Titolo: Cuore
Autore: Edmondo De Amicis
Illustrazioni: Piero Cattaneo
Editore: Grandi Classici
Data di pubblicazione: 2012
Pagine: 396
Trama:
Il diario di Enrico, un bimbo torinese di terza elementare, che ci conduce per mano giorno dopo giorno, attraverso le diverse tappe di un anno scolastico denso di avvenimenti gioiosi e tristi.
Recensione:
Ambientato nel 1882, nel periodo immediatamente successivo all'Unità d'Italia e quindi caratterizzato da un forte patriottismo e nazionalismo.
Il libro narra quello che è l'anno scolastico di uno studente di terza elementare, Enrico Bottini.
Un diario in cui il ragazzo racconta gli avvenimenti più importanti che caratterizzano le sue giornate, il primo giorno di scuola, i compagni, i maestri, ecc.
Tali racconti sono intervallati dal l'inserimento occasionale di alcuni ammonimenti paterni o materni sotto forma di lettera, e dai racconti mensili dedicati ognuno ad un giovane eroe italiano.
Il linguaggio è meno obsoleto di quello che si possa pensare.
Di facile lettura, una scrittura elementare e semplice adatta ai più piccoli, ai quali il libro è particolarmente rivolto.
Evidente (anche in maniera forzata ed eccessiva) è lo scopo educativo del libro.
Pare voler inculcare nei ragazzi un'idea fittizia di un mondo perfetto, in cui tutti sono buoni e bravi, un'idea fasulla allora, e ancor meno credibile (se non ridicola) al giorno d'oggi.
La scuola è bella, i maestri sono santi, l'Italia è una seconda madre, i genitori (anche se ti picchiano, ti sfruttano per lavorare al loro posto, o ti mettono in continuazione a confronto con i compagni) sono perfetti e ingiudicabili, e tu bambino devi sempre dare il meglio per essere all'altezza di cotanta perfezione.
Il confronto con i compagni, al quale Enrico viene costantemente sottoposto dai genitori (in specie dal padre), è estremamente fastidioso.
Una lettura che sicuramente ha risentito del passare degli anni, e che pertanto non può considerarsi attuale, qualità che un buon libro dovrebbe conservare nonostante il passare degli anni.
Come leggere adesso di tutte quelle parole di amore incondizionato verso la patria che non ci tradirà mai, senza scoppiare in una grassa risata o in un gran mal di stomaco?
Come leggere adesso di maestri tanto buoni e cari, quando l'istruzione italiana è alla deriva anche a causa dell'inadeguatezza del corpo insegnante, o quando ogni due per tre si sentono storie di abusi sugli studenti?
Troppo buonismo e poco vero cuore in questo libro.
Considerazioni:
Era da tanto che volevo leggere questo libro, ma avevo sempre rimandato.
Sapevo di leggere un libro scritto a fine 1800 e questo non mi ha mai spaventato, immaginavo anche di leggere una storia emozionante, fatta di sentimenti veri e sinceri, ma non è stato proprio così...
La scrittura non risulta così obsoleta come ci si potrebbe aspettare, anzi, l'ho trovato, almeno nel linguaggio, più moderno di quanto pensassi.
Un po' obsoleti invece sono i temi trattati.
Il sentimento di patriottismo è esaltato ai massimi eccessi, e questo potrebbe anche essere comprensibile se si considera il periodo storico in cui il racconto è ambientato, ovvero pochi decenni dopo l'Unità di Italia.
Il problema in effetti non è il patriottismo, ma il modo fasullo in cui, tramite queste pagine, esso viene inculcato ai ragazzini, lo stesso modo fasullo con cui gli adulti protagonisti (genitori e maestri) lo propinano ai loro bambini (figli e alunni).
Evidente è lo scopo educativo di questo romanzo, che mi ha fatto venire istintivamente in mente il paragone con la fiaba "Le avventure di Pinocchio" di Collodi.
Lo scopo delle due storie è il medesimo, far capire ai ragazzi la differenza tra giusto e sbagliato, buono e cattivo, male e bene, i modi con cui lo fanno non potrebbero però essere più opposti.
Se in Pinocchio si fa sempre riferimento alle brutture del mondo e alle conseguenze infauste di una condotta sbagliata (se vai in giro di notte puoi incontrare gli assassini, se non prendi la medicina muori, se giochi troppo e non studi diventi un asino, se dici le bugie vai in prigione, ecc), in "Cuore" invece vengono narrati personaggi così buoni, senza macchia e senza colpa (maestri che farebbero qualsiasi cosa per i loro alunni, genitori impeccabili, compagni di classe esemplari), da far sentire in difetto persino un santo!
