lunedì 12 ottobre 2015

I love this cover #12

Salve avventori!
Rieccoci con la rubrica "I love this cover" dedicata, ovviamente, alle migliori copertine attualmente in circolazione, sempre secondo il nostro insindacabile giudizio U_U
Oggi voglio parlarvi del nuovo libro di Lauren Oliver, ovvero "The Shrunked Head", primo capitolo della trilogia "Curiosity House".





Philippa, Sam e Thomas, orfani e dotati di prodigiose abilità, vivono serenamente nel Museo di Dumfrey, dove per soli 10 centesimi si possono ammirare scherzi della natura, stramberie e altre meraviglie. Ma quando una quarta ragazzina, la lanciatrice di coltelli Max, si unisce al gruppo, si innesca una drammatica catena di inaspettati eventi. A partire dal misterioso furto della testa rimpicciolita che i quattro sono determinati a ritrovare e riportare al Museo. Se non fosse che durante le frenetiche ricerche si imbattono in una serie di omicidi e, soprattutto, in un esplosivo segreto che li riguarda tutti…





Avevo adocchiato questa copertina un po' di tempo fa da qualche parte nel web. Mi aveva colpito, e dopo aver letto qualche riga della trama, ero rimasta ancora più incuriosita.
Mi è piaciuta subito l'idea della facciata della casa che lascia intravedere le stramberie all'interno. 
In realtà, come forse alcuni di voi già sapranno, un dato essenziale per una buona copertina è, per me, l'attinenza alla storia narrata nelle pagine.
Già osservandola per pochi secondi, devi intuire cosa troverai all'interno. E questa caratteristica è perfettamente rispettata nel libro di cui vi parlo.
Adoro l'atmosfera notturna, la possibilità di poter sbirciare oltre le mura domestiche (naturalmente solo in quelle letterarie) e anche il font prescelto.
Potete immaginare la mia sorpresa nello scoprire che questo libro che già iniziavo a bramare è illustrato niente di meno che dal maestro... Benjamin Lacombe!
Di solito riconosco il suo stile, ma in questo caso non ne avevo la minima idea!
Dopo questa inattesa rivelazione, ero ancora più desiderosa di vedere al più presto la pubblicazione italiana ed ecco l'amara sorpresa: nuova cover, e persino nuovo titolo.
Io davvero non capisco perché gli editori italiani si ostinino a donare un new style a libri già di per sé ben fatti che, per di più, portano una firma di tutto rispetto.
Invece no, cambiamo tutto, nome compreso, altrimenti non siamo contenti.
La cover italiana, come potrete vedere, non è malaccio, ma pare molto più infantile, e i disegni sono decisamente meno curati. Tutto è troppo piatto e senza sfumature, i personaggi troppo spigolosi (a vederli paiono quasi membri di una boy band) e il titolo prende troppo spazio. Insomma tutto troppo troppo sbagliato >_< 
Bocciata su tutti i fronti!
Ma venendo a voi, cosa ne pensate? 
Non voglio influenzare la vostra opinione ma pensate bene alla vostra risposta XD 
Quale delle due versioni preferite? 

venerdì 9 ottobre 2015

Recensione: "I segreti di Heap House" di Edward Carey

Titolo: I segreti di Heap House
Autore:  Edward Carey
Copertina e illustrazioni: Edward Carey
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: 19 Marzo 2015
Pagine: 368
Prezzo: 18,00 € (cartaceo)

Trama:
Clod è un Iremonger. Vive tra un mare di oggetti gettati via o smarriti che provengono da tutti gli angoli di Londra. E al centro di questo mare c’è una casa, Heap House, un insieme di tetti, torrette, comignoli, parti di case smantellate con i loro misteri, raccolti per tutta la città e fusi in un labirinto vivo di scale, saloni e angoli nascosti. 
Gli Iremonger hanno una caratteristica: ciascun Iremonger è legato, sin dalla nascita, a un oggetto. Ma Clod Iremonger ha una caratteristica ulteriore: lui può udire i sussurri degli oggetti. Il primo di cui ha avvertito la voce è stato il suo oggetto natale: il tappo da bagno universale James Henry che diceva proprio questo “James Hayward Henry”. 
Ma un giorno su Heap House iniziano a radunarsi nubi di tempesta: gli Iremonger sono sempre più irrequieti e le voci degli oggetti si fanno più forti; Clod incontra Lucy Pennant, una ragazza appena arrivata a Heap House, e la sua vita cambia. I segreti che tengono insieme la casa iniziano a dipanarsi rivelando un’oscura verità, che minaccia di distruggere il mondo di Clod. 

