Phillips

Titolo: Bethany e la Bestia
Titolo originale: The Beast and the Bethany
Autore: Jack Meggitt-Phillips
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 13 aprile 2021
Pagine: 240
Prezzo: 16,50 € 


Trama:
Ebenezer Tweezer è un uomo terribile con una vita meravigliosa. Sprizza giovinezza nonostante i suoi cinquecentoundici anni, e ogni giorno sale con slancio i quindici piani del suo palazzo per andare dalla Bestia che vive nel sottotetto. Le dà in pasto creature di ogni genere e in cambio vede uscire dalla sua bocca tutto ciò che vuole. 
Ma quando la Bestia si stanca di mangiare uccelli esotici e scimmie ammaestrate, soddisfarla diventa più complicato. È arrivata l’ora di assaggiare qualcos'altro, qualcosa di più tenero e succulento… come un bambino, per esempio!

Recensione:
Un uomo ricco, solo, viziato ed egoista.
Una ragazzina sola, maleducata e indisponente.
Una creatura mostruosa, sola, magica, ingorda e insensibile.
Sono questi i tre ingredienti per la macabra favola dalle pagine bordate di verde acceso, di Jack Meggitt-Phillips, il cui comune denominatore è proprio la solitudine.

Ebenezer Tweezer ad esempio, visto dall'esterno, potrebbe sembrare la persona più soddisfatta e appagata della terra: è ricco, non gli manca nulla e gli basta schioccare le dita per ottenere tutto ciò che desidera.
Eppure la sua vita non è per niente facile come sembra, innanzitutto non è affatto felice come ci si aspetterebbe, e tutto ciò che ha non lo soddisfa, se non per qualche istante.
Inoltre, per ottenere ogni cosa, deve sempre sottostare ai nuovi, e sempre più pretenziosi, capricci che la Bestia pretende come pranzetto.
Se all'inizio era facile accontentare quella mostruosa creatura, con il passare degli anni le sue richieste sono diventate sempre più particolari e difficili da esaudire.
Opere d’arte d’inestimabile valore, oggetti rari, manufatti antichi, animali in via d’estinzione e ora addirittura un bambino!
Per quanto Ebenezer sia propenso a pensare solo a se stesso e ai propri bisogni, e per quanto non si sia mai fatto più di uno scrupolo di coscienza nell'accontentare le folli richieste della Bestia, questa volta forse è troppo anche per lui.
Ma portare un bambino alla Bestia è l’unico modo per poter ottenere il suo elisir di lunga vita, perciò se la Bestia ha bisogno di un bambino, Ebenezer gli porterà il bambino più terribile che troverà, uno che nessuno vuole, così almeno metterà a tacere eventuali sensi di colpa.

È in questa ricerca che le vite di Ebenezer e della piccola Bethany - una ragazzina orfana sfacciata e prepotente - si incontrano e si influenzano.
Due anime solitarie, due persone che pensano solo a se stesse, e a cui nessuno vuole bene, si trovano e fanno scintille.
Si ingannano, si studiano, si mettono a vicenda i bastoni fra le ruote.
Sì odiano, si detestano, vogliono sbarazzarsi l’uno dell’altro e, nel mentre, a poco a poco, capiscono che dell’altro non potrebbero più fare a meno.
Ebenezer si affeziona a Bethany e Bethany a Ebenezer, ed entrambi grazie all'altro capiscono cosa sia avere una famiglia ed essere a casa.
Ma in tutto ciò c’è la Bestia, un mostro privo di qualsiasi sentimento, che non si lascia intenerire da niente e da nessuno, che aspetta impaziente la sua cena!
Come sbarazzarsi di una simile creatura?

Una storia molto carina in cui fa da padrone una macabra ironia, che alterna momenti inquietanti ad altri più divertenti, ma che sa essere anche molto commovente, tenera e toccante. 
Mi ha fatto pensare un po’ a “L’Ickabog” di J.K Rowling... in entrambe c’è la stessa macabra ironia, un bel po’ di crudeltà e tristezza, e personaggi spietati e malvagi che agiscono, tramano e ingannano solo per i propri fini.
In questo caso però c’è qualcosa di inaspettato.
La straordinaria impresa che compie l’autore è che ti fa prima detestare i suoi protagonisti e poi (esattamente come accade a loro), ti ritrovi ad affezionartici, a e parteggiare per loro.
Difatti è stato strano anche per me, rendermi conto che, nonostante tutte le diavolerie che Ebenezer Tweezer avesse commesso in passato, solo e soltanto per assicurarsi ricchezze, lussi, capricci futili e una lunga vita, io sia passata a fare il tifo per lui.
A sperare, nonostante tutto, che anche a una persona come lui potesse essere concessa una seconda occasione, per vivere una nuova e vera vita, senza sottostare ai ricatti di una Bestia senza scrupoli, e imparando ad amare e ad essere a sua volta amato.
La storia si conclude in un modo che lascia le porte aperte ad un probabile seguito (che in effetti ho scoperto essere già uscito in lingua). Intanto vi annuncio che diventerà presto un film per la Warner Bros... e sono davvero curiosa di vederlo.

