martedì 14 luglio 2015

Recensione: "Reykjavík Café" di Sólveig Jónsdóttir

Titolo: Reykjavík Café
Titolo originale: Korter
Autore: Sólveig Jónsdóttir
Editore: Sonzogno
Data di pubblicazione: 2015
Pagine: 320
Prezzo: 17,50 € (cartaceo); 9,99 € (ebook)


Trama:
Per una donna i trent'anni sono un'età meravigliosa, si comincia a fare sul serio e ad assaporare il bello della vita. Peccato che non sia quasi mai veramente così. 
Hervör, Karen, Silja e Mía, ad esempio, sono tutte alle prese con situazioni sentimentali caotiche e insoddisfacenti. C'è quella che si accontenta di saltuarie notti di sesso con l'ex professore di università, chi vive dai nonni, trascorrendo i weekend in discoteca e svegliandosi ogni volta in un letto diverso. Oppure quella che, essendo medico, è spesso costretta a turni fuori casa e, guarda un po', la volta che rientra senza avvisare sorprende il neo marito con una biondina. E poi c'è la più scombinata di tutte: è stata lasciata dal fidanzato, un avvocato benestante, e ora vive in una mansarda in mezzo agli scatoloni del trasloco, faticando a trovare un lavoro e una direzione nella vita. 
Le quattro giovani donne non si conoscono né sembrano avere molti punti in comune. A unirle è la pausa obbligata al Reykjavík Café dove, nel buio gennaio islandese, vanno a cercare un po' di calore e dove le loro storie finiranno per intrecciarsi. Finché, fra un latte macchiato e un cocktail di troppo, rovesci del destino e risate condite da improbabili consigli, ognuna troverà il modo di raggiungere la propria felicità, o qualcosa di molto vicino. 

Recensione:
Reykjavík, la capitale della fredda Islanda, ospita questo romanzo e le sue quattro scombinate protagoniste.
La vita di Hervör, Mía, Silja e Karen prosegue invariata come sempre. Ognuna va avanti con la propria esistenza, più o meno equilibrata, fino a quando arriva per loro il giorno in cui tutto viene messo in discussione.
Esiste per tutti quel giorno, quello in cui avviene qualcosa di talmente inaspettato e sconvolgente da rappresentare un punto di rottura. 
Il momento in cui si comprende che tutto sarà diverso e dal quale si inizia a classificare ogni giorno come "prima di" e "dopo di". 
È questo che succede alle quattro donne protagoniste di questo romanzo.
Hervör è laureata, ma nell'attesa di trovare la sua strada lavora come cameriera al Reykjavík Café. La vita lavorativa non la soddisfa e quella sentimentale non procede certo meglio.
La relazione saltuaria con il suo ex professore è solo un passatempo, un modo come un altro per far fronte alla solitudine, tenersi occupata e smettere di pensare.
Mía convive da anni con il suo compagno, un avvocato in carriera. Insoddisfatta dalla sua vita lavorativa, dopo aver preso una laurea che reputa inutile, non riesce a trovare lavoro se non come segretaria o commessa in un negozio per taglie forti.
In compenso mette tutta se stessa nel rapporto di coppia, cerando di prendersi cura e di incoraggiare il suo fidanzato in tutte le sue scelte.
Silja è una dottoressa e come tale è costretta ad orari di lavoro massacranti. 
È sposata da un anno e mezzo, ma fidanzata da un decennio. Il suo rapporto, sebbene duraturo non è stato sempre rose e fiori. Baldur, suo marito, l'ha tradita in passato, quando erano ancora fidanzati. Silja lo ha perdonato, ma non riesce a fidarsi del tutto di lui. Una parte di lei continua a chiedersi se lui lo farà ancora e la voce di sua madre, sempre nella testa, è pronta a darle la risposta: "se lo ha fatto una volta stai pur certa che lo rifarà".
Karen è fra le quattro la più scombussolata. Vive con i nonni, trascorre le sue giornate spostandosi dal letto al divano, e le serate ubriacandosi e passando da un letto all'altro, nel vano tentativo di placare un dolore troppo forte per essere dimenticato. 
Il suo unico scopo è quello di non sentire. Anestetizzare mente e corpo per evitare di ricordare l'unica persona che ha davvero amato e che ha perso per sempre: suo fratello Einar.
Le vite delle quattro donne procedono dunque per inerzia. 
Nessuna di loro è soddisfatta completamente dalla propria vita, ma allo stesso tempo nessuna di loro fa qualcosa per cambiarla.
Sarà il destino (o chi per lui), a mettere fine alle loro labili certezze, smuovendo le acque e mettendole di fronte a situazioni che, fino a quel momento, accettavano controvoglia. 
Nel caso di Hervör è Tryggvi, il suo professore e amante, a dare in taglio alla relazione senza prospettive che li vedeva coinvolti. Un legame che non avrebbe condotto nessuno dei due da nessuna parte. 
Per Mia il punto di svolta avviene da una decisione del suo compagno, Daníel, che innamoratosi di un'altra la abbandona nella più totale disperazione.
A Silja le cose non vanno certo meglio, tornata da lavoro, alle prime ore del mattino, sorprende suo marito a letto con un'altra. E anche per lei la vita per cui aveva lottato, faticato e sognato si dissolve come fumo nella nebbia.
Per Karen lo scossone arriva in maniera un po' diversa. 
Viene, infatti, sorpresa da una donna, presumibilmente la moglie dell'uomo con cui è stata a letto la notte prima (chi potrà mai essere? XD), mentre sgattaiola via alle prime luci dell'alba. 
L'incontro è particolarmente sconvolgente e imbarazzante per entrambe le parti. Karen non sapeva che l'uomo con cui aveva fatto baldoria la notte precedente fosse sposato. Un semplice "scusami", detto sottovoce. e poi via.
Questo incontro porta Karen a chiedersi cos'è diventata e cosa sta facendo della sua esistenza. Ma sarà l'incontro con Þráinn ad essere davvero decisivo per lei.
Questo libro dunque parla essenzialmente della vita, con i suoi incontri e scontri, illusioni e delusioni.
Parla di quattro donne insoddisfatte che si sono semplicemente accontentate di ciò che avevano, senza mai cercare una soluzione o una via d'uscita.
Anche la svolta che le vede protagoniste non proviene mai da una loro scelta, ma gli è imposta, e loro, ancora una volta, sono lì, pronte a subire i danni per gli errori causati da altri. Pronte a rimettere insieme i cocci di un'illusione spezzata.
Hervör, Mia, Silja e Karen non si conoscono, i loro incontri sono sporadici e casuali (anche se questa casualità appare sempre molto forzata e poco autentica), interagiscono poche volte tra loro, e qualche volta si osservano di sfuggita facendo un paragone superficiale (ed erroneo) tra la loro vita e quella (ipotetica) dell'altra, da cui escono, ovviamente, sempre sconfitte.
Ogni capitolo è, infatti, dedicato ad una protagonista che racconta se stessa e la propria vita (come capita a tutti di fare in momenti di profondo sconforto), commiserandosi e sminuendosi. 
Nessuna di loro si sente adeguata, e tutte addossano a se stesse i loro fallimenti. 
È quindi normale, in questi momenti, vedersi dal proprio punto di vista come le uniche persone sbagliate, le uniche persone a cui vada tutto storto e vedere, di contro, gli altri sempre più sicuri, adeguati, felici e soddisfatti di quanto lo siamo noi.
Ma se si va oltre alla storia delle quattro donne narrata in queste pagine si capisce che, se c'è una cosa che questo libro insegna, è proprio questa: mai giudicare le persone dalla "copertina" e mai soffermarsi all'apparenza delle cose. Sembrerà un messaggio banale, ma è proprio vero.
Dietro ad un sorriso, ad una ostentata sicurezza e ad un aspetto appariscente, può nascondersi altrettanto dolore. 