Recensione:
Il protagonista di questa storia è Clod, uno dei tanti componenti della antica e ricca dinastia degli Iremonger. 
Questi vivono tutti assieme in una grande dimora, poco fuori Londra, che si erge fiera e pomposa, su cumuli e cumuli di rifiuti di ogni sorta.
È questa la vista ripugnante che si ha da una qualsiasi finestra di quello strano edificio che è Heap House: una distesa sterminata, plumbea e purulenta di immondizia.
Oggetti rifiutati, dimenticati, rotti, persi, inutili che qualcuno ha scelto di gettare via. Una discarica a cielo aperto.
Anche la stessa Heap House è un ammasso di luoghi fra i più disparati. Edifici, guglie, palazzi, negozi, torri, prelevati da diversi angoli di Londra e assemblati per dar vita ad una dimora unica nel suo genere. 
Clod è un giovane Iremonger di sedici anni che indossa ancora i suoi pantaloni di fustagno, lunghi fin sopra il ginocchio. Ha perso i genitori quando era ancora un bambino, sua madre è morta dandolo alla vita e suo padre ha perso la sua poco tempo dopo.
Clod è minuto e debole, ha un aspetto malaticcio ed è ritenuto inutile e parecchio strambo da quasi tutti i membri della famiglia.
Passa la maggior parte del suo tempo chiacchierando con il cugino Tummis o nascondendosi dalla vista e dalle angherie del terribile cugino Moorcus.
Come ogni componente della famiglia Iremonger, Clod ha un oggetto natale che gli è stato affidato da bambino e dal quale ogni Iremonger non può mai distaccarsi.
Nel suo caso si tratta di un tappo da bagno universale.
Apparentemente tutto normale sin ora, certo lo so, c'è ben poco di ordinario in questa storia, ma cose ben più bizzarre devono ancora venire.
Clod, infatti, ha una strana capacità che lo contraddistingue dai suoi familiari, e in generale da qualsiasi essere vivente, è l'unico che riesce a sentire le cose parlare!
Molti oggetti in casa, soprattutto quelli natali, gli sussurrano, gli urlano, gli ridacchiano il proprio nome, “James Hayward Henry”, ad esempio è quello del suo tappo.

Parallelamente alla storia di Clod, che egli stesso ci racconta tramite la sua voce, l'orfana Lucy Pennant ci racconta la sua.
La ragazzina ha perso da poco i genitori ed è stata affidata ad un orfanotrofio.
Il triste destino che l'aspetta è ormai segnato, come la maggior parte degli abitanti di Filching, anche lei finirà "sposata" ai cumuli ai quali dovrà dedicare tutta la sua vita.
Lucy si è ormai rassegnata alla sua triste sorte, quando un perfetto sconosciuto Iremonger viene a darle l'inaspettata notizia. Anche lei è, seppur alla lontana, una discendente della famiglia e, come tale, può scegliere se seguire l'uomo a Heap House o se declinare l'invito.
La scelta per la ragazza è facile, tutto pur di non lavorare nei cumuli, ma sarà quella giusta?
Heap House riserva molte più sorprese e stramberie di quanto ella avrebbe mai potuto immaginare. 
Lo stesso Clod, che ne è avvezzo, si troverà ad affrontare situazioni particolari ed inquietanti che lo coglieranno impreparato.
L'intera Heap House sta per essere scossa e massa a soqquadro da un'infausta e tumultuosa rivolta che vedrà coinvolti, Iremonger puri, Iremonger domestici, volatili di varia natura e persino una tazzina da caffè!
Avrete dunque capito che, quella che Edward Carey racconta in queste pagine, è una storia decisamente curiosa e non convenzionale.
Bizzarra è il termine che la descrive meglio. 
Carey ha dato vita a numerosissimi personaggi, che ha saputo caratterizzare perfettamente, fornendo ad ognuno di essi un aspetto specifico e unico, un carattere proprio, con le rispettive manie che lo contraddistinguono: la severa e arcigna nonna, imprigionata da tutta la vita nelle quattro mura della sua stanza a causa del suo ingombrante oggetto natale;
I gemelli, zio Timfy con il suo fastidiosissimo fischietto e zio Idwid con la sua spaventosa pinzetta da naso;
I cuochi delle cucine, il signor e la signora Groom, che hanno vissuto sempre così in simbiosi per finire con l'assomigliarsi anche fisicamente. E così via... ciascuno di loro ha qualcosa di particolare che li rende memorabili.
Lo scrittore inglese è stato capace di descrivere e suggerire, avvalendosi delle affascinanti e mirabili illustrazioni (di cui è sempre autore), un mondo degradato e degradante, in cui i suoi protagonisti si muovono essendo al contempo vittime e carnefici.
Riesce a farci percepire il senso di prigionia, lo sporco, il malessere, l'aria pesante, opprimente e acre.
Ci mostra l'incoerenza della gente che vive in tale degrado e che, nonostante tutto, se ne compiace, soddisfatta del disastro a cui ha dato vita.
Una metafora che, seppur celata dietro ad una storia fantasiosa come questa, non si può non cogliere.