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


martedì 8 giugno 2021

Recensione: “Qui nel mondo reale” di Sara Pennypacker

Titolo: Qui nel mondo reale
Titolo originale: Here in the Real World
Autore: Sara Pennypacker
Illustrazioni: Jon Klassen
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2020
Pagine: 304
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Ware non vede l’ora di trascorrere l’estate perso nel suo mondo, a sognare di cavalieri medievali e, in generale, per i fatti suoi. Ma i genitori lo iscrivono all'odiato centro estivo, dove dovrà sopportare “interazioni sociali significative” e tutte le attività previste per i cosiddetti “ragazzi normali”.
Quando scopre una chiesa in rovina poco distante, l’estate prende una piega decisamente più avvincente. In mezzo alle macerie incontra una ragazzina che coltiva papaye. Si chiama Jolene e non lo accoglie di certo a braccia aperte; prima cerca di cacciarlo, poi non smette di prenderlo in giro e dirgli che lui non vive nel mondo reale. Per quanto siano diversi, i due hanno però una cosa in comune: per loro quel posto diventa un rifugio. Un rifugio minacciato, purtroppo, che Ware è deciso a salvare seguendo le regole del codice cavalleresco.
Ma com'è un eroe nella vita vera? E cosa possono fare due ragazzini da soli?

Recensione:
“Qui nel mondo reale” è un libro scritto per i sognatori, per tutti coloro che amano le storie, le avventure e hanno un grande senso di giustizia e che in quella giustizia ci credono fortemente.
Ware, il piccolo protagonista di questo libro, è un ragazzino particolare, diverso dalla norma e dai tipici ragazzini della sua età.
Se i suoi coetanei amano giocare insieme a calcio, fare sport, e stare in gruppo, Ware preferisce di gran lunga starne fuori.
Lui adora leggere libri, viaggiare con la fantasia, perdersi nei sogni ad occhi aperti, costruire fortini e castelli, e stare da solo.
La solitudine non lo spaventa, non lo fa sentire isolato o triste, no, lui è perfettamente a suo agio con se stesso, ed è di quella solitudine che ogni tanto ha bisogno per riprendersi dal caos e dal trambusto del mondo circostante.
È diverso, ma non per questo sbagliato.
Purtroppo, le particolarità delle persone, ciò che le rendono diverse dalla massa, e quindi uniche e speciali, sono spesso mal viste dagli altri.
Ma è terribile quando chi non ti comprende, chi cerca di cambiarti e volerti diverso è proprio la tua famiglia, tua madre e tuo padre, le persone che dovrebbero capirti di più al mondo.
E a Ware succede proprio questo. 
I suoi non lo fanno con cattiveria, eppure c’è tanta ignoranza, e chiusura nei loro pensieri. Poca sensibilità ed empatia nei loro discorsi.
Sua madre non riesce a pensare ad una felicità diversa dalla sua, lei che da ragazzina era così popolare, che aveva tanti amici, come può concepire che suo figlio sia soddisfatto e contento nella sua solitudine?
Non lo ascolta, non per davvero. Non tiene conto dei suoi desideri, ma pensa solo a ciò che, secondo il suo modo di vedere le cose, è giusto per lui.