Considerazioni:
Reykjavík Café non è sicuramente una lettura da ombrellone! E non solo per la sua ambientazione. Quella scritta in queste pagine è una storia, anzi dovrei dire sono delle storie, tormentate e tristi. Non c'è spensieratezza, brio o allegria nelle vite raccontate, ma solo delusione, tristezza e sofferenza.
A rendere più complessa e pesante la lettura, l'intreccio delle storie, non certo facilitato, dai nomi di persona e luoghi difficilmente memorizzabili.
Leggendo Reykjavík Café ho avuto l'impressione di leggere quattro libri compressi in uno, perché effettivamente di questo si tratta, dato che le storie hanno poco o nulla a che fare l'una con l'altra. Queste vengono collegate unicamente attraverso sporadici e casuali incontri tra le protagoniste (per la maggior parte superflui ai fini della storia), e che non hanno nemmeno la parvenza di essere così tanto casuali.
Si intuiscono fin troppo spesso (per non dire sempre) gli intrecci previsti, e se un incontro imprevisto è così facilmente prevedibile è perché è poco spontaneo. Sta alla bravura dell'autore fare apparire spontaneo un quadro che ha già ben impresso in mente. E questa è, a mio parere, una delle grandi pecche di questo romanzo. 
Tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere, perché un'utilità, quegli incontri apparentemente senza significato ce l'hanno, ed è stato questo che, da un certo punto di vista, mi ha spinto a vedere sotto una luce positiva questa lettura.
Come ho già detto nella recensione, è stato interessante osservare i personaggi per come ci vengono raccontati durante il capitolo a loro dedicato e poi rivederli, anche se solo per brevi attimi, attraverso gli occhi delle altre protagoniste, in un incontro fortuito al café piuttosto che in un altro locale.
Ed è proprio in questi incontri che si può riscontrare un comportamento molto comune tra tutti gli individui, ovvero quello di mettersi a paragone con gli altri.
Confrontare la propria esistenza e i propri fallimenti con quelli di un estraneo che, da un'occhiata superficiale, appare molto più soddisfatto di noi.
Anche nel libro accade questo. 
Vediamo come, la vita di ogni protagonista costellata, come sappiamo, dai mille problemi che l'affliggono, appaia sempre più rosea se vista dall'esterno.
Così, ad esempio, Mia che passa le sue giornate a bere e a piangere per dimenticare, appare, agli occhi di Karen, come una donna forte e sicura di sé che ha, sicuramente, pochi motivi per piangere. E così via...
Tuttavia mi sarei aspettata più diversificazione tra i caratteri delle protagoniste.
La scrittrice sceglie (non ho capito per quale motivo) di presentarci quattro giovani donne fin troppo simili, sia per le sventure che le vedono coinvolte, che per il modo in cui reagiscono a queste.
Quindi è come se ci presentasse, in definitiva, per quattro volte la stessa storia con piccole varianti.
Più o meno tutte sono state abbandonate, più o meno tutte reagiscono piangendo e affogando i loro dispiaceri nell'alcool.
E nessuna, alla fine del romanzo ha vero e proprio riscatto.
Hervör, ad esempio, da sempre alla ricerca della sua strada, sia lavorativa che sentimentale, si accontenta di fare un semplice viaggio di tre mesi in Inghilterra.
Mia, è fra tutte la più sfigata. Piena di debiti e distrutta psicologicamente dopo aver visto il suo ex compagno rifarsi una vita con la sua "sostituta", trova il suo lieto fine andando a lavorare come cameriera al Reykjavík Café. Per la serie: #MaiUnaGioia
Silja, dopo il tradimento del marito, si infatua di uno straniero che, proprio sul più bello, è costretto a partire per cause di forza maggiore.
Karen è l'unica tra le quattro ad intraprendere la strada per "la guarigione". Sembra infatti pronta a farsi coinvolgere in una relazione a lungo termine, pronta ad innamorarsi e a mettere da parte la sua paura di legarsi a qualcuno.
In tutto ciò, la nota positiva di questo libro è stata sicuramente la storia d'amore di Marinò, l'anziano signore che passa le sue giornate al Reykjavík Café a giocare, da solo, a scacchi.
I suoi ricordi mi hanno commossa :')
Anche la sua purtroppo non è una storia allegra, ma sicuramente la più emozionate tra quelle narrate in queste pagine :'(