Considerazioni:
Clod e Lucy, le voci narranti di questa storia, ci conducono in un'atmosfera bizzarra dai toni cinerei e tetri.
Ci descrivono un mondo sottosopra dove la famiglia più ricca e potente dei paraggi, vive in una dimora instabile, impiantata nel bel mezzo di una discarica, costretta (ma non per questo scontenta) a respirare quell'area malsana e puzzolente.
Un mondo dove i privilegiati vivono per e si circondano di... immondizia.
È sin dalle prime pagine di questa lettura, così folle e strampalata, che ho cercato di cogliere la metafora nascosta dietro a quella che potrebbe sembrare una semplice, seppur assai stravagante, storia. 
E credo, alla fine, di averla colta.
Possedere una così vasta quantità di oggetti, per quanto sporchi, vecchi e inutili, ha reso gli Iremorger potenti. Più cose accumulano e più ne possiedono, diventando, di conseguenza, influenti e importanti. 
Più il loro nome diventa rinomato ed autorevole, più essi ne abusano per sottomettere gli non-Iremoger al loro volere.
Arrivando, in fine, a sfruttare la loro posizione per avere in cambio ciò che più desiderano: oggetti e personale a loro completa disposizione.
Quando il personale inizia a pretendere, chiedere, domandare e diventa, quindi, troppo fastidioso da gestire, si cerca un rimedio per ovviare a questo problema: renderlo mansueto fornendogli, ogni giorno, una dose di un viscido intruglio, pastoso e zuccherino, che sembra sortire l'effetto di rimbambirli totalmente.
Gli Iremorger, così facendo, prendono pieno possesso di quelle vite, togliendo loro ogni capacità di pensiero, di azione e di ribellione. Per cosa poi? Solo per la follia di possedere dei beni assolutamente inutili.
La mania dell'accumulo (che possiamo leggere come una metafora del consumismo), li ha così tanto influenzati da trasformarsi in un vero e proprio morbo che agisce trasformando loro stessi in oggetti.
Persone che diventano cose e cose che diventano persone. 
Esseri umani così tanto attaccati alle cose effimere e materiali da aver perso di vista quello che è il vero senso della vita e che finiscono, quindi, col diventare vuoti, freddi e tristi come quegli oggetti a cui hanno profuso tanta dedizione.
Questa, almeno, è stata l'interpretazione che io ho dato alla storia.
Se davvero ci fosse una metafora, dietro le vicissitudini di Heap House, per me sarebbe questa.
Tuttavia, oltre ad aver apprezzato questo significato sottinteso, ho gradito anche il racconto così come ci viene presentato: lo stile narrativo, le descrizioni dettagliate, le illustrazioni così espressive e curate.
E ovviamente la "semplice" storia di Clod e Lucy e dei vari scombinati componenti di questa bislacca famiglia.
Ho trovato inoltre molto curioso e originale il legame che lo scrittore ha creato tra ogni personaggio e il suo oggetto natale. James Hayward Henry per Clod (così come ogni oggetto Natale per il suo legittimo proprietario), non è solo un tappo, ma qualcosa di intimo, personale e privato. 
Mostrare a qualcun altro il proprio oggetto è un po' come confidarsi, mettersi a nudo, mostrare il proprio punto debole e mettere nelle sue mani l'arma con la quale potrebbe difenderci o ferirci. 
Non solo, un oggetto natale ha, in qualche modo, anche il potere di condizionare la vita del suo possessore o di esprimerne a grandi linee il carattere... e mi fermo qui perché non posso e non voglio dirvi di più.
Termino solo dicendo che le vicende di Clod e Lucy mi hanno affascinata ed incuriosita e, perché no, credo anche di essermi affezionata a loro. Spero di ritrovarli presto nel seguito di questo primo capitolo, perché sono troppo curiosa di sapere cosa riserverà loro il destino >.<

Ringrazio la casa editrice Bompiani per avermi inviato una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 7 ottobre 2015

Presentazione e anteprima: "Il canto del ribelle" di Joanne Harris.

Salve avventori!
Oggi vi scrivo per presentarvi una nuova uscita tanto attesa, di un'autrice altrettanto amata e seguita, trattasi di Joanne Harris e del suo ultimo lavoro "Il canto del ribelle".
Dopo il successo della saga nei suoi due capitoli “Le parole segrete” e “Le parole di luce", la Harris ha deciso di accontentare i suoi numerosissimi fan scrivendo un prequel, in cui narrerà la vera storia di Loki.
Immagino già tutti gli occhi a cuoricino delle sue sostenitrici ♥_♥
Il libro edito Garzanti uscirà in tutte le librerie domani 8 ottobre.

Titolo: Il canto del ribelle
Titolo originale: The Gospel of Loki
Autore:  Joanne Harris 
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 8 Ottobre 2015
Pagine: 320
Prezzo: 16,90 € (cartaceo)


Trama:

Per Loki, il dio delle fiamme, intelligente, affascinante, ingannatore, spiritoso, l’accoglienza ad Asgard non è delle migliori. Nella città dorata che s’innalza nel cielo in fondo al Ponte dell’Arcobaleno, dove vivono le donne e gli uomini che si sono proclamati dèi, tutti diffidano di lui, che ha nelle vene il sangue dei demoni. Malgrado la protezione di Odino, Loki ad Asgard continua a non essere amato: quello è il regno della perfezione, dell’ordine, della legge imposta. Entrare definitivamente nella schiera delle divinità più importanti, per lui, è impossibile: non solo gli viene impedito, è la sua stessa natura ribelle a impedirglielo. Ma arriva il momento della sua riscossa. Il mondo delle divinità è agli sgoccioli, una profezia ne ha proclamato la fine imminente. E Loki potrà mettere le sue capacità al servizio di Asgard e dei suoi abitanti. È lui che si adopera, con la sua astuzia, per trarre in salvo Thor e compagni. Ma gli dèi sono capricciosi, volubili e di certo non più leali di Loki. Adesso è giunta per lui l’ora di decidere da che parte stare, chi difendere e contro chi muovere battaglia. E di scoprire se i suoi poteri e la sua astuzia possono davvero salvarlo dalla fine che minaccia i Mondi e le creature, umane e divine, che li abitano. Joanne Harris ci porta nelle atmosfere piene di fascino della mitologia nordica: le divinità buone e cattive, i popoli in lotta tra loro, le forze oscure, le città fantastiche e le battaglie sanguinose. Protagonista assoluto è Loki, il dio temuto ed esiliato da tutti che cerca il suo riscatto: è lui a raccontarci la sua versione dei fatti, secondo una prospettiva diversa da quella che abbiamo conosciuto sin qui. Preparatevi a scoprire Odino, Thor e le altre divinità norrene come non li avete mai conosciuti.