L'intento qui è quindi quello di educare attraverso il senso di colpa.
Far sentire il proprio figlio come l'unico difettoso in un mondo di gente generosa e valorosa.
"Enrico, il tuo compagno lavora e studia più di te, tu come mai non ti impegni altrettanto?
Enrico, il tuo maestro si ammala pur di venire a scuola ad insegnarti le cose, tu perché non gli presti attenzione?
Enrico, tua madre ti è sempre vicina, ha sofferto per darti alla luce, perché tu le rispondi male?
Enrico, la tua patria è la tua casa, tu perché non la difendi?"
E un via via di paternali fastidiose e urticanti.
Una delle cose che mi ha più infastidito infatti è stato proprio leggere i continui ammonimenti paterni, scritti sotto forma di lettera e firmati con il solito "Tuo Padre".
(il perché un padre presente dovesse rimproverare il figlio tramite lettera, anziché a voce, resta un'incognita per me).
Ho trovato queste lettere così buoniste, finte e irrealistiche da dare quasi ai nervi.
Un padre che dice al figlio che preferirebbe vederlo morto in guerra, piuttosto di sapere che si è sottratto al suo compito di servire la sua patria, per codardia, come lo giudicate?
So che certi padri probabilmente, in passato, ragionavano davvero così, ma il padre di Enrico non ci viene mai descritto come il classico padre padrone insensibile e autoritario.
Altra cosa che davvero mi ha lasciato (se posso usare un termine forte dico "schifata") è stato leggere del padre di Precossi che smette di bere e picchiare suo figlio perché questi riceve la medaglia come miglior studente del mese!!!
Il messaggio quindi qual è?
Serviva una medaglia per far capire ad un padre il valore di suo figlio?
Serviva un riconoscimento tanto sciocco per far mutare tutto d'un tratto il carattere di un uomo bello e fatto?
No, non credo.
Questo non è altro che l'ennesimo avvenimento fasullo narrato in queste pagine.
Per non parlare dei maestri, descritti tutti come esseri buoni e meravigliosi (che lo stesso scrittore fosse a sua volta un insegnante è solo una coincidenza, non l'ha fatto certo per esaltare la categoria).
Strano però che, dai racconti del passato che mi è capitato di ascoltare, dai nonni e dai genitori, ho sentito solo dire di quanto i maestri fossero più violenti e più avvezzi alle punizioni corporali.
In "Cuore", invece, non solo nessun insegnante alza un dito, non alzano mai nemmeno la voce!
Certo, qui si parla di molti anni prima, ma se all'epoca dei miei bisnonni la scuola non la frequentava quasi nessuno, leggere di tutti questi operai (gente qualunque quindi, non solo signorotti) che, dopo le fatiche lavorative, andavano alla scuola serale, mi risulta decisamente inverosimile.
Per quanto riguarda i racconti mensili li ho trovati alla stregua del libro.
Fasulli, buonisti, e ipocriti per la maggior parte.
- In “Il piccolo patriota padovano” un ragazzino senza soldi e affamato restituisce il denaro che gli era stato donato da alcuni uomini, solo perché li sente in seguito insultare la sua patria, l'Italia. (Certo, come non crederci).
- In "La piccola vedetta lombarda" dei soldati si servono di un ragazzino per spiare i nemici, poi quando questo muore lo proclamano eroe. (Le famose lacrime di coccodrillo).
- In "Il piccolo scrivano fiorentino" un padre arriva a dire che non gli interessa se il figlio si ammala poiché questi non si impegna più a scuola come prima.
E si pente poi, quando scopre che lo scarso rendimento scolastico del figlio era dovuto alle notti insonni passate a svolgere di nascosto gran parte del lavoro paterno, anziché a dormire. (Che dolce papà!).
- In "Il tamburino sardo" ancora una volta un ragazzino viene sfruttato, maltrattato, e denigrato dal capitano dell'esercito piemontese. Una volta scoperto che questi si è ferito gravemente per adempire al proprio compito, il suddetto capitano si "abbassa" a fargli un complimento. (Quanta gratitudine).
- In "Sangue romagnolo" una nonna rinfaccia al nipote la qualunque, gli pronostica ogni disgrazia se non cambierà comportamento, fino a che non se lo ritrova senza vita fra le braccia. (Cuore di nonna).
Gli unici racconti che mi sono piaciuti sono stati:
- L'infermiere di Tata
- Dagli Appennini alle Ande
Gli unici in cui ho letto davvero un po' di sentimento, e non solo degli slogan pubblicitari.
il mio voto per questo libro