“«Così è andata» disse Marinó infine. «Ho imparato a non dare mai per scontato la presenza delle persone amate. Se potessi rivivere di nuovo quel poco tempo che abbiamo trascorso insieme, la bacerei più spesso. L’abbraccerei più spesso. Non andrei sempre via. Non vale la pena rimandare. Il tempo può essere tiranno, la vita ti può essere tolta quando meno te l’aspetti.»”


Ringrazio la casa editrice Sonzogno per avermi inviato una copia del romanzo.

il mio voto per questo libro

lunedì 13 luglio 2015

In my mailbox #16


Salve avventori!
Rieccoci con nuove entrate che si sono aggiunte alla nostra libreria. Si è vero, ci siamo ricascate, ma alcuni di questi libri sono gentili omaggi che ci sono arrivati da autori e case editrici. Quindi non chiamatici pinocchie e comprendeteci XD


♥ ‎GalaCox‬ ‪‎di Raffaella Fenoglio‬ 
Questo libro ci è stato gentilmente inviato dall'autrice. 
E' un bel tomo corposo di quasi 500 pagine. 
La trama sembra molto particolare. Mi aspetto una storia originale, divertente e anche misteriosa.







♥ ‎I trasfigurati di John Wyndham‬ 
Questo libro ci è stato gentilmente inviato dalla casa editrice.
Il clima in cui si svolge è post apocalittico, e la storia si concentra in uno dei pochi villaggi sopravvissuti alla devastazione del pianeta, a seguito di un disastro atomico.
Non aggiungo altro, ma già da questo, il libro sembra avere tutte le promesse per regalare emozioni assicurate. 
E poi... che copertina!



♥ Lo straordinario viaggio di Edward Tulane di Kate DiCamillo‬ 
Ho scoperto questo libro attraverso il blog "Montagne di libri" , e l'ho subito desiderato.
I motivi sono vari: la recensione entusiasta di Rain'B, la cover deliziosa, la storia che lo sembra altrettanto, e ovviamente il fatto che si tratti di uln libro illustrato ha giocato molto a suo favore. 
Sapete quanto amo i libri illustrati *-*
Spero davvero che la lettura non deluda le mie aspettative che, come avrete capito, sono abbastanza alte XD



♥ La casa dei fantasmi di John Boyne 
Ho desiderato questo libro da quando ho visto la copertina tra le ultime uscite della Rizzoli. Dopodiché sono andata a leggere l'anteprima gratuita su ibooks, e il desiderio è cresciuto enormemente.
La storia, già dalle prime pagine, sembra promettere il mistero e l'atmosfera che tanto apprezzo in questo genere di libro.
Non vedo davvero l'ora di leggerlo *-*



E voi? Avete qualcuno di questi titoli nelle vostre librerie?

venerdì 10 luglio 2015

Recensione: "Piccole donne" di Louisa May Alcott

Titolo: Piccole donne
Titolo originale: Little women
Autore: Louisa May Alcott
Editore: Bur
Data di Pubblicazione: 2012
Pagine: 336
Prezzo: 8,90 € 

Trama:
Il romanzo racconta la storia delle quattro sorelle March: Meg, Jo, Beth ed Amy, e delle lezioni di vita che riescono ad apprendere da un anno piuttosto duro.
Il signor March, infatti, è andato in guerra, lasciando le figlie e la moglie da sole, con poche risorse economiche e costrette a provvedere a se stesse. 
Le ragazze, si vedranno costrette ad affrontare, in questo clima non proprio roseo, i problemi tipici dell'adolescenza, e molte volte i loro caratteri verranno messi alla prova.
Tutte cercheranno, anche grazie agli insegnamenti materni, di vincere i propri difetti e diventare delle grandi piccole donne.

Recensione:
Louisa May Alcott in queste pagine dà vita ad uno dei più grandi classici della letteratura americana e non.
La scrittrice, attraverso una storia semplice e genuina, racconta delle gioie e dei sacrifici di una famiglia con protagoniste quattro donne, tutte estremamente diverse tra loro. 
Ambientato tra il 1860 e il 1861, il romanzo porta il lettore ad entrare all'interno del microcosmo della famiglia March, dove la saggezza e la premura di una madre coraggio tengono saldi i fragili equilibri della casa.
Dopo la crisi economica e la partenza del capofamiglia per la guerra, le donne di casa vivono un periodo di sconforto che le metterà duramente alla prova.
Abbandonati i lussi della vita di un tempo Meg e Jo, le due sorelle maggiori, si rimboccano le maniche e decidono di lavorare per aiutare la famiglia.
Meg fa da governante ad una famiglia di vicini, mentre Jo si sobbarca il compito di fare da badante alla burbera e petulante zia March.
Sebbene le ragazze siano volenterose, spesso, da normali adolescenti, si lasciano andare a momenti di sconforto.
Desiderano avere quello che le altre ragazze della loro età hanno, divertimenti e vestiti, gingilli e decori, cappellini e merletti e non dover lavorare per farlo.
Meg è fra tutte la più malinconica, quella che ha più memoria dei giorni felici e senza problemi e proprio per questa ragione quella che più se ne rammarica.
Fatica ad accettare la nuova condizione di povertà e guarda con un pizzico di invidia i vezzi e i sollazzi che si concedono le sue amiche.
Jo è un maschiaccio con una personalità tempestosa. A differenza di sua sorella maggiore non ha il rimpianto delle feste e dei balli a cui non può partecipare. Il suo rifugio ideale sono i libri e il suo rammarico più grande quello di non poterne avere in abbondanza.
Beth è fra tutte le sorelle quella più timida e insicura, così tanto da non andare a scuola e preferire l'insegnamento a casa.
Le sue passioni sono le vecchie bambole, che tratta come vere e proprie bambine, e la musica. Un vecchio piano dalle note un po' stonate è, per lei, il mezzo attraverso il quale regala un po' di se stessa al mondo.
Quanto suona non è più la timida e spaventata Beth, ma un'anima libera e leggera.
La piccola Amy è tra le quattro ragazze la più viziata ed egoista.
Maniere aristocratiche e piglio da reginetta, detesta il suo naso tanto quanto ama le caramelle.
Desiderosa di crescere in fretta e di diventare in tutto e per tutto una donnina, Amy sogna i balli e i ricevimenti a cui, raramente, partecipano le sue sorelle maggiori.
Ogni ragazza ci viene descritta con i suoi pregi e difetti e le varie situazioni, appaiono spesso, il pretesto, un po' troppo forzato, per impartire a loro, e di conseguenza al lettore, lezioni di vita e di umiltà.
Da questo punto di vista, la voce materna e i suoi insegnamenti, seppur teneri e affettuosi, assumono contorni forzati e buonisti.
Nel complesso però "Piccole donne" risulta una lettura scorrevole e piacevole.
Un libro che sicuramente rientra tra quelli da leggere, almeno una volta nella vita.