Autore:
Joanne Harris è nata, da padre inglese e madre francese, nello Yorkshire, dove attualmente vive. Si è laureata al St Catharine’s College di Cambridge, dove ha studiato francese e tedesco medievale e moderno, e ha insegnato francese nelle scuole secondarie di Leeds.
I suoi libri sono tutti editi in Italia da Garzanti. Dopo Chocolat, il suo romanzo d’esordio apparso nel 1998, tradotto in tutto il mondo, da cui nel 2001 è stato tratto l’omonimo film, ha pubblicato Vino, patate e mele rosse (1999), Cinque quarti d’arancia (2000), La spiaggia rubata (2002), La donna alata (2003), Profumi, giochi e cuori infranti (2004), Il fante di cuori e la dama di picche (2005), La scuola dei desideri (2006), Le scarpe rosse (2007), Le parole segrete (2008), Il seme del male (2009), Il ragazzo con gli occhi blu (2010), Il giardino delle pesche e delle rose (2012), Le parole di luce (2013) e Un gatto, un cappello e un nastro (2014).
È anche autrice, con Fran Warde, di Il libro di cucina di Joanne Harris (2003), Al mercato con Joanne Harris. Nuove ricette dalla cucina di «Chocolat» (2007) e Il piccolo libro di «Chocolat» (2014).

martedì 6 ottobre 2015

Recensione: "E le stelle non stanno a guardare" di Loredana Limone

Titolo: E le stelle non stanno a guardare
Autore: Loredana Limone
Editore: Salani
Data di Pubblicazione: marzo 2014
Pagine: 382
Prezzo: 14,90 € 

Trama:
Sono passati tre anni da quando abbiamo lasciato Borgo Propizio e da quando Belinda vi si è trasferita aprendo la sua latteria.
Il Borgo, con a capo il sindaco Rondinella, ha cambiato faccia e ha tutta l'intenzione di affermarsi come città ricca di fermento culturale.
Ornella viene incaricata dall'assessore alla cultura, il professor Tranquillo Conforti, di organizzare un grandioso evento per l’inaugurazione della biblioteca comunale.
Dovrà essere un evento speciale, o meglio spaziale, addirittura un festival letterario, sotto le luccicanti e propizie stelle del borgo.
E mentre la città si evolve e cresce le vite dei suoi cari abitanti vanno avanti, tra rappacificazioni e litigi, pettegolezzi e intrighi, partenze e nuovi arrivi.
Come sempre Borgo Propizio avrà il dono di cambiare la vita di coloro che ne varcheranno le sue mura merlate… 

Recensione:
Loredana Limone torna a raccontarci le vicende che movimentano la vita del borgo, e ci ripresenta una storia leggera e semplice.
Familiare è il termine che descrive meglio questo ritorno a Borgo Propizio, perché i personaggi sono gli stessi che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nel primo capitolo di questa serie.
Ritroviamo con piacere una, sempre più arzilla e indaffarata, zia Letizia con la sua sana ossessione per Gianni Morandi che vuole a tutti i costi conoscere; una sempre più scontrosa Belinda, il cui carattere inizia seriamente a risentire della mancanza di una bella storia d'amore; Mariolina e Ruggero con il loro amore pazzo e litigarello, e così via.
Non mancano però volti nuovi a movimentare gli eventi di un paesino che aveva ormai trovato il suo equilibrio.
Ornella ha avuto l'onore e l'onere di organizzare l'evento dell'anno, un festival culturale che si faccia ricordare negli anni a venire e che sia un richiamo per tutte le città, vicine e lontane.
L'assessore alla cultura, Tranquillo Conforti, le ha richiesto la presenza esclusiva di nomi di spicco del panorama culturale italiano, compito tutt'altro che facile per Ornella che passerà mesi alla ricerca di personalità adeguate al ruolo.
Tra i vari nomi, uno ha un rilievo speciale, quello del famoso giallista Rocco Rubino, padre della seguitissima serie che ha come protagonista il mitico Vince Vasino e il suo furetto Albino (di nome e di fatto).
Contemporaneamente, al borgo arriva Antonia, una vecchia conoscenza di Ornella.
La donna, si scoprirà in seguito, ha ben più di un conto in sospeso con il grande scrittore e, appena scoperto della presenza di Rubino al festival, verrà colta da un'improvvisa sete, non del latte vanigliato della latteria di Belinda (anche di quello però), ma di vendetta!
Riusciranno i protagonisti a trovare ciò che cercano?
Loredana Limone con la sua scrittura ironica e spiritosa crea nuovi intrecci e approfondisce i contorni dei caratteri dei propiziesi. Regala loro gioie, amori e anche qualche piccolo dispiacere. 
E ancora una volta cala il sipario sul Borgo e i suoi abitanti che, come sappiamo, già ci aspettano per raccontarci un nuovo capitolo della loro storia.