«Sdraiato sul pavimento? Perché non mi hai sentita? Sai quanto mi sono preoccupata? Cosa stavi facendo?»
«Stavo... pensando agli otto.»
«Cosa?» 
«Guardando» si era corretto «Guardando come gli otto in realtà sono cerchi su altri cerchi.» Sperava di aver dato la risposta giusta , quella che avrebbe scacciato l’ansia della mamma. 
Non era stato così. 
«Guardare non è fare, Ware. Cosa stavi facendo?» 
«lo stavo facendo nella mente.» Aveva indicato il soffitto, aveva cercato di mostrarle come i vortici di intonaco creavano un’infinità di simboli dell’infinito verticali. «Vedi?» 
«Oh, Ware» aveva detto lei sprofondando nel letto con la testa tra le mani. «Io voglio solo che tu sia felice.» 
Questo lo aveva solo confuso ulteriormente. Sdraiato sul pavimento, aveva avvertito la presenza fisica della felicità. Si era sentito come se avesse inghiottito un seme che brillava. Ma il viso della mamma era triste... 
«Ci proverò mamma» aveva promesso, credendoci «Ci proverò di più.»

Così, per far sì che il loro unico figlio diventi più “normale”, più ordinario, decidono - nonostante le numerose rimostranze del ragazzo - di iscriverlo ad un centro estivo. Un luogo pieno di coetanei e di attività da fare insieme.
E se alcuni ragazzini sarebbero entusiasti all'idea di spendere il loro tempo e la loro estate in questo modo, Ware non lo è affatto! Per lui è una tortura.
Ma da bambino sensibile qual è, e per non provocare inutili dispiaceri e preoccupazioni ai suoi, accetta il suo destino.

Ma l’estate si rivelerà ricca di sorprese e deliziosi imprevisti, e non perché muterà il suo modo di essere, o rivaluterà l’importanza della socializzazione, o ancora, capirà di essere “sbagliato”, cambiando rotta. No!
Questo sarebbe stato davvero un messaggio sbagliato, e per fortuna la storia andrà in maniera molto diversa.

Ware ci prova a frequentare quel campo estivo, ma più ci prova più capisce che quello non è il luogo per lui, che quella non è la sua idea di divertimento e che lui così non sarà mai felice.
Ma la felicità può essere proprio dietro l’angolo e Ware la troverà nei resti di una vecchia chiesa abbandonata, sul retro del campo estivo.
Qui conoscerà Jolene, una ragazzina apparentemente scorbutica, che coltiva papaye nel parcheggio della chiesa.
Una ragazzina con un sogno da realizzare e tanto bisogno di aiuto per farlo. Aiuto che non chiederà mai espressamente, perché troppo orgogliosa per farlo.
E Ware sarà lì per lei, ad aiutarla a coltivare, non solo le papaye, ma anche il suo sogno, a ricordarle di credere in ciò che fa e in se stessa, e prometterle che non perderanno il loro terreno e - da bravo cavaliere - a lottare sempre per ciò che è giusto.

Dal suo canto Jolene che, ha sì un sogno da realizzare, ma vive con i piedi ben piantati a terra, ripeterà spesso e volentieri al nostro piccolo protagonista che “non siamo nel Magico Paese della Giustizia, ma qui nel mondo reale” e nel mondo reale i sogni, i desideri e la giustizia, non hanno mai la priorità.

Ma Ware, nonostante la sua giovane età, nonostante le avversità e la promessa quasi impossibile da mantenere, riuscirà in tantissime cose in quella estate che aveva tutte le premesse per essere bollata come disastrosa.
Si farà dei buoni amici e farà di tutto per aiutarli, troverà la sua strada e capirà più a fondo se stesso, e riuscirà ad esprimere i suoi sentimenti ai genitori e farsi accettare per ciò che è: un bambino particolare, ma felice.

“E Ware sorprese se stesso. Disse tutto allo zio. Che si sentiva diverso dagli altri ragazzi, che ruzzolavano nella vita in branchi, che saltavano in mezzo a quello che accadeva, qualunque cosa fosse. Che a lui piaceva osservare le cose dai margini per un po’, fare una ricognizione dalla torre di guardia. E che poteva passare ore da solo, a fare cose o solo a pensare, senza annoiarsi. E poi disse allo zio la cosa peggiore. «Lei vorrebbe avere un figlio normale.»”

Mi sono riconosciuta molto in Ware, il piccolo protagonista di questo libro.
Per la sua sete di giustizia, il suo essere sognatore e per il suo sentirsi un po’ diverso dai coetanei.
Per volere cose diverse da quelle che ci si aspetterebbe da lui, e sentirsi giudicato per questo.
Sara Pennypacker ha dato vita ad un libro meraviglioso, perfettamente in bilico tra favola e realtà.
Tra il mondo di Ware che vive con la testa per aria, in un pianeta dove tutto dovrebbe essere giusto e felice, e quello di Jolene dove mai nulla lo è stato.
I due mondi si mischiano perfettamente tra loro, si influenzano e si mescolano, in un’ambientazione reale - il parcheggio di una chiesa - che i due trasformano in un vecchio castello che pare uscito da un libro di cavalieri e principesse.