Considerazioni:
Come tutti credo, pur non avendo letto il libro, conoscevo la storia delle quattro sorelle March.
Però, tutti sappiamo che leggere un libro regala sempre qualcosa in più, o di diverso.
Le trasposizioni omettono, come è ovvio che sia, molti fatti o in alcuni casi distorcono addirittura la storia.
In questo caso ciò non avviene, anzi, se non ricordo male, il film è abbastanza fedele alla trama ideata dalla Alcott.
E in un certo senso la cosa mi ha un po' deluso. Mi spiego.
Ero convinta che la pellicola desse più spazio a Jo, rispetto alle altre sorelle perché, in un film, incentrare la storia sul personaggio più forte fa più presa ma, erroneamente, credevo che nel libro, in cui non ci sono limiti di tempo, a tutte le sorelle fosse dato il medesimo spazio.
Purtroppo non è così. Non che sia cosa grave, ovvio. Però ammetto che avrei preferito che a Beth come ad Amy fosse riservata la stessa attenzione descrittiva che viene riservata alle sorelle maggiori. A Josephine in particolare.
Invece le altre non sono che il contorno al personaggio di punta, e quella che ne fa le spese è soprattutto la povera bistrattata Beth che la scrittrice liquida sempre con poche parole.
Oltre questo, mi ha infastidito il buonismo dilagante in queste pagine.
Mi ha ricordato per certi versi (sebbene non arrivi a quel livello) "Cuore" di Edmondo de Amicis.
Discorsi patriottici esasperanti che vedono le famiglie contente di sacrificare un loro membro, se la patria lo richiede, e che anzi sarebbero deluse del contrario.
Per non parlare della signora March che prende ogni piccolo sbaglio o errore delle figlie come scusa per propinarci una bella ramanzina.
Così quando Meg è vanesia e pensa con dolore alle feste e ai vestiti che non può concedersi, la mamma è lì pronta a metterla subito in guardia da quelle che sono le cose effimere della vita, spronandola ad ambire a desideri più importanti.
Quando Jo si infuria perché la piccola Amy, forte del desiderio di farsi giustizia per un'offesa ricevuta, le brucia il manoscritto, frutto di anni di duro lavoro, la mamma le consiglia di migliorare il suo carattere e diventare meno impulsiva (a Jo, non ad Amy come ci si aspetterebbe!).
E quando le situazioni paiono non volersi proprio risolvere arriva la sorte che, con la malattia di Beth e la sua successiva guarigione, mostra a tutte quali sono i veri doni della vita.

“Allora sì che Margherita, mentre sedeva sola sola al suo lavoro, colle lacrime che spesso le rigavano le guance, cominciava a comprendere quanto era stata felice con i beni che aveva prima avuto e disprezzato e quanto questi fossero più preziosi di qualunque agiatezza che avesse potuto darle il denaro; quanto era stata ricca in amore, protezione, pace e salute, che sono le vere benedizioni della vita.”

Insomma il fine del libro verte su questo. 
Mostrare a chi legge quali sono i veri valori e qual è la retta via da seguire per essere felici.
Nonostante l'eccessivo moralismo, la storia non diventa mai fastidiosa, forse perché le paternali sono lasciate sempre alla buona voce materna, a cui, l'unica cosa che non si può mai rimproverare è la troppa apprensione. 

il mio voto per questo libro

mercoledì 8 luglio 2015

Sotto l'ombrellone #5


Salve avventori!
È passato quasi un anno dall'ultimo appuntamento con questa rubrica, ma con l'arrivo del bel tempo, io e Muriomu non abbiamo aspettato a metterci all'opera.
Abbiamo aguzzato la vista e, tra un bagno e l'altro, abbiamo tentato in tutti i modi di sbirciare i nostri vicini di ombrellone e, ovviamente, le loro letture.
Per il momento gli avvistamenti non sono stati tanti, ma speriamo che nei prossimi giorni possano aumentare. Nel frattempo ecco i titoli che abbiamo scovato...

♥ L'ultima lettera d'amore di Jojo Moyes

Lo conosco? 

L'ho letto? no

Identikit del lettore: donna sui trent'anni, capelli lunghi e lisci, castano scuro. Magra e abbronzata, con occhiali da sole posizionati sulla testa, e olio sparso su tutto il corpo, ha passato tutto il tempo sulla sdraio, immersa nella lettura.