Considerazioni:
Tornare tra le pagine di Borgo Propizio è stato come ritrovare un gruppo di amici.
E, come è normale in questi casi, si spera sempre di trovare chi si è lasciato felice e soddisfatto. 
È stato dunque un mezzo dispiacere trovare il Borgo rinato a nuovo splendore ma, di contro, trovare alcuni suoi abitanti meno felici di quanto li avevamo lasciati.
Sono passati tre anni da quando siamo andati via, lasciando Mariolina e Ruggero novelli sposi, entusiasti della nuova vita coniugale; Marietta tutta presa dai mille progetti, tra cui aver rilevato il 50% del negozio "Fili fatati", e aver aperto il Bed & Breakfast "Le Due Sorelle"; Cesare e Claudia impegnati a mantener saldo il loro rinnovato amore.
In questo ritorno troviamo, invece, Mariolina già insoddisfatta della propria vita matrimoniale, triste e pentita per aver lasciato il Borgo e il suo vecchio lavoro al comune.
Ma ciò che mi ha fatto più male è stato leggere della sua gravidanza, non andata a buon fine, e della seguente depressione che l'ha colpita.
Ritroviamo, poi, una Marietta in crisi con il mondo intero, con la socia, con le spese e con la sorella alla quale, pur senza cattiveria, non può fare a meno d'invidiare l'amore di un uomo, che a lei è sempre mancato. 
Claudia e Cesare che sembravano aver ritrovato la via della serenità, paiono invece essere tornati sulla vecchia, ed errata, via. 
Ed è stato triste leggere di Cesare che, dopo aver rischiato sul serio di perdere l'amore della sua vita, e dopo aver lottato per recuperarlo, sia tornato in così breve tempo a darlo per scontato.
Belinda appare invece sempre più scostante e sofferente. Il suo animo risente della mancanza di dolcezza che solo l'amore riesce a dare. Mancanza che però verrà presto colmata...
Tra litigi, battibecchi, pettegolezzi, rappacificazioni, sogni, illusioni, vecchi e nuovi amori, la vita a Borgo Propizio va avanti, e leggere delle esistenze che si muovono tra le sue mura merlate è sempre piacevole.
Tuttavia c'è qualcosa che mi ha lasciato perplessa di questo secondo appuntamento con la serie, ovvero: ho trovato tutte le vicende narrate abbastanza inconcludenti.
Zia Letizia, ancora una volta, non esaudisce il sogno di incontrare il suo idolo, e tutta l'epopea messa in atto per fare assegnare al Gran Musicante una laurea ad honorem, si vanifica nel nulla.
Anche il sogno di Cesare e Claudia di adottare il figlio di Irene resta tale.
Mariolina che per tutto il libro ha studiato per prendere il posto di bibliotecaria comunale, non passa nemmeno la prova scritta.
Marietta che cova il desiderio di aprire un suo negozio in centro e che spera finalmente in un amore tutto suo, si vede costretta, per cause non dipendenti dalla sua volontà, ad abbandonare entrambe le speranze.
Anche la tanto attesa "Cena col delitto", che avrebbe dovuto concludere l'evento letterario organizzato da Ornella viene annullata.
Antonia che avrebbe dovuto mettere a punto la sua personale vendetta, che io in primis da lettrice, avevo tanto desiderato leggere, e che avevo immaginato fosse il punto forte e di svolta del libro, si risolve in una sciocchezza di nessun valore :(
A fine lettura, a libro chiuso, ci si rende conto che tutto ciò che ha avuto inizio in queste pagine, si è risolto in un nulla di fatto.
Nulla di tangibile è cambiato nella vita dei nostri amici, fatta eccezione per Belinda che ha finalmente aperto il suo cuore all'amore.

E per concludere vi lascio con una perla di saggezza di zia Letizia che, con i suoi saggi consigli e i malinconici e dolci ricordi, dedicati a suo marito "Franchino", si è fatta strada nel mio cuore ♥

«La nostra mente a volte è come un bosco e nel bosco crescono i funghi. I funghi sono i nostri pensieri. Dobbiamo lasciare a terra quelli velenosi e cogliere solo i buoni. Poi andare a casa e preparare una bella padellata trifolata».