Gli adulti compiono un ruolo marginale, ma fondamentale, per i due ragazzini, perché sono loro che li hanno plasmati, dando vita alle loro forze e debolezze.
Facendo credere a Jolene che non cambierà mai niente nella sua vita, spingendola quindi a non credere in se stessa; facendo credere a Ware che se non cambierà se stesso non gli succederà mai niente di buono.
Ed è stato triste e straziante leggere la disperazione con cui, quel dolce e sensibile bambino ha, quasi fino alla fine, sperato in una miracolo che lo facesse diventare come gli altri, solo per rendere felice sua madre, non pensando mai a rendere felice se stesso.
Perché lui era già felice così, ed è questo ciò che conta, non seguire gli ideali di vita altrui.
E sarebbe bastato così poco, anche solo ascoltare ciò che aveva da dire, per comprenderlo.

Durante la lettura ho davvero sentito di volergli bene, di volerlo abbracciare, stringere forte e dirgli che non necessariamente bisogna essere tutti uguali.
Che non avrebbe mai dovuto desiderare di cambiare per essere un po’ più adatto al mondo, ma è il mondo, semmai, che dovrebbe essere un po’ più adatto a lui.

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


lunedì 31 maggio 2021

Recensione: "I giardini degli altri" di Marta Barone

Titolo: I giardini degli altri
Autore: Marta Barone
Illustrazioni: Chiara Fedele
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2020
Pagine: 141
Prezzo: 15,00 €

Trama:
Olivier si trasferisce in campagna per le vacanze estive e lì incontra Nina. 
Lei gli appare all’improvviso, seduta sul ramo di un tiglio. Assomiglia a una creatura del bosco e quasi non sembra vera. E invece è vera come vere sono le loro corse tra i campi, i bagni al fiume, le cacce al tesoro. 
Un giorno, nel misterioso Podere dei Tigli, Nina e Olivier scoprono un quaderno ingiallito, che contiene una storia. È una storia di scritti segreti e di Camere delle Meraviglie, una storia vecchia più di cento anni, che tra le loro mani torna a essere viva e più vicina che mai. 

Recensione:
"I giardini degli altri" è il racconto di un'estate spensierata, di un'amicizia speciale, di un tesoro nascosto, e di una vita non vissuta.
È la storia di Olivier e Nina che si incontrano per caso nel corso di una vacanza, ma è anche la storia della giovane ed incompresa Paloma che, cento anni prima, abitava proprio lì vicino, nel misterioso Podere dei Tigli.
I due ragazzini, abituati a vivere con un solo genitore, e a subire l'assenza dell'altro, condividono lo stesso dolore e la stessa paura di restare soli, e sarà proprio questa vicinanza ad unirli e a coinvolgerli nella più straordinaria delle avventure.
Marta Barone, con questo romanzo, ripubblicato in una nuova bellissima edizione illustrata, ci fa vivere l'emozione dei primi legami, delle persone che si scelgono a prima vista, che si capiscono anche senza dire una parola.
Olivier e Nina sono due lati opposti della stessa moneta: lui silenzioso e riflessivo, abituato a sentire più che ad esprimere, lei invece un fiume in piena, che non rinuncia mai ad una domanda, che vuole cercare e sapere.
Insieme scopriranno il valore dell'amicizia e soprattutto della libertà.

Olivier non aveva mai parlato molto. Spesso pensava così tanto a quello che aveva da dire che poi perdeva l'occasione per pronunciarlo. L'unica persona con cui parlava alla pari - anche se, ovviamente, lei parlava molto di più - era la mamma. Ma al di fuori, nel mondo, non aveva poi così voglia di dire come la pensava. 
Nina gli tirava fuori le parole. Non che lo costringesse, ma era così genuinamente interessata a quello che Olivier aveva da raccontare, a come la pensava su una data cosa, all'emozione che provava vedendo dei cuccioli di volpe muoversi furtivi tra le felci del sottobosco, che lui se le estraeva dal petto e gliele offriva come lucumi zuccherini.