Costume da bagno: bikini fucsia e arancione, con top a fascia 

♥ Il caffè dei miracoli di Franco Di Mare

Lo conosco?

L'ho letto? no

Identikit del lettore: uomo sui cinquant'anni, leggermente in carne, calvo ma con radi capelli, castani e grigi, sulle tempie, e baffi folti... sotto il naso ovviamente :P
Ha alternato spesso la pausa lettura a lunghe nuotate e ad ancor più lunghe chiacchierate in tipico dialetto pugliese XD

Costume da bagno: boxer blu notte con due righe bianche sui lati 

♥ Il lago di Banana Yoshimoto

Lo conosco? no

L'ho letto? no

Identikit del lettore: ragazza sui vent'anni, capelli corti rosso fuoco e piercing al naso. Alta, snella e muscolosa. Era sdraiata su una stuoia, accanto ad un'amica che ascoltava la musica e cantava ad alta voce. Inutile dire che mi sono chiesta più volte come facesse la nostra lettrice a non lamentarsi affatto U_U

Costume da bagno: bikini verde menta tinta unita 

E per ora questo è tutto. 
Noi continueremo imperterrite a lavorare per voi, sperando di non attirare troppo l'attenzione XD
Continuate a seguirci per i prossimi aggiornamenti!

lunedì 6 luglio 2015

Recensione: "Borgo Propizio" di Loredana Limone

Titolo: Borgo Propizio
Autore: Loredana Limone
Editore: Guanda
Data di pubblicazione: 10 Maggio 2012
Pagine: 285
Prezzo: 8,99 € (ebook)

Trama:
Quasi tutte le fiabe cominciano con C'era una volta, ma questa è diversa. Questa comincia con C'è una volta... Perché è oggi che Belinda ha intenzione di ripartire e Borgo Propizio, un paese in collina, in un'Italia che può sembrare un po' fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria. Il borgo è decaduto e si dice addirittura che vi aleggi un fantasma... ma che importa!
A eseguire i lavori nel negozio, un tempo bottega di ciabattino, è Ruggero, un volenteroso operaio che potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi). Le sue giornate sono piene di affanni, tra attempati e tirannici genitori, smarrimenti di piastrelle e ritrovamenti di anelli... 
Ma c'è anche una grande felicità: l'amore, sbocciato all'improvviso, per Mariolina, che al borgo temeva di invecchiare zitella con la sorella Marietta, maga dell'uncinetto. 
Un amore che riaccende i pettegolezzi: dalla ciarliera Elvira alla strabica Gemma, non si parla d'altro, mentre in casa di Belinda la onnipresente zia Letizia ordisce piani, ascoltando le eterne canzoni del Gran Musicante. Intanto i lavori nella latteria continuano, generando sorprese nella vita di tutti... 

Recensione:
Quella che Loredana Limone racconta in queste pagine ha tutte le carte per essere una vera e propria fiaba moderna.
Il regno in cui si svolge è Borgo Propizio, un piccolo paesino tra le colline dove il tempo, pur passando inesorabile, sembra essersi fermato.
Come ogni regno anche questo ha un castello, ma non è abitato da una splendida principessa dalla chioma dorata, bensì da un fantasma misterioso.
Il castello, il fantasma, e la sua leggenda non sono che il contorno di questa favola che ha, invece, come protagonisti personaggi più comuni, più normali, più veri, con i vari pregi e difetti che li caratterizzano.
A Borgo Propizio tutto scorre uguale a sempre, ma le lancette dell'orologio riprendono a camminare con l'arrivo di Belinda.
La giovane ragazza ha scelto di abbandonare la vita di città per rincorrere il sogno di aprire una latteria e vivere, perciò, dedicandosi a quello che più ama.
L'arrivo di Belinda, pur inconsapevolmente darà vita ad una serie di reazioni a catena che smuoveranno finalmente gli equilibri della vita del borgo.
L'esistenza che subirà più cambiamenti sarà quella di Mariolina.
Mariolina e Marietta sono due sorelle che sin da bambine hanno vissuto in simbiosi.
Cresciute con un padre che le ha abbondante troppo presto e una madre che si è lasciata distruggere da quel dolore.
Le due sorelle hanno sempre vissuto l'una per l'altra e per molti anni sono bastate a se stesse, tenendo fuori il mondo esterno e preservando gli ideali di verginità e integrità che la loro madre gli ha insegnato.
Ora alla soglia di quasi cinquant'anni sono sole e piene di rimpianti.
Ma la svolta è vicina, almeno per una di loro, i giorni di solitudine hanno i minuti contati.
Mariolina, uscita da lavoro, viene investita, letteralmente e metaforicamente, da Ruggero, il tuttofare che si occupa dei lavori di ristrutturazione della latteria.
Durante la lettura seguiamo la loro improvvisa e focosa storia d'amore, ma non solo.
I personaggi che vivono in queste pagine sono numerosi e curiosi.
Non manca davvero nulla, dalla coppia separata che tenta la riconciliazione, alla donna che fugge dalle angherie subite dal marito, fino al l'immancabile cliché del coniuge che mal sopporta la sua, non tanto dolce, metà.
E ovviamente, un piccolo paesino non può esistere senza gli occhi e le orecchie dei pettegoli che vedono, sentono e sanno tutto. E il Borgo conta più di un esponente di questa specie.
Tra una tazza di latte, una torta dolce di ceci, un sorriso, una riflessione e una risata, Loredana Limone ci invita ad entrare a far parte del piccolo mondo che ha costruito per noi. 
Ci presenta dei personaggi e ce li fa diventare amici. 
Ci regala una storia fresca, allegra e frizzante. Una storia semplice, fatta di persone semplici, che ha il sapore di una favola e che, come le favole, non stanca mai ed è destinata a diventare eterna.