Ringrazio l'ufficio stampa di Lettera EFFE per avermi inviato una copia di questo libro.

il mio voto per questo libro

lunedì 5 ottobre 2015

Estratto: "Sophie sui tetti di Parigi" di Katherine Rundell

Salve avventori!
Oggi voglio proporvi un passo di un libro che ho amato tantissimo, ovvero "Sophie sui tetti di Parigi".
La storia narra di una bambina scampata a un naufragio e salvata da un eccentrico benefattore, Charles, che diventa poi il suo tutore.
Sophie vive felice a Londra, sentendosi amata e libera di essere se stessa.
Ma, per quanto Sophie apprezzi la vita con Charles, non riesce a smettere di pensare alla donna che su quella nave la teneva tra le braccia, che ballava e suonava senza la minima esitazione.
Il dolce e vago ricordo che ha di lei è l'unica cosa a cui può aggrapparsi, e sebbene tutti non facciano che ripeterle quanto scarse siano le possibilità che sua madre sia ancora viva, lei non vuole crederci.
Sua madre è da qualche parte e tornerà da lei.
Le poche righe riportate qui credo esprimano al meglio l'amore che la piccola riserva alla sua mamma, e il suo desiderio di averla accanto di nuovo.
Vi lascio alla lettura! 

Quasi ogni sera Sophie osservava le mamme degli altri. Soffiava sulla candela, si sedeva sul davanzale della finestra con le gambe a penzoloni e guardava le mamme che passavano nella strada. Le migliori avevano un'aria vivace e intelligente. A volte portavano in braccio dei bambini addormentati, neonati paffuti o bimbi di pochi anni con le gambette che spuntavano buffe dalle loro braccia. A volte quelle donne cantavano, passando sotto i piedi di Sophie che dondolavano nel vuoto.
Quella sera, però, Sophie prese il suo quaderno degli schizzi. Aveva la copertina di pelle, ammorbidita dalle notti trascorse sotto il cuscino. Ci disegnava qualcosa ogni volta che arrivava il suo compleanno. 
La matita era senza punta così la masticò per temperarla. Poi chiuse gli occhi e cercò di ricordare.
Disegnò un paio di pantaloni neri consumati sulle ginocchia (cosa assai difficile da rendere, ma Sophie ce la mise tutta) e sopra la vita tracciò il busto e la testa di una donna. Poi aggiunse i capelli. Non aveva matite colorate, ma si morse una pellicina e lì coloro di rosso con qualche goccia di sangue. Quando la matita si avvicinò al viso, Sophie esitò. 
Le mamme sono una cosa di cui hai bisogno come l'aria, pensò, e come l'acqua. Anche una mamma di carta era meglio di niente; anche se era solo una mamma immaginaria. Le mamme sono un posto dove far riposare il cuore. Un rifugio dove fermarsi a prendere fiato. 
Sotto il disegno Sophie scrisse "mamma". Il dito le sanguinava ancora, così aggiunse un fiore dietro l'orecchio e lo colorò di rosso. 
Tutte le notti prima di andare a dormire, Sophie si raccontava delle storie: storie in cui la sua mamma tornava a prenderla. Erano lunghe, e difficili da ricordare ai mattino, ma finivano sempre con un ballo. I ricordi che aveva di sua mamma erano ricordi in cui si ballava.

sabato 3 ottobre 2015

Presentazione: "Dralon" di M.C. Willems

Salve avventori!
Oggi voglio parlarvi di un libro carinissimo che ho scovato per caso e che mi ha conquistata.
"Dralon" è il primo capitolo di una trilogia per ragazzi, con cui M.C. Willems debutta ufficialmente in veste di scrittrice.
Non ho ancora avuto il piacere di leggerlo, ma a giudicare dall'incredibile bellezza della copertina e dalla particolarità delle illustrazioni (opera della stessa autrice che sceglie però di firmarsi con lo pseudonimo di Max Lasseter), si può sicuramente pensare ad un libro in cui l'autrice ha riversato la massima cura e attenzione. 
Voi cosa ne pensate? Io intanto lo aggiungo alla mia WishList *-*


Titolo: Dralon
Autore: M.C. Willems
Illustratore: Max Lasseter
Editore: Youcanprint edizioni
Pagine: 264
Prezzo: 15,00€ (cartaceo) 2,99 € (eBook)


Trama:

La famiglia Moffet è una famiglia come tante. Conduce una vita semplice e tranquilla in una graziosa casetta a due piani nei sobborghi di Londra… questo, fino a quando non riceve, per mano di uno strano postino, un misterioso pacco che la catapulterà, senza volerlo, in un mondo sconosciuto e fantastico; un mondo al contrario, popolato da bastoni e ciottoli parlanti, scarpe che danno il benvenuto, custodi di sasso, lampade e calderoni magici, indovini burloni e fiammiferi urlanti in grado di svelare strade segrete. Un magico e avventuroso viaggio che porterà i protagonisti a scontrarsi contro malvagie forze oscure e a percorrere gli impervi sentieri del cambiamento e della crescita interiore.

Autore:
M.C. Willems, vive con suo marito Pieter e il suo gatto nero, Sméagol, in un piccolo paese delle Fiandre. Lavora a tempo pieno come impiegata e nel tempo libero scrive e illustra storie per ragazzi.
Con “Dralon”, primo capitolo di una trilogia di genere fantastico, debutta ufficialmente in veste di scrittrice.