Un libro di avventura e mistero, ma soprattutto un libro che si fa portavoce della bellezza degli incontri, di come ogni persona può uscire arricchita dal confronto con gli altri, e di come, per imbattersi in qualcosa di speciale, non bisogna smettere di cercare. 
Con un linguaggio mai banale, ricercato, ma non affettato, la giovane autrice ci incanta con le sue descrizioni della natura in fiore, delle corse a perdifiato, delle nuotate nel fiume, dei capelli asciugati al sole, delle fughe notturne, dei segreti sussurrati all'orecchio.
Ma la Barone non si limita a questo, ci coinvolge anche con la scoperta del diario segreto di Paloma, la ragazza eccentrica che voleva spiccare il volo, ma che ha dovuto dire addio alle sue ali a causa di una famiglia integerrima e rigorosa. Un racconto che, per quanto antico, ci ricorda come per alcune giovani donne nel mondo, la libertà di essere solo se stesse è, ahimè, ancora un'utopia.
Le vicissitudini e i dolori di Paloma si intrecciano con il presente dei due amici che, riscoprendo il passato di quella giovane sfortunata, imparano a conoscere anche se stessi ed il loro dolore taciuto.
Una lettura introspettiva che punta molto sulle emozioni e sul contatto con il prossimo, ma che, allo stesso tempo, non perde mai quel vento di spensieratezza ed incanto, la magia tipica dell'estate e della giovinezza.
Definirlo un libro per ragazzi è riduttivo perché, per quanto le pagine siano intrise di piccole imprese e vicende inaspettate, al centro di tutto ci sono i sentimenti, le delusioni ed il conforto, emozioni vere a dodici anni come a venti o a quaranta.
Perché come non c'è un tempo predefinito per scoprirsi grandi, non ce n'è neanche uno per tornare bambini.

Ringrazio a casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

mercoledì 31 marzo 2021

Recensione: "Diventiamo amiche?" di Marit Larsen e Jenny Løvlie

Titolo: Diventiamo amiche?
Autore: Marit Larsen
Illustrazioni: Jenny Løvlie
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 12 gennaio 2021
Pagine: 48
Prezzo: 16,00 €

Trama:
Agnese è la sola bambina in una casa piena di adulti: sa tutto dei suoi vicini, delle altalene, degli uccelli e persino delle pozzanghere. Ma poi arriva lei, Anna, e tutto cambia. Non ci sono più segreti. Perché li condividono l'una con l'altra. Ed è meraviglioso.

Recensione:
Quanto è dura la solitudine?
E quanto lo è ancora di più quando si è bambini!
In questo periodo storico, più che mai, l'hanno vissuta, sofferta e ne sono stati messi alla prova.
Vedere il mondo da una finestra, scoprire qualcosa di nuovo, un gioco, un segreto e non poter condividere quella gioia con nessuno.
È questo che succede alla piccola e curiosa Agnese, una bimba assai vivace che difficilmente riesce a star ferma. Difatti conosce ogni segreto del suo palazzo e vicinato.
Sa chi ha il pollice verde, chi ama dilettarsi in cucina, chi non esce mai di casa, e chi fa un po' troppo rumore.
Conosce ogni pozzanghera, ogni sasso, ogni finestra e balcone e chi vive oltre di essi.
Agnese aiuta i suoi vicini, tutte le mattine, porta alla anziana Emilia il suo giornale, dà da mangiare agli uccellini e poi, per tutto il pomeriggio libero, gioca nel cortile.
Ma purtroppo, nel suo palazzo, lei è l'unica bambina, e sa perfettamente cosa significa essere l’unica bambina in un condominio pieno di adulti che vanno di fretta...
Tutto resta così, Agnese passa il suo tempo inventandosi passatempi e giochi da svolgere da sola, fin quando non arriva una nuova famiglia, e con loro la piccola Anna.
E da quando vede la nuova bambina tutto ciò che Agnese ha sempre visto e fatto improvvisamente assume una sfumatura diversa.
Tutto ora riguarda la nuova bambina.
Chissà se anche lei vede le stesse cose e nota gli stessi rumori.
Agnese più di ogni altra cosa desidera conoscerla, piacerle e giocare con lei.
Farle poi conoscere ogni segreto del condominio, che lei ormai conosce a menadito... eppure passano i giorni ma questo incontro tarda ad arrivare, ad un certo punto la piccola Agnese arriva a sospettare che la nuova vicina la stia evitando di proposito, e che le stia piano piano portando via quei suoi piccoli rituali all'interno del suo piccolo regno.
Anna porta il giornale alla vicina al suo posto, sfama gli uccellini, gioca nei suoi stessi posti, sembra che l'unica persona che non ci tenga ad incontrare sia proprio lei.
Poi un giorno, per caso, l'incontro avviene e, come succede spesso ai bambini, basta uno sguardo per diventare amiche.
Ed è proprio in quello sguardo che sta la tacita domanda "Diventiamo amiche?" che dà il titolo a questo coloratissimo albo illustrato, domanda che non viene mai pronunciata ad alta voce, perché tra bambini spesso parlare non serve.
Ed è così che da uno sguardo, e dalla condivisione di un gioco, due bambine abituate a divertirsi da sole, ora lo fanno insieme ♥
Un albo illustrato dalle tavole coloratissime e allegre, ricche di dettagli e particolari che si scoprono man mano che si sposta lo sguardo da una sezione all’altra.
Il testo è fatto di poche e semplici frasi, che riescono tuttavia a trasmettere (aiutate anche dalle immagini), tutte le emozioni della piccola protagonista.
Dalla spensieratezza, alla solitudine, dalla speranza alla delusione, dalla tristezza alla gioia.
Davvero molto carino.