Considerazioni:
Ho comprato l'ebook di questo libro dopo aver ricevuto il suo seguito in gentile omaggio dell'ufficio stampa Lettera EFFE.
Non mi piace iniziare le cose a metà, perciò ho voluto cominciare a conoscere la storia di Borgo Propizio dal suo principio.
E devo dire di non essermi pentita. 
La lettura si è rivelata molto piacevole e leggera, una vera boccata di aria fresca.
Simpatico e divertente anche se non propriamente realistico.
I fatti avvengono in maniera rapida e altrettanto rapidamente si risolvono. Nessun intoppo dura più di qualche pagina, i nodi vengono subito al pettine, e non c'è nessun personaggio che metta seriamente i bastoni fra le ruote a nessuno.
I problemi sono piccole macchie che vengono lavate via con una passata di acqua e sapone. 
Non avviene mai nulla di irrisolvibile che turbi, per più di un attimo, la mente dei protagonisti.
Il che, seppur avvolga tutta la storia in un aura favolistica, non mi è dispiaciuto affatto.
Ogni tanto una lettura allegra, che non faccia troppo pensare e che lasci con il sorriso, ci vuole. 
E questa è perfetta a quello scopo, almeno per me, perché è leggera senza essere insulsa, è frivola senza essere sciocca.
Dei piccoli nei però li ho trovati anche qui.
Innanzitutto ho atteso con ansia che venisse descritta l'inaugurazione della latteria. 
Avrei voluto perdermi nella descrizione dei dettagli dell'arredo, dell'atmosfera, dei profumi, della gente che assaggiava, dapprima restia, e poi sempre più entusiasta, i manicaretti preparati da Belinda e da sua zia Letizia. 
Invece sono rimasta delusa, perché come non si indugia molto sulle emozioni e sui sentimenti, non si è indugiato nemmeno in questi particolari descrittivi, che io avrei, invece, adorato leggere.
Inoltre non mi è andato a genio il modo sbrigativo con cui viene, a fine lettura, liquidata la questione del padre di Marietta e Mariolina.
A parer mio, dato che l'autrice non aveva intenzione di appesantire il libro con questioni importanti, avrebbe fatto meglio a non intavolare nemmeno la questione.
Ma dal momento che ce la presenta, io avrei voluto leggerne lo svolgimento, o leggere almeno del primo incontro tra lui e Mariolina.
Detto questo, il libro mi ha lasciato con una dolce sensazione di allegria e con la voglia di tornare a far visita a Borgo Propizio. E state certi che lo farò molto presto.

il mio voto per questo libro

giovedì 2 luglio 2015

Recensione in anteprima: "Mistero a Villa del Lieto Tramonto" di Minna Lindgren

Titolo: Mistero a Villa del Lieto Tramonto
Autore: Minna Lindgren
Editore: Sonzogno
Data di pubblicazione: 2 luglio 2015
Pagine: 288
Prezzo: 16,50 € (cartaceo); 9,99 € (ebook)

Trama:
A Villa del Lieto Tramonto, ridente casa di riposo immersa nella foresta vicino a Helsinki, è l’ora del caffè e, come al solito, Irma e Siiri, due vivaci novantenni ospiti della residenza, amano trascorrere quel momento in perfetto relax. Dopo le partite a canasta, le lezioni di ginnastica dolce, il whiskino prescritto dal medico o le riunioni del gruppo per la memoria, un’oretta di svago ci vuole per scambiarsi ricordi di giovinezza o spettegolare sul funerale del giorno, che è pur sempre una festa e un avvenimento per curare il proprio look. Ma soprattutto, l’ora del caffè dà l’occasione per criticare il regolamento e l’incuria del personale specializzato, quello che figli e nipoti, per guarire i sensi di colpa, chiamano “servizi di eccellenza”.
Per fortuna dalla Villa si può anche uscire, andare in giro in tram per rifarsi l’occhio con le bellezze della capitale finlandese, e così a Siiri, Irma e alla loro terza compagna, Anna-Liisa, capita di osservare, con bonario sarcasmo, le stranezze del mondo moderno che le circonda.
A turbare la routine delle tre amiche è però un fatto terribile: la morte, in circostanze misteriose, del giovane cuoco, sempre gentile e pieno di allegria, accompagnata da una serie di episodi inquietanti che rivelano il lato sinistro di quel rifugio, ora non più così accogliente.
Siiri, Irma e Anna-Liisa, trasformatesi in provette Miss Marple, tenteranno di venire a capo degli enigmi nascosti tra le mura dell’amena residenza.