♥ Per ulteriori informazioni sul libro e sulla sua autrice potete visitare il suo blog personale.
♥ Invece per leggere il primo capitolo di "Dralon" andate qui.
♥ Per visionare alcune delle incantevoli illustrazioni del romanzo andate qui.

giovedì 1 ottobre 2015

Recensione: "Amedeo, je t'aime" di Francesca Diotallevi

Titolo: Amedeo, je t'aime
Autore: Francesca Diotallevi 
Editore: Mondadori Electa
Data di Pubblicazione: 15 settembre 2015
Pagine: 247
Prezzo: 18,90 € 

Trama:
Parigi, 1917. Jeanne Hébuterne ha solo diciannove anni quando, a una festa di Carnevale, incontra il pittore Amedeo Modigliani. Soprannominato Maudit, maledetto, Modigliani è conosciuto nel quartiere di Montparnasse per lo stile di vita dissoluto e il carattere impetuoso, oltre che per i malinconici ritratti dagli occhi privi di pupille che nessuno vuole comprare. Lei, timida aspirante pittrice con le ali tarpate da una rigida famiglia cattolica, non può fare a meno di sentirsi fatalmente attratta da quest'uomo bello e povero, che sembra vivere di sogni apparentemente irrealizzabili e affoga dolori e frustrazioni nell'alcol e nella droga. Per lui lascia ogni cosa, mettendo da parte le proprie aspirazioni, e si trasforma in una compagna fedele e devota, pronta a seguirlo ovunque, come un'ombra, anche oltre la soglia del nulla. 

Recensione:
Francesca Diotallevi in queste pagine ci racconta una versione romanzata della passionale storia d'amore tra il pittore Amedeo Modigliani e la giovane studentessa d'arte Jeanne Hébuterne.
L'autrice, con sapiente abilità, riesce a fondere nella sua storia finzione e realtà, risultando sempre estremamente credibile.
Con parole appassionate la Diotallevi ci accompagna tra le strade di Parigi, negli anni della guerra, e ci mostra il nascere di una travolgente e struggente storia d'amore.
Ed eccoci lì, tra i vicoli, i locali, i café e le scuole d'arte che hanno visto il fiorire di animate discussioni culturali, il sorgere di nuove e rivoluzionarie correnti artistiche e la comparsa sulla scena di giovani pittori più o meno discussi. Ed è proprio tra quei luoghi che possiamo assistere ai primi e impacciati passi che hanno visto lo sbocciare di un amore. Unico, folle e irrazionale, come l'artista a cui è indirizzato.
Jeanne Hébuterne è una giovane studentessa d'arte, figlia di una buona famiglia borghese. Suo fratello André è partito per la guerra e la sua assenza ha lasciato un grosso vuoto nella quotidianità della famiglia Hébuterne. Sia la madre che il padre ne sentono la mancanza, ma Jeanne più di tutti. André per lei non è solo un fratello maggiore, è suo confidente ed amico.
Ed è proprio quando nella sua vita c'è questo vuoto insanabile che appare Amedeo, il cui estro e la grande personalità non possono certo relegarlo ad un ruolo da comparsa. Egli con una velata prepotenza si insinuerà nei pensieri della ragazza, catturando prima la sua curiosità, e poi il suo cuore, impadronendosi di quel ruolo da protagonista che gli spetta.
Amedeo Modigliani, spirito inquieto, pittore maledetto, conosciuto da tutti per essere un uomo dalla vita dissoluta. Pieno di vizi e di angoli oscuri come quegli occhi senza sguardo, che sono diventati tratto distintivo dei suoi ritratti.
Il pittore dalla vita scombinata travolgerà l'esistenza di Jeanne, e come una mareggiata improvvisa ed impetuosa la trascinerà via, lontano da tutte le sue certezze, da un passato confortevole e da un futuro programmato, verso le sponde di un esistenza priva di sicurezze e, purtroppo, senza domani.
Uno sguardo, poche parole scambiate ad un tavolo al cafè de la Rotonde, la richiesta inaspettata di posare per lui, saranno queste le prime fugaci pennellate che dipingeranno nuovi e inattesi orizzonti nella vita della ragazza.
Da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa. Il monotono grigiore che aveva caratterizzato la sua esistenza inizierà a tingersi di tinte vivaci e accese.
Jeanne conoscerà l'amore e con lui conoscerà la sofferenza, un dolore sordo che inizierà ad amare quanto l'uomo che glielo infierisce. 
Col proseguire della lettura, conosciamo sempre più la mente di questa giovane donna sottomessa al suo stesso sentimento. Un'ossessione che la porterà ad annientare la sua dignità di persona, ad accettare torti inammissibili e a venerare il proprio esecutore.
Entrambi i protagonisti sono alla ricerca della loro felicità ed è proprio questa ricerca a separarli e infine ad annientarli. Poiché la felicità per loro non potrebbe essere più diversa.
Se per Jeanne l'unica idea di essa è in Amedeo, nella sua costante presenza, nel sentirsi sua e nel sentirlo suo, per il pittore Italiano essa si trova nell'arte, nella pittura, nella fama. Nell'essere apprezzato e riconosciuto come artista.
Amedeo resta dunque per Jeanne un sogno inafferrabile. Pur avendolo, non lo avrà mai davvero, egli è e resterà sempre sfuggevole come una nuvola di fumo che annebbia la mente, ammalia i sensi, illude e poi scompare, così come è venuto, portato via dal vento, nella folle corsa contro il tempo alla ricerca della fama.
Una storia appassionata ed appassionante questa, da cui è difficile staccarsi. Coinvolgente ed emozionante, descrive due protagonisti fortemente discutibili che probabilmente sarà difficile comprendere ed apprezzare, ma che non possono far a meno di attrarre e incuriosire. 
È palpabile l'estremo amore che la Diotallevi ha messo in ogni singola parola di questo libro, non ha scritto solo una storia su due personaggi noti, ma ci ha parlato con passione di cose e persone che lei stessa ama, riuscendo a trasmettere al lettore lo stesso amore.

Considerazioni:
Era da molto che volevo leggere qualcosa di Francesca Diotallevi.
Ho sempre sentito parlare benissimo del suo primo libro "Le stanze buie" che ancora bramo, e se la trama e l'ambientazione di quello mi affascinano, quella di "Amedeo, je t'aime" ha subito riscosso tutto il mio interesse.
Ho studiato per anni la storia dell'arte, che è sempre stata la mia materia preferita, perciò potete comprendere quanto abbia apprezzato il tema che l'autrice ha scelto per il suo secondo libro.
Non so se quella tra Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne si possa davvero definire una storia d'amore. L'amore dovrebbe essere costruttivo e non distruttivo, dovrebbe innalzare, aiutare a crescere, rafforzare, regalare serenità e felicità, non distruggere l'altro lentamente, pezzo dopo pezzo.
Jeanne, prima di Amedeo, era una ragazza piena di talento, di sogni e di speranze, ma con lui è diventata l'ombra di se stessa, anzi per essere esatti è diventata l'ombra di lui.
Amedeo è presto divenuto la sua unica ragione di vita. Ha messo i bisogni, e le aspirazioni di lui davanti alle proprie. Lo ha seguito e ha perso tutto, l'approvazione della famiglia, gli agi della sua casa borghese e il proprio onore.
E cosa ci ha "guadagnato"? Un uomo pieno di sé, un ubriacone, uno sbandato, egoista e sognatore che non è stato in grado di darle nulla che richiedesse anche solo il minimo sacrificio di uno dei suoi vizi.
In queste pagine, dunque, siamo messi davanti a questo tipo di storia, caratterizzata da una donna sciocca, imprudente e masochista che sacrifica tutto per un uomo che per lei non fa assolutamente niente.
La lettura di "Amedeo, je t'aime" è sempre stata appassionante, sin dalle prime pagine. Posso dire di aver letto questo libro letteralmente tutto d'un fiato, eppure, almeno per me, è stato difficile non provare tristezza e rabbia durante la lettura.
È stato mortificante leggere la velocità con la quale Jeanne, pagina dopo pagina, piano piano si  sia annientata, fino ad uccidersi, per una mera ossessione.
Questo era per lei Amedeo, una folle ossessione.
Afferrare l'inafferrabile, possedere chi non vuole essere posseduto, correre verso qualcuno che corre verso qualcos'altro.
Proprio così, lei lo rincorreva disperatamente, mentre lui rincorreva la chimera del successo, il disperato bisogno di esserci per sempre. Anche dopo di lui.
Amedeo l'ha tradita, ferita, offesa in tutti i modi in cui avrebbe potuto farlo e lei lo ha sempre giustificato, perdonato e venerato.
Per lui, infine, Jeanne ha anche messo fine alla sua vita e a quella del figlio che portava in grembo.
E questa è forse la cosa che più mi ha scosso, come Jeanne abbia sempre messo il suo Modì anche davanti ai suoi stessi figli, che per qualsiasi donna sono la cosa più importante e intoccabile.
Anche quando lui è affetto dalla febbre spagnola, malattia infettiva e mortale, lei, nonostante la gravidanza avanzata, lo assiste infischiandosene della salute del suo bambino e pensando esclusivamente a lui.
Quando si getta dalla finestra della sua casa natale, è incinta di otto mesi, ma non un pensiero va a quella vita inconsapevole, sacrificata per il suo amore malato.
Jeanne e Amedeo sono due persone (a modo loro e in maniera estremamente diversa) egoiste, che probabilmente avrebbero fatto meglio a non incontrarsi mai.
Io non li ho compresi e non sono riuscita a immedesimarmi in loro (seppure abbia compatito la povera cara Jeanne, ma fino ad un certo punto. Tutto ha un limite, e alla fine, come si dice, chi è causa del suo mal...).
Ho amato i suoi protagonisti? Sicuramente no.
Però ho adorato la passione con la quale Francesca ce li descrive, la delicatezza con la quale ci racconta la sua versione della storia, il clima dentro il quale ci catapulta, il fervore artistico e culturale che circonda tutto.
L'arte nella sua complessa vastità è la terza silenziosa e "innocente" protagonista di questo libro. Pittura, poesia e musica sono ovunque: nei volti imperturbabili ed eterni delle misteriose donne di Modigliani, nei versi celebri, sostituiti alle comuni parole, declamati per esprimere sentimenti e paure, nel dolce melodioso mutare della natura che sopravvive ad ogni cosa.

Ringrazio la casa editrice Mondadori Electa per avermi inviato una copia cartacea di questo libro.

il mio voto per questo libro