Ringrazio la casa editrice per avermi fornito una copia di questo albo

il mio voto per questo libro

martedì 2 marzo 2021

Recensione: "La ragazza degli orsi" di Sophie Anderson

Titolo: La ragazza degli orsi
Titolo originale: The Girl Who Speaks Bear
Autore: Sophie Anderson
Illustrazioni: Kathrin Honesta 
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2020
Pagine: 370
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Yanka vive con la madre adottiva, Mamochka, da quando aveva all'incirca due anni, precisamente dal giorno in cui la donna, che girovagava per la foresta in cerca di erbe e bacche per i suoi infusi, non trovò la bimba nuda sulla neve, appena fuori da una grotta abitata da un'orsa. 
La ragazzina, da allora, si interroga sulle proprie origini: è sicura che il mistero che avvolge la sua nascita abbia a che fare con l’irrequietezza che le agita il cuore. Per quanto ami il villaggio in cui è cresciuta, sente di appartenere a un altro mondo. 
La natura sembra parlarle; la foresta che circonda la sua casa le sussurra richiami sempre più insistenti. È lì, lei lo sente, che si nascondono le risposte che cerca. 
Ed è sempre lì, tra fiumi gelati e vulcani infuocati, che vive il ricordo di una storia scintillante come il più limpido cielo notturno. La sua storia: quella di Yanka l’orsa. 

Recensione:
Il libro di Sophie Anderson racchiude il fascino delle antiche leggende slave, l'incanto dell'intricata foresta, la magia dell'atmosfera invernale, e l'importanza del conoscere se stessi.
Protagonista è Yanka, una ragazzina alta e forte che da sempre vive in un villaggio al limite della foresta.
Beh, non proprio da sempre, considerando che la bimba è stata ritrovata una decina d'anni prima nei pressi della Grotta dell'Orsa.
E se l'infanzia è stata particolare, anche la giovinezza non è da meno: la povera Yanka infatti, a causa della sua corporatura massiccia, non passa certo inosservata. E per quanto lei ami la sua vita e i suoi amici, non riesce a non sentirsi fuori posto, diversa dagli altri, forse da tutti.

È da tutta la vita che mi sento irrequieta nel villaggio, che non riesco a integrarmi. Ma non ho mai pensato che, forse, era perché non sono fatta per stare con la gente, con gli umani. Forse sono fatta per stare da sola nella foresta. Come un’orsa.

Ma poi un giorno, nel corso della festa per il disgelo, un imprevisto cambia ogni cosa.
Yanka cade da un fortino di ghiaccio, perde i sensi e al risveglio si ritrova... le gambe da orsa!
Come è potuto succedere? E come potranno gli altri accettarla, ora che la sua diversità è così lampante?
La ragazza non ci sta, deve assolutamente trovare uno stratagemma per far sparire quelle zampe pelose, e l'unico modo è ripartire dall'inizio, ritornare alla foresta che è stata la sua prima culla e dall'Orsa Zarina, che è stata la sua prima madre.
Ha inizio così un viaggio impervio e avventuroso che, se inizialmente vedrà come unico alleato la donnola Trappola, nel corso del tempo darà vita ad un'intera squadra d'azione.
Yanka che da sempre è in cerca di risposte, oltre che del suo posto nel mondo, nel fitto degli alberi imbiancati di neve, troverà molto più di quanto si aspettasse.
Tante storie, molto simili alle leggende che il vecchio amico di famiglia, il misterioso Anatoly, era solito raccontarle di ritorno dalle sue esplorazioni, quando era solo una bambina, ma soprattutto la sua storia, quella dei suoi veri genitori, della sua vera famiglia.