Recensione:
Non sono mai stata una grande amante dei gialli, devo ammetterlo.
Delitti, indagini, indizi e sospettati non fanno proprio per me.
Però quando ho letto per la prima volta la trama di questo romanzo ho subito desiderato saperne di più.
Sarà il fatto che le investigatrici non sono altro che tre arzille vecchiette, o che il luogo del misfatto consiste in una alquanto strana residenza per anziani, od ancora che la narrazione ha come sfondo niente di meno che l'affascinante e gelida Helsinki.
Come se non bastasse, per la serie "anche l'occhio vuole la sua parte", credo che anche la splendida cover realizzata da Valentina Cinetto abbia avuto un ruolo decisivo in questa scelta.
Ho iniziato quindi questo libro carica di aspettative e posso dire che non sono state affatto deluse.
"Mistero a Villa del Lieto Tramonto" è decisamente un romanzo originale, che non risparmia sorprese.
Inizialmente ci troviamo catapultati nella quotidianità di un gruppo di anziani che si divide tra partite a canasta, lezioni di ginnastica e laboratori di bricolage.
Così trascorrono le giornate anche Siiri, Irma, e Anna-Liisa, le tre protagoniste, che cercano di rompere la monotonia con giri turistici per la città, spuntini pomeridiani o leggendo necrologi.
Tutto scorre come sempre fino a quando la notizia della dipartita di Tero, il giovane aiuto cuoco, non giunge alle loro orecchie. Loro, abituate alla morte più di chiunque altro, che spesso non fanno che attendere la propria ora, non riescono proprio a credere che un ragazzo così aitante e in salute si sia spento all'improvviso.
Solo in un secondo momento, quando il personale della struttura declinerà senza mezzi termini le loro domande sull'accaduto, o quando a questo disgrazia se ne aggiungeranno altre ben più gravi, le anziane signore cominceranno a rendersi conto che il posto che da tempo considerano la loro casa è più pericoloso di quanto abbiano mai osato immaginare.
Forse la morte di Tero non è poi così accidentale come vogliono far credere, e forse la simultanea scomparsa dell'assistente sociale Pasi non è solo una coincidenza.
Inoltre altre inaspettate e terribili rivelazioni porteranno nuova luce su aspetti della residenza che avevano fino ad allora sottovalutato.
Tipo il reparto di isolamento, cos'è davvero?
Perché anziani ancora pieni di vita vengono trasferiti lì, e soprattutto, perché una volta che si è entrati non c'è modo di uscirne?
Da questi dubbi ha inizio l'indagine vera e propria, che vedrà le nostre coraggiose amiche sfidare i pregiudizi di chi le considera solo relitti della società. Armate di girelli, bastoni (o come direbbe Irma "cavalier gastoni"), e biglietti di corsa illimitata per il tram, inizieranno a scorrazzare per la città e per gli ospedali alla ricerca della verità.
Come avrete intuito, il racconto è sapientemente condito con humor e scene bizzarre ed esilaranti (che non risparmieranno neppure cerimonie solenni, come i funerali).
Oltre alla situazione, di per sé stravagante, si aggiungono le personalità decise dei personaggi che catturano pienamente l'attenzione.
Da Siiri, riflessiva e insicura, ad Anna-Liisa, precisa e razionale, fino a Irma, la parte istintiva del gruppo, ed anche l'anima della festa. I suoi particolari modi di dire, le battutine sempre pronte, l'impudenza e l'irriducibile forza d'animo che la contraddistinguono, non possono non conquistare il lettore.

“Qualche volta, per un semplice vezzo, facevano un salto l’una a casa dell’altra in camicia da notte. Era uno degli aspetti positivi della vecchiaia, potersene andare in giro in vestaglia, mangiare quel che si voleva e fare tutto quello di cui si aveva voglia. Quando erano giovani, oltretutto, la torta non c’era mai. 
«Toorta» la correggeva Irma. «Devono esserci molte ooo così che suoni buona alle orecchie quanto al palato. Prendi altra toorta, mentre io butto giù una pasticca di amaryl.» 
Irma era convinta che la pillola per il diabete avesse un effetto immediato. Se inghiottita insieme alla torta, non c’era bisogno di preoccuparsi per il livello degli zuccheri nel sangue, e così arrivava a mangiare la bellezza di tre coni gelato uno dopo l’altro, accompagnati da una pasticca e un goccio di whisky.”

In generale tutto il libro è contraddistinto da situazione paradossali, il più delle volte divertenti.
Se pensate però che questa sia una di quelle letture leggere e poco impegnative, vi sbagliate. 
Oltre al lato buffo e spiritoso della vicenda il libro fa trapelare altri aspetti più importanti e decisamente poco allegri. In questo Minna Lindgren fa trapelare il suo istinto di giornalista d'inchiesta. 
Il mondo descritto è visto con gli occhi degli anziani, troppo spesso trascurati o addirittura dimenticati. Parcheggiati dai figli in ospizi e abbandonati al loro destino, o addirittura maltrattati in quelle strutture che dovrebbero fare del benessere dei loro ospiti il loro obiettivo.
Non avendo più nessuno che si cura di loro, trovano nei loro compagni di sventura, l'affetto e la compagnia che non ricevono più dai loro cari. Perché solo chi condivide le stesse pene può capire cosa significa invecchiare e sentirsi inutili, solo i vecchi sanno com'è vivere in una realtà a misura di giovani, fatta di smartphone, bancomat e centri commerciali.

“Era come se gli ultranovantenni vivessero su un’isola deserta, lontano dal mondo degli altri. Alla banca non accettavano le sue banconote, la casa per anziani era un covo di criminali, e a loro non restava altro che trascinarsi all’ora di ginnastica per fare gli esercizi col bastone. Anche dal tram osservavano da spettatrici la vita che sfrecciava via, come fosse un programma tv e loro non avessero il telecomando.”

Infatti, tralasciando il mistero da risolvere, credo che il fulcro del libro sia proprio questo: offrire una visione diversa dalla solita, quella degli indesiderati e dei reietti. E più di tutto dare un messaggio: nessuno è inutile, nemmeno a novant'anni.

Considerazioni:
Ho adorato questo libro per più motivi.
Il primo è l'ambientazione, che ha un ruolo importante per tutta la narrazione.
Essendo Siiri una grande amante dei tram, molto spesso ci ritroveremo ad osservare il paesaggio dai finestrini del suo mezzo di locomozione preferito.
I percorsi da lei prescelti sono il più delle volte gli stessi (la linea 4 e la 8), ciononostante ad ogni occasione l'autrice non manca di farci notare cose differenti, dai teatri d'epoca ai palazzi più moderni, fino alle sculture che ornano le piazze.
Ho apprezzato molto queste descrizioni perché aiutano a creare lo scenario, ed ancora di più lo apprezzerei se avessi per davvero occasione di percorrere le stesse strade attraversate dai protagonisti.
Il secondo motivo sono i personaggi, tutti hanno una personalità ben definita, sia quelli principali che quelli secondari.
Mi è piaciuto tanto leggere dei rapporti che legano tutti, ma in particolare quello tra Irma e Siiri.
I loro caratteri si completano a vicenda, con la prima sempre pronta allo scherzo e a vedere il lato positivo nella vita, e la seconda cauta ed ingenua.
Da questo punto di vista mi hanno un po' ricordato Idgie e Ninny di "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop".
Inoltre, tutte e tre, compresa Anna-Liisa, trovandosi immischiate in faccende più grandi di loro, saranno spinte a rivelare alle altre, a loro stesse, e a chi legge, nuovi lati del loro carattere.
Se Siiri troverà quindi finalmente il coraggio di far valere i suoi diritti, Anna-Liisa paleserà le fragilità a lungo nascoste. E Irma? Beh lei era già perfetta così XD
Per di più le circostanze spiacevoli che dovranno affrontare insieme le porteranno a cementare ancora di più l'amicizia che le lega. Perché si sa, ciò che non divide unisce.

“Irma le mancava. Aveva nostalgia della sua risata e dei discorsi sconclusionati. Per un attimo le parve di risentire la sua voce allegra e il tintinnio dei braccialetti. Nelle narici avvertì persino il suo profumo leggermente dolciastro. Le salirono le lacrime agli occhi, respirava a fatica. Come aveva potuto pensare talvolta che fosse pesante? In quel momento avrebbe ascoltato sette volte di fila il racconto della mensola che si staccava dal muro e di suo marito che gridava «dannazione». Oppure era «diavolo»? Anche lei cominciava a fare confusione su tutto.”

Il terzo e ultimo motivo è quello a cui accennavo prima: il poter aver accesso alle abitudini e ai modi di fare di personaggi più in là negli anni (cosa inusuale nella letteratura).
L'autrice è riuscita a rendere questa realtà in modo mai banale o noioso, alleggerendo spesso il tutto con battute e situazione divertenti.
Ho trovato interessante leggere dei loro passatempi quotidiani, come l'ora di ginnastica o le cenette a base di pasticcio di fegato (necessariamente comprato in sconto) ma anche delle difficoltà nelle situazioni di tutti i giorni, quali raggiungere una chiesa a piedi o scendere una rampa. O ancora vedere come cose ormai naturali per la nostra generazione (tipo il controllare il proprio conto online o navigare su internet) siano ritenute da loro troppo strane o ardite.
Ancora più curioso è il poter osservare gli anziani anche dall'esterno, e il vedere come il resto del mondo interagisce con loro. Dalle infermiere che ritengono inutile perdere tempo prezioso elargendo cure e attenzioni a chi non è più in grado di capire, ai poliziotti che danno per scontato che chi è vecchio è anche incapace di intendere e volere, fino al resto dei passanti, che non si degnano neanche di rispondere a semplici domande.
Ovviamente bisogna tener conto che si parla sempre di un romanzo, tuttavia ritengo che non tutto sia effettivamente solo frutto di fantasia. Queste situazioni, per fortuna non sempre, accadono per davvero, ed il saper unire l'estro creativo alla denuncia sociale è un rischio che non tutti hanno il coraggio di correre. Per fortuna Minna Lindgren è una di questi.

Ringrazio la casa editrice Sonzogno per avermi inviato una copia del romanzo.

il mio voto per questo libro

mercoledì 1 luglio 2015

Presentazione: "Il Tocco Dell'Aldilà" di Ornella Calcagnile

Salve avventori!
Oggi vi presento il nuovo libro di Ornella Calcagnile.
Ornella in questa libro sembra raccontare una storia in bilico tra l'urban fantasy e l'horror, che ha come protagonisti due adolescenti. La cover è abbastanza inquietante ed esplicativa...
Lo leggerò presto e vi farò sapere qualcosa di più, intanto vi lascio con la trama e la bio dell'autrice.

Titolo: Il Tocco Dell'Aldilà
Autore: Ornella Calcagnile
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 49
Prezzo: 0,99 € (eBook)



Trama:

Imma e David sono solo amici virtuali, uniti dai social e la passione per i film, almeno fino a quando non decidono di incontrarsi. David ha tutte le qualità possibili e immaginabili che un ventiquattrenne possa desiderare: è bello, intelligente e prestante. Tuttavia si impone un isolamento inspiegabile agli occhi di chi lo circonda. 
Nessuno conosce inquietante segreto che fin da bambino, quando il suo cuore ha smesso di battere per qualche istante, affligge il giovane. Imma, spigliata e solare, rappresenta una boccata d’aria fresca nella sua vita grigia e solitaria ma la serenità non durerà a lungo. La ragazza scoprirà nel modo più cruento cosa si cela nei trascorsi del suo sventurato amico, affrontandone i fantasmi del passato e avvicinandosi a un mondo che mai l’aveva sfiorata.

Autore:
Ornella Calcagnile, nata a Napoli nel 1986, diplomata all’Istituto D’Arte, laureata in Scienze della Comunicazione, ha sempre avuto un debole per tutto ciò che riguarda la creatività: grafica, disegno, fotografia, video-editing, fumetto e cinema. 
Inizia a scrivere nel 2008 per dare sfogo alla sua fantasia ma con il tempo nasce una vera e propria passione che la induce a creare un blog di racconti e a lavorare sei mesi come copywriter, avvicinandola ulteriormente al mondo dell’elaborazione testi e della comunicazione.
Nel 2012 apre un lit-blog Peccati di Penna dedicato alle recensioni e alla presentazione di giovani autori.
Nel 2013 esordisce come autrice con il romanzo urban fantasy Helena, pubblicato con Ute Libri. - Nel 2014 si cimenta in alcune auto-pubblicazioni:
"Black The Hunter" racconto urban fantasy spin-off di Helena. 
"È la mia natura" racconto horror con contaminazione urban fantasy 
 "Fil Rouge" romanzo rosa contemporaneo;
 "Spicchi di Luna" racconto urban fantasy.
Nel 2015 pubblica:
 "La Dannazione Della Sirena" racconto urban fantasy dark edito Lettere Animate Editore;
 "Il tocco dell’aldilà" racconto urban fantasy edito da Dunwich Edizioni.

Contatto:
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