Un giorno mi piacerebbe scoprire la storia del mio passato, e spero che sia un racconto pieno di meraviglia, che spieghi chi sono e perché sono diversa, perché sento gli alberi che sussurrano segreti, e perché avverto sempre la presenza della foresta, che mi chiama a sé.

Una trama avvincente, ricca di emozioni, che se da una parte regala l'ebbrezza dell'avventura e del senso del pericolo, dall'altra trasmette un importante messaggio: la libertà di essere solo se stessi.
Perché, per quanto ci siano aspetti della vita facili da capire e da accettare, per tanti altri c'è bisogno di tempo e di nuove esperienze. 
Ed è quello che succede alla protagonista de "La ragazza degli orsi", così impegnata a cercare di nascondere ciò che la rende speciale, da non rendersi conto che non c'è nulla di sbagliato in lei, che è perfetta proprio così com'è.
 
Mi sono dovuta addentrare nella foresta per capire cosa mi stavo lasciando alle spalle. Ho dovuto perdere quello che avevo per rendermi conto di quanto lo amassi. E ho dovuto guardare nel mio passato per capire che cosa voglio nel mio futuro: una famiglia che mi ama.

Yanka è forte come una quercia e coraggiosa come un'orsa, è figlia del villaggio ma anche parte della foresta, ma soprattutto non è sola.
Ha una rete di persone pronte a tutto per lei, ha l'amore di una famiglia decisamente surreale, che è pur sempre la sua famiglia.
Dalla tenera Orsa Zarina, al silenzioso Anatoly, alla curiosa strega Elena, passando per i fedeli Sasha, Yuri, Trappola, il burbero Ivan e la materna Mamochka.
Un romanzo davvero originale che convince e si distingue per più fronti, dall'atmosfera fatta di gelo ed incanto, alla forte presenza del folklore russo, sino ad arrivare al messaggio profondo e pienamente condivisibile.
Una storia perfetta per l'inverno che, tra un sorso di cioccolata calda e un dolce pasticcino, vi farà compagnia sotto le coperte o accanto al fuoco, vi farà sentire libere ed impavide, capaci di fare di tutto e di essere qualsiasi cosa vogliate. 

Considerazioni:
Questo libro è la prova di quanto i romanzi per ragazzi, se ben scritti, riescano a coinvolgere il pubblico in maniera trasversale, indipendentemente dall'età di riferimento.
Se infatti un ragazzo può facilmente venire conquistato dall'azione e dal ritmo incalzante, un adulto troverà invece estremamente appassionanti e stimolanti le leggende russe che intervallano i vari capitoli. 
In realtà il libro di Sophie Anderson mi ha ricordato molto sia "La ragazza dei lupi" della mia amata Katherine Rundell, con cui ha ben più di un'affinità a livello di trama, che il romanzo "Oltre il bosco" di Melissa Albert, in particolare per i racconti neri di Althea Proserpine.
Tuttavia, a differenza di quest'ultimo, le leggende sono molto più preponderanti ma anche meglio inserite. Hanno un loro senso all'interno del libro, hanno una loro funzione nel processo di crescita della protagonista e nella ricerca delle radici.
Se infatti ci fanno viaggiare nel mondo folcloristico antico-russo, tra case Yaga (già protagoniste nell'opera prima dell'autrice, ovvero "La casa che mi porta via"), giganti senza cuore, navi volanti, maledizioni e draghi sputafuoco, ci aiutano anche a capire chi è davvero Yanka.
Altra tematica importante, oltre all'accettazione dei punti di forza e di quelli deboli, è l'amicizia ed il lavoro di squadra.
La ragazza fugge sola nella foresta per ritrovare se stessa, ma lì incontra il suo passato ed il suo futuro, vecchi legami che non ricordava, e nuovi alleati da portare con sé.
Perché per quanto sia saggio affrontare le proprie sfide da soli, lo è ancora di più chiedere aiuto quando si è in difficoltà. 
Del resto, non è forse questo il senso della frase "l'unione fa la forza"? 

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro