mercoledì 15 ottobre 2014

Blogtour "Il Giardino degli Aranci": offerte speciali e giveaway!

Salve avventori!
Oggi siamo liete di presentarvi un'iniziativa davvero speciale!
Nativi Digitali Edizioni, in occasione dell'uscita del secondo capitolo della trilogia de "Il Giardino degli Aranci" di Ilaria Pasqua, ha voluto premiare i suoi (e in questo caso anche i nostri) lettori con un Blogtour, caratterizzato da offerte speciali e giveaway!
Il Blogtour, inaugurato ieri, vede la partecipazione di ben 27 blogger, che ospiteranno le diverse tappe. 
L'evento, che avrà termine il 25 ottobre, sarà un vero e proprio viaggio in questa saga fantasy distopica, con tanti estratti, approfondimenti, recensioni ed interviste.
Le tappe tra il 14 e il 25 ottobre saranno dedicate al primo libro della trilogia, "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia", mentre le successive al secondo capitolo, in uscita il 17 ottobre, ossia "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo del Bosco".
Per seguirle tutte vi basterà partecipare al relativo evento su Facebook.


Prima di parlarvi un po' meglio di questi libri, veniamo alle cosiddette offerte speciali:

"Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia" sarà gratuito dal 14 al 16 ottobre, ed in offerta a 0,99 € dal 17 al 25 ottobre.
"Il Giardino degli Aranci - Il Mondo del Bosco" sarà invece acquistabile al prezzo di 2,99 € a partire dal 17 ottobre.
Vi consiglio di non lasciar perdere quest'occasione!
Per altre informazioni potete consultare il sito e la pagina Facebook dell'autrice Ilaria Pasqua e naturalmente la pagina Facebook di Nativi Digitali Edizioni.

Veniamo invece al Giveaway:

In occasione del Blogtour, Nativi Digitali Edizioni mette a disposizione sette ebook a scelta tra quelli presenti nel loro catalogo (in formato epub, pdf o mobi).
I sette vincitori saranno contattati al termine del Giveaway, il 25 ottobre.
Partecipare è semplicissimo: non dovrete far altro che seguire le indicazioni della tabella di Rafflecopter qui sotto.
Mettendo “mi piace” alle pagine Facebook o seguendo i profili Twitter indicati aumenterete le vostre probabilità di vincere il premio.

a Rafflecopter giveaway

Finalmente possiamo concentrarci sul libro "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia", protagonista di questa tappa.
L'autrice, come potrete leggere nella trama, ci racconta una storia estremamente originale. 
Un mondo fermo nel tempo e nello spazio, in cui niente di quello che accade sembra reale.
Una storia che mescola mistero e avventura. 
Un viaggio nei ricordi, nella gioia e nel dolore.
Un racconto di amicizia, amore, sogni infranti e paure.
"Il Mondo di Nebbia" è una caduta in un oblio popolato da incubi e l'arduo tentativo, per Aria e i suoi amici, di riaffiorare in superficie.

Titolo: "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia"
Autore: Ilaria Pasqua
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Data di pubblicazione: maggio 2014
Pagine: 292

Trama:

Il Mondo di Nebbia, dove Aria e il fidato amico Henry vivono e frequentano un liceo come tanti altri ragazzi, nasconde dei segreti inquietanti, come incubi che prendono forma e sono in qualche modo collegati ai Cinque Sacerdoti, misteriosi individui che controllano la città. 
Aria non è però una ragazza come tutte le altre: in quel mondo ha la sensazione di “girare a vuoto”, e dentro di sé sospetta che dietro ai suoi incubi ci siano verità dimenticate… sarà l’incontro con Will, che come lei sembra frustrato e insoddisfatto da quella realtà, a rivelarle che tutto quello in cui credeva prima è nient’altro che un’illusione. 
Qual è la verità dietro quel mondo? Chi sono i Cinque? E in che modo Aria ha il potere di cambiare tutto?

Ho avuto modo di leggere il romanzo e ne sono rimasta piacevolmente colpita. 
La trama è davvero originale e la lettura risulta piacevole e scorrevole. Pur essendo una storia di fantasia, l'autrice, tramite l'espediente dell'inconscio e degli incubi, riesce a toccare i pensieri più profondi del lettore.
Per il momento non aggiungo altro, vi racconterò meglio nella mia recensione.
Vi lascio dunque alla lettura di questo estratto, in cui osserviamo Aria affrontare uno dei suoi incubi ricorrenti. 
Quello che sta vivendo è solo un normale terrore notturno o un ricordo dimenticato che cerca di tornare a galla?
Quella notte l’ incubo sembrava essersi evoluto. Il denso fumo che nascondeva le immagini agli occhi di Aria si era dipanato e le aveva permesso di riuscire a vedere un volto familiare mentre pronunciava quelle parole. L’incubo non era chiaro come la realtà, il viso era apparso come una fotografia sbiadita, sfocata. 
Ma la cosa più sorprendente era che spesso le capitava di dimenticare l’esistenza di chi non era lì, solo l’incubo riusciva a farle ricordare qual era la verità. La cosa la stupiva ogni volta, ma anche di questa meraviglia si scordava. Ricordò improvvisamente una luce fioca, un disegno tra l’erba alta. Poi un soffio di vento le accarezzò l’orecchio come una voce proveniente da lontano, “Aria…”. Fu solo un momento, una sensazione, uno strascico di sonno. 
La ragazza guardò la finestra che era socchiusa, non ricordava di averla lasciata aperta. Un rincorrersi di voci l’attraversò da parte a parte, come se lei stesse ancora dormendo, e ricordò di colpo di averle sentite nel suo sogno. Quelle voci erano solo un leggero sottofondo a cui si badava poco. Agitò la testa per togliersele dalle orecchie. 
Il suo incubo era come sempre vicino ai piedi e volteggiava silenzioso aspettando la sua fine. Aria si sgranchì le gambe e le allungò sul letto cercando di ricordare quel volto tanto familiare, che si nascondeva dietro le sue spalle, poi si alzò e chiuse la finestra con una botta.

venerdì 10 ottobre 2014

Recensione: "Cuore" di Edmondo De Amicis

Titolo: Cuore
Autore: Edmondo De Amicis
Illustrazioni: Piero Cattaneo
Editore: Grandi Classici
Data di pubblicazione: 2012
Pagine: 396
Prezzo:  0,99 € (ebook)

Trama:
Il diario di Enrico, un bimbo torinese di terza elementare, che ci conduce per mano giorno dopo giorno, attraverso le diverse tappe di un anno scolastico denso di avvenimenti gioiosi e tristi. 

Recensione:
Ambientato nel 1882, nel periodo immediatamente successivo all'Unità d'Italia e quindi caratterizzato da un forte patriottismo e nazionalismo.
Il libro narra quello che è l'anno scolastico di uno studente di terza elementare, Enrico Bottini.
Un diario in cui il ragazzo racconta gli avvenimenti più importanti che caratterizzano le sue giornate, il primo giorno di scuola, i compagni, i maestri, ecc.
Tali racconti sono intervallati dal l'inserimento occasionale di alcuni ammonimenti paterni o materni sotto forma di lettera, e dai racconti mensili dedicati ognuno ad un giovane eroe italiano.
Il linguaggio è meno obsoleto di quello che si possa pensare. 
Di facile lettura, una scrittura elementare e semplice adatta ai più piccoli, ai quali il libro è particolarmente rivolto.
Evidente (anche in maniera forzata ed eccessiva) è lo scopo educativo del libro.
Pare voler inculcare nei ragazzi un'idea fittizia di un mondo perfetto, in cui tutti sono buoni e bravi, un'idea fasulla allora, e ancor meno credibile (se non ridicola) al giorno d'oggi.
La scuola è bella, i maestri sono santi, l'Italia è una seconda madre, i genitori (anche se ti picchiano, ti sfruttano per lavorare al loro posto, o ti mettono in continuazione a confronto con i compagni) sono perfetti e ingiudicabili, e tu bambino devi sempre dare il meglio per essere all'altezza di cotanta perfezione.
Il confronto con i compagni, al quale Enrico viene costantemente sottoposto dai genitori (in specie dal padre), è estremamente fastidioso.
Una lettura che sicuramente ha risentito del passare degli anni, e che pertanto non può considerarsi attuale, qualità che un buon libro dovrebbe conservare nonostante il passare degli anni.
Come leggere adesso di tutte quelle parole di amore incondizionato verso la patria che non ci tradirà mai, senza scoppiare in una grassa risata o in un gran mal di stomaco?
Come leggere adesso di maestri tanto buoni e cari, quando l'istruzione italiana è alla deriva anche a causa dell'inadeguatezza del corpo insegnante, o quando ogni due per tre si sentono storie di abusi sugli studenti?
Troppo buonismo e poco vero cuore in questo libro.

Considerazioni:
Era da tanto che volevo leggere questo libro, ma avevo sempre rimandato.
Sapevo di leggere un libro scritto a fine 1800 e questo non mi ha mai spaventato, immaginavo anche di leggere una storia emozionante, fatta di sentimenti veri e sinceri, ma non è stato proprio così...
La scrittura non risulta così obsoleta come ci si potrebbe aspettare, anzi, l'ho trovato, almeno nel linguaggio, più moderno di quanto pensassi.
Un po' obsoleti invece sono i temi trattati.
Il sentimento di patriottismo è esaltato ai massimi eccessi, e questo potrebbe anche essere comprensibile se si considera il periodo storico in cui il racconto è ambientato, ovvero pochi decenni dopo l'Unità di Italia.
Il problema in effetti non è il patriottismo, ma il modo fasullo in cui, tramite queste pagine, esso viene inculcato ai ragazzini, lo stesso modo fasullo con cui gli adulti protagonisti (genitori e maestri) lo propinano ai loro bambini (figli e alunni).
Evidente è lo scopo educativo di questo romanzo, che mi ha fatto venire istintivamente in mente il paragone con la fiaba "Le avventure di Pinocchio" di Collodi.
Lo scopo delle due storie è il medesimo, far capire ai ragazzi la differenza tra giusto e sbagliato, buono e cattivo, male e bene, i modi con cui lo fanno non potrebbero però essere più opposti.
Se in Pinocchio si fa sempre riferimento alle brutture del mondo e alle conseguenze infauste di una condotta sbagliata (se vai in giro di notte puoi incontrare gli assassini, se non prendi la medicina muori, se giochi troppo e non studi diventi un asino, se dici le bugie vai in prigione, ecc), in "Cuore" invece vengono narrati personaggi così buoni, senza macchia e senza colpa (maestri che farebbero qualsiasi cosa per i loro alunni, genitori impeccabili, compagni di classe esemplari), da far sentire in difetto persino un santo!
L'intento qui è quindi quello di educare attraverso il senso di colpa.
Far sentire il proprio figlio come l'unico difettoso in un mondo di gente generosa e valorosa.
"Enrico, il tuo compagno lavora e studia più di te, tu come mai non ti impegni altrettanto?
Enrico, il tuo maestro si ammala pur di venire a scuola ad insegnarti le cose, tu perché non gli presti attenzione?
Enrico, tua madre ti è sempre vicina, ha sofferto per darti alla luce, perché tu le rispondi male?
Enrico, la tua patria è la tua casa, tu perché non la difendi?"
E un via via di paternali fastidiose e urticanti.
Una delle cose che mi ha più infastidito infatti è stato proprio leggere i continui ammonimenti paterni, scritti sotto forma di lettera e firmati con il solito "Tuo Padre".
(il perché un padre presente dovesse rimproverare il figlio tramite lettera, anziché a voce, resta un'incognita per me).
Ho trovato queste lettere così buoniste, finte e irrealistiche da dare quasi ai nervi.
Un padre che dice al figlio che preferirebbe vederlo morto in guerra, piuttosto di sapere che si è sottratto al suo compito di servire la sua patria, per codardia, come lo giudicate?
So che certi padri probabilmente, in passato, ragionavano davvero così, ma il padre di Enrico non ci viene mai descritto come il classico padre padrone insensibile e autoritario.
Altra cosa che davvero mi ha lasciato (se posso usare un termine forte dico "schifata") è stato leggere del padre di Precossi che smette di bere e picchiare suo figlio perché questi riceve la medaglia come miglior studente del mese!!!
Il messaggio quindi qual è? 
Serviva una medaglia per far capire ad un padre il valore di suo figlio? 
Serviva un riconoscimento tanto sciocco per far mutare tutto d'un tratto il carattere di un uomo bello e fatto?
No, non credo. 
Questo non è altro che l'ennesimo avvenimento fasullo narrato in queste pagine.
Per non parlare dei maestri, descritti tutti come esseri buoni e meravigliosi (che lo stesso scrittore fosse a sua volta un insegnante è solo una coincidenza, non l'ha fatto certo per esaltare la categoria).
Strano però che, dai racconti del passato che mi è capitato di ascoltare, dai nonni e dai genitori, ho sentito solo dire di quanto i maestri fossero più violenti e più avvezzi alle punizioni corporali.
In "Cuore", invece, non solo nessun insegnante alza un dito, non alzano mai nemmeno la voce!
Certo, qui si parla di molti anni prima, ma se all'epoca dei miei bisnonni la scuola non la frequentava quasi nessuno, leggere di tutti questi operai (gente qualunque quindi, non solo signorotti) che, dopo le fatiche lavorative, andavano alla scuola serale, mi risulta decisamente inverosimile.
Per quanto riguarda i racconti mensili li ho trovati alla stregua del libro.
Fasulli, buonisti, e ipocriti per la maggior parte.
- In “Il piccolo patriota padovano” un ragazzino senza soldi e affamato restituisce il denaro che gli era stato donato da alcuni uomini, solo perché li sente in seguito insultare la sua patria, l'Italia. (Certo, come non crederci).

- In "La piccola vedetta lombarda" dei soldati si servono di un ragazzino per spiare i nemici, poi quando questo muore lo proclamano eroe. (Le famose lacrime di coccodrillo).

- In "Il piccolo scrivano fiorentino" un padre arriva a dire che non gli interessa se il figlio si ammala poiché questi non si impegna più a scuola come prima.
E si pente poi, quando scopre che lo scarso rendimento scolastico del figlio era dovuto alle notti insonni passate a svolgere di nascosto gran parte del lavoro paterno, anziché a dormire. (Che dolce papà!).

- In "Il tamburino sardo" ancora una volta un ragazzino viene sfruttato, maltrattato, e denigrato dal capitano dell'esercito piemontese. Una volta scoperto che questi si è ferito gravemente per adempire al proprio compito, il suddetto capitano si "abbassa" a fargli un complimento. (Quanta gratitudine).

- In "Sangue romagnolo" una nonna rinfaccia al nipote la qualunque, gli pronostica ogni disgrazia se non cambierà comportamento, fino a che non se lo ritrova senza vita fra le braccia. (Cuore di nonna).

Gli unici racconti che mi sono piaciuti sono stati:
- L'infermiere di Tata
- Dagli Appennini alle Ande

Gli unici in cui ho letto davvero un po' di sentimento, e non solo degli slogan pubblicitari.

il mio voto per questo libro

mercoledì 8 ottobre 2014

Chi ben comincia... #17

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti

"Il baco da seta" di Robert Galbraith

Salve avventori!
Quello che vi presento oggi è l'incipit di un libro molto atteso, trattasi del secondo romanzo firmato Robert Galbraith, pseudonimo della nota autrice inglese J.K.Rowling.
La scrittrice ha voluto così dare vita ad una vera e propria serie di gialli che hanno come protagonista il detective Cormoran Strike e la sua assistente Robin Ellacott.
"Il baco da seta", seguito del precedente grande successo "Il richiamo del cuculo", sarà pubblicato proprio domani! Quindi il 9 ottobre sarà finalmente disponibile per tutti coloro che attendevano questo seguito con ansia!
Io mi sono portata avanti con i tempi, e ho scaricato e letto l'anteprima gratuita disponibile nello store iBooks.
Trattasi delle prime 26 pagine, in cui rincontriamo il nostro detective alle prese con nuove indagini, e la cara Robin sempre diligente e pronta a correre in suo soccorso.
Nell'ultima pagina disponibile nell'anteprima leggiamo di una cliente, tale Leonora Quine, che si presenta nell'ufficio di Strike senza nessun appuntamento... sarà forse lei la protagonista di questa nuova avventura?
Intanto vi lascio all'incipit.
Ditemi cosa ne pensate e se siete anche voi tra quelli che attendono questo seguito con trepidazione.

«Meglio per te che sia morto un cazzo di vip, Strike» mormorò la voce rauca all'altro capo della linea. L'uomo alto, robusto e mal rasato sorrise tra sé, mentre camminava con passo pesante nel buio prima dell'alba, con il telefono incollato all'orecchio. 
«Più o meno». 
«Ma sono le sei del mattino, porca puttana!» 
«Le sei e mezza. Ma se t'interessa quello che ho in mano, devi venirtelo a prendere» disse Cormoran Strike. «Non sono lontano da te. C'è un...» 
«Come fai a sapere dove sto?» chiese secca la voce. 
«Me l'hai detto tu» rispose Strike, soffocando uno sbadiglio. «Stai vendendo il tuo appartamento». 
«Oh» fece l'altro, ammorbidito. «Hai buona memoria». 
«C'è un bar aperto ventiquattr'ore su...» 
«Al diavolo il bar. Passa dopo in ufficio...» 
«Culpepper, stamattina ho un altro cliente, che mi paga meglio di te. Sono stato sveglio tutta la notte. Questa roba ti serve adesso, se hai intenzione di usarla». 
Un gemito. Strike sentì frusciare le lenzuola. 
«Spero sia una bomba, cazzo». 
«Smithfield Café, sulla Long Lane» disse Strike, prima di chiudere la comunicazione.

lunedì 6 ottobre 2014

Waiting for #6

Rieccoci con la rubrica "Waiting for", con la quale vi segnaliamo le prossime uscite, o quei titoli che non vediamo l'ora di avere nella nostra libreria!


Il libro di cui voglio parlarvi oggi è "China Dolls", il nuovo lavoro di Lisa See, autrice, tra le altre cose, del celebre romanzo "Fiore di neve e il ventaglio segreto".
Anche questa volta Lisa See ci racconta una storia tutta al femminile. Protagoniste sono tre donne e la loro amicizia, il tentativo di costruirsi una vita lontano dalla Cina, e le terribili circostanze che le spingeranno ad affrontare il loro passato e a ritrovare le radici perdute.



Titolo: China Dolls
Autore: Lisa See
Editore: Random House
Data di pubblicazione: 3 giugno 2014
Uscita italiana: non pervenuta
Pagine: 376
Prezzo: 27.00 $


Trama: 

 Nel 1938, Ruby, Helen e Grace, tre ragazze provenienti da ambienti molto diversi, si trovano a competere allo stesso provino per il ruolo da showgirl in un esclusivo locale notturno di San Francisco, La Città Proibita. 
Grace, una ragazza di origini cinesi, nata in America, che lascia il Midwest portando con sè nulla, se non il suo talento e un paio di scarpe da ballo. 
Helen, che vive con la famiglia allargata a Chinatown, dove i genitori tradizionalisti le impongono di custodire la sua reputazione come un pezzo di giada. 
E poi c'è Ruby che sfida le convenzioni senza paura, e la cui ambizione non conosce barriere. 
Le ragazze diventano subito amiche, facendosi forza l'un l'altra, e tentando di realizzare assieme i loro sogni. Ma dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor tutto cambia: paranoia e sospetto minacciano di distruggere le loro vite, e un atto di tradimento metterà a repentaglio la loro amicizia.

Non so voi, ma io sono curiosissima di leggerlo.
Tra l'altro trovo che la copertina sia davvero graziosa.
"China Dolls" è stato pubblicato il 3 giugno dalla casa editrice Random House.
Da mesi si vocifera di una prossima uscita italiana, edita Longanesi. Ma pare che per ora non ci sia nulla di ufficiale.
Probabilmente ci toccherà aspettare ancora un po'.
E voi, quali libri state aspettando?

giovedì 2 ottobre 2014

Recensione: "I pupazzi di neve di Kingston Lodge" di Mike Lanzetta

Titolo: I pupazzi di neve di Kingston Lodge
Autore: Mike Lanzetta
Data di pubblicazione: 11 Maggio 2014
Pagine: 270
Prezzo: 9,93 € (cartaceo);  2,68 € (ebook)

Trama:
La cittadina di Sarzana è sconvolta da un orribile omicidio. Un cadavere di un uomo sfigurato e irriconoscibile trovato sulla neve, nei pressi di una piccola legnaia vicino al castello di Fosdinovo.
Toccherà a Chiara Rodriguez barcamenarsi nei fitti misteri che avvolgono questo caso.
Chi è la vittima? E soprattutto chi è il colpevole?

Recensione:
Anche se titolo e copertina potrebbero far pensare più ad un horror, quello che leggiamo in queste pagine è, o meglio vorrebbe essere, un misto tra un giallo e un thriller.
Un thriller perché si ha a che fare con un killer misterioso, e un giallo perché durante le pagine assistiamo, anche se in modo confusionario e saltuario, allo svolgimento delle indagini.
Chiara Rodriguez, il dirigente del commissariato di città, è a capo delle indagini e con Stefania Parodi, il suo braccio destro, cercherà di risolvere il caso.
Un cadavere misterioso viene ritrovato tra la neve, nella cittadina di Sarzana, nei pressi del castello di Fosdinovo. Il volto dell'uomo è irriconoscibile, perciò compito delle due donne sarà, sia quello di scoprire l'identità della vittima, che quella del suo assassino.
Il racconto, e dunque le indagini, si svolgono in 11 giorni, in luoghi diversi, principalmente a Sarzana e Londra.
Compito di un thriller è quello di avvolgere il racconto nel mistero e far chiarezza alla fine di questo, compito in cui questo racconto riesce malissimo, e non credo che questo sia stato totalmente voluto dall'autore.
Sicuramente Mike Lanzetta non voleva chiudere totalmente il caso, ma immagino che il suo intento fosse anche quello di dare una certa credibilità al lavoro svolto dalle sue protagoniste.
Il risultato che si ottiene dalla lettura è quello di una totale confusione, alla quale contribuiscono moltissimo i numerosi errori di descrizione, di formulazione di alcune frasi e degli orari in cui avvengono determinati fatti.
Un esempio esplicativo di quello che voglio dire lo troviamo in questa frase, che per quante volte la si legga o la si cerchi di comprendere, continua a non avere alcun senso logico.

“La prova sulla vera identità di quest’ultima non può basarsi unicamente sull’analisi morfologica della foto, questione presentasse la malformazione all’orecchio dal quale.”

Il che è particolarmente grave se si considera che si tratta di un momento saliente delle indagini, una frase che avrebbe dovuto dire tutto, spiegare molte cose e che finisce solo per confondere ulteriormente il lettore. 
Ma non sono solo i sopracitati errori a rendere poco gradevole la lettura, ma tutto l'insieme.
Ogni capitolo è suddiviso in sottocapitoli, ognuno dei quali descrive momenti differenti, focalizzandosi su personaggi diversi.
Il desiderio di voler lasciare l'alone di mistero in questo caso non fa altro che confondere troppo la storia e mettere nebbia su nebbia.
Infatti spesso solo alla fine di un sottocapitolo si capisce di chi si stava parlando, e questo sistema andrebbe anche bene se fatto di tanto in tanto, o se la capacità dello scrittore fosse tale da rendere (almeno alla fine) chiaro anche ciò che durante la lettura non lo era.
Per dirla in parole povere, puoi avvolgere il tuo racconto in tutta la nebbia che vuoi, ma devi anche essere capace, ad un certo punto, di far luce nei misteri che hai creato, altrimenti ha ben poco senso.
In questo, dunque, l'autore ha peccato di presunzione, facendo come si suol dire il passo più lungo della gamba.
Per quanto riguarda i personaggi, questi sono tanti e poco approfonditi, alcuni sembrano aggiunti giusto per allungare e complicare ulteriormente la trama.
Le indagini, le supposizioni di Chiara e Stefania, sono il più delle volte assurde e insensate.
Muovono accuse e sospetti, senza senso, di contro spesso arrivano in ritardo a deduzioni elementari.
Le indagini qui sono la perfetta rappresentazione della "giustizia all'italiana", ovvero quando si trova un responsabile giusto per dare un'identità al colpevole, e non per la sete di giustizia, se pur Chiara si riempia più volte la bocca con queste parole, ma nei fatti faccia esattamente l'opposto.
Alla fine della fiera nulla è chiaro. Persino il titolo del racconto non ha nessun senso, sebbene si voglia far credere che ne abbia uno.
Assolutamente deludente.

Considerazioni
Se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
Mi spiace davvero essere critica con i racconti degli autori esordienti, ma credetemi questa volta non posso proprio farne a meno.
Ho preso questo libro quando era disponibile gratuitamente nello store di iBooks, attirata dalla trama e dalla copertina. Non mi aspettavo un capolavoro, ma una lettura piacevole.
Un vero peccato perché i presupposti erano buoni, e la storia, almeno da principio, prometteva bene.
Mi è piaciuta l'atmosfera in cui è descritto il racconto, alcune ambientazioni, e alcune descrizioni, come ad esempio quella del locale di Margharet “A Study in Scarlet”. 

“Il pezzo forte del locale era senza dubbio la libreria, sistemata in fondo alla sala, ricavata, apparentemente, da un vecchio armadio di stile inglese, che custodiva circa trecento libri, un’accurata selezione della migliore produzione giallistica di tutti i tempi a disposizione dei clienti, che potevano prendere un libro e leggerlo al tavolo rimanendo seduti per ore senza che nessuno venisse a sollecitare anche solo una seconda consumazione.”

La parte iniziale lasciava presagire un racconto abbastanza avvincente: la storia di Maddalene e il modo in cui Il Dr Watson (Alessio) e Aloisa (Margharet) si sono dati appuntamento al castello per quello che pareva essere un primo incontro segreto, ma poi...
Lasciando perdere gli errori di battitura, le parole errate tipo "timore referenziale", o le frasi che sembrano non essere state nemmeno rilette come questa:

“Uno delle sue ultime soffiate, risalente all’inizio dell’estate, aveva consentito il sequestro di un container a metà pieno di armi: ”

È lo svolgimento della storia quello che mi ha lasciato più perplessa, come l'autore ha costruito i personaggi, pensato al crimine e giustificato le congetture assurde delle due detective, Chiara e Stefania.
Ad esempio, perché Chiara continuava a tirare in ballo Libero Carlini, il proprietario della legnaia dove era stato commesso l'omicidio?
La sua versione era accettabile, non era necessario che fosse a conoscenza dei fatti, era ampiamente plausibile che un luogo abbandonato, come una piccola legnaia, potesse essere utilizzato senza la consapevolezza del suo custode.
Ho trovato perciò assurda e poco reale la "sensazione" che ha condotto Chiara a capire che lui c'entrasse qualcosa, come se l'autore abbia voluto, con questo colpo di genio, rendere brillante un personaggio che di brillante aveva poco o nulla.
Ho trovato infatti, sia Chiara che Stefania, non all'altezza della situazione, superficiali e pressappochiste nelle indagini e "lente" nei ragionamenti.
Per quanto riguarda la loro versione di come siano andati i fatti, sinceramente ho capito ben poco, e su quello che ho capito posso dire di non essere d'accordo praticamente su niente! 
Perché John Scaramella avrebbe dovuto macchiarsi dell'omicidio di un uomo che nemmeno conosceva?
Lo stesso ragionamento vale per Alessio Biondi, davvero dobbiamo credere che una semplice simpatia si sia trasformata in un'ossessione, tale da far scaturire in lui il desiderio di ammazzare il marito della donna con cui si intratteneva nel sito di incontri?
Alessio non mi è mai parso tanto sconsiderato da compiere un gesto simile, neppure quando leggevo di lui nei capitoli che avevano la sua storia come protagonista.
Nessuno si è poi chiesto di chi fosse il cadavere ritrovato vent'anni prima nel Tamigi e chi avesse ucciso quella donna?
E ancora perché accusare Margareth Davidson di essere coinvolta nell'omicidio del marito?
In base a cosa sono arrivate a questa conclusione? Giusto per il gusto di mettere una persona in più dietro le sbarre?
E perché dubitare della legittima difesa durante lo scontro con Alessandra Rodi?
Io non lo avrei fatto, d'altronde sapevano che Alessandra non era semplicemente una tassista come diceva di essere, poteva dunque aver compiuto lei stessa l'omicidio alla legnaia e poi aver cercato di concludere il tutto cercando di uccidere Margharet, questo per impossessarsi del libro che, come scopriamo alla fine. era sempre stato di sua proprietà.
Come ho detto non credo nella versione dei fatti data dalla polizia, perché a mio pare non ha nessun senso.
Non posso dire però di averne una mia, seppur durante la lettura abbia fatto varie ipotesi, in quanto la parte finale del racconto è così incomprensibile, da non permettere di farsi un'idea precisa su niente e su nessuno. 
Né sinceramente ho capito se lo scrittore avesse o meno l'intenzione di farci capire qualcosa di più, come può essere, ad esempio, una realtà diversa da quella svelata dalle poliziotte.
La frase rivelazione che invia per email Max Cortese prima di essere ucciso dice “Due volte in vent’anni”, dovrebbe farci capire qualcosa?
O l'allusione finale al pupazzo di neve fatta da Alastair Kingston vuole svelarci qualcosa di più del semplice fatto (a cui io sono arrivata dall'inizio del libro) che Maddalene avesse finto il suo suicidio per sfuggire al controllo paterno? 
Insomma che un giallo non sia perfettamente chiaro ci sta tutto, perché è anche questa la forza del genere (si chiamano gialli appunto per questo), ma a mio parere almeno una cosa dovrebbe essere chiara, ovvero le intenzioni dello scrittore e il modo in cui questo vuole farci percepire i suoi personaggi, l'idea che vuole dare di essi al lettore.
In questo caso però mi viene da pensare che lo stesso autore non avesse poi le idee così chiare sulla direzione da prendere e che il suo libro sia un mistero anche per lui.

il mio voto per questo libro


martedì 30 settembre 2014

Chi ben comincia... #16

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti

"Resta anche domani" di Gayle Forman

Salve avventori!
Quello che vi propongo oggi è l'incipit di quella che sarà la mia prossima lettura, "Resta anche domani" di Gayle Forman, libro che ho scelto di non rimandare oltre perché voglio vedere il film solo dopo averlo letto XD
L'inizio mi fa ben sperare, incuriosisce e sembra ben scritto, spero solo non si riveli un'altra storia assurda e patetica sul filone di "Colpa delle stelle" di John Green.
Voi l'avete letto? Cosa ne pensate?

ore 7:09 
Tutti pensano che sia stata colpa della neve. In un certo senso, è così. 
Stamattina, quando mi sono svegliata, il giardino era coperto da una sottile coltre bianca. Appena un paio di centimetri, ma in questa zona dell'Oregon una leggera spruzzata è sufficiente a paralizzare ogni attività, mentre l'unico spazzaneve della contea si dà da fare a ripulire le strade. Dal cielo continua a cadere neve acquosa - e cade, e cade - di quella che non attacca. 
Comunque, è abbastanza per saltare la scuola. Teddy, mio fratello piccolo, lancia un grido di guerra quando la radio della mamma, sintonizzata sulle onde medie, annuncia la chiusura delle scuole. — Viva la neve! — strilla. — Papà, andiamo fuori a fare un pupazzo! 
Papà sorride e picchietta sulla pipa. Ha cominciato a fumarla da poco, fa parte della fissa per gli anni Cinquanta che gli è presa ultimamente. Si mette persino il cravattino. Non ho ancora capito se è solo una questione di moda o un modo ironico di proclamare che una volta era un punk e adesso un insegnante di lettere di scuola media. O forse, semplicemente, essere diventato insegnante lo ha reso davvero un po' antiquato. Comunque sia, mi piace l'odore del tabacco da pipa. E' dolce e affumicato, mi ricorda l'inverno e le stufe a legna.

venerdì 26 settembre 2014

Recensione: "La fabbrica di cioccolato" di Roald Dahl

Titolo: La fabbrica di cioccolato
Titolo originale: Charlie and the Chocolate Factory
Autore: Roald Dahl
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 1994
Pagine: 202
Prezzo: 7,22 €

Trama:
Soltanto per il suo compleanno Charlie riceve una tavoletta di cioccolato. Per tutto il resto dell’anno la famiglia mangia cavolo a pranzo e a cena. Che tortura quindi per lui passare ogni giorno davanti alla grandiosa Fabbrica di Cioccolato Wonka! Ma un giorno viene diramato un avviso: chi troverà una delle cinque tavolette di cioccolato avvolte in carta d’oro riceverà una provvista di dolciumi bastante per tutto il resto della sua vita. I fortunati saranno un grasso ghiottone, la detentrice del record di masticatrice di gomme, la viziatissima Veruca, il teledipendente Mike Tivù e... Charlie. Uno di essi rimarrà padrone della fabbrica e potrà brucare a sazietà i prati di zucchero, pattinare sulla granatina di limone e fare il bagno sotto una schiumante cascata di cioccolato.

Recensione:
Lo stile di Roald Dahl, come avevo già avuto modo di constatare leggendo "Matilde", è simpatico e brillante.
Quella che racconta in "La fabbrica di cioccolato" è una storia fantastica, una favola caratterizzata da personaggi assurdi ed eccentrici, decisamente sopra le righe.
Tutto è esagerato ed esasperato, dal famoso fabbricante di cioccolato Willy Wonka, ai bambini che vincono l'opportunità di visitare la sua fabbrica, sino ai genitori che li accompagnano. 
E anche le ambientazioni, non sono da meno. 
Dahl riesce a ideare e a descrivere un mondo immaginario colorato e profumato di cioccolato, zucchero e caramella, dove non sarà difficile trovare cascate di cioccolata calda, e prati fatti di fili di zucchero.
Charlie, il piccolo protagonista di questa storia, è fra tutti quelli che ci vengono raccontati, il personaggio più timido, riservato e, permettetemi di usare questo termine antipatico: "normale".
Ma anche nella cerchia della sua famiglia non mancano descrizioni di comportamenti bizzarri.
Quella di Charlie è una famiglia molto povera, composta da sette membri, di cui sei adulti (I genitori di Charlie, i signori Bucket, e i rispettivi genitori, nonno Joe e nonna Josephine, nonno George e nonna Georgina), costretta a vivere in una minuscola casina diroccata e malmessa.
I nonni, tutti molto vecchi e stanchi, trascorrono le giornate all'interno del loro lettone, dal quale non escono da anni. Un unico letto per i quattro nonnini, che dividono stando nonno Joe e nonna Josephine da un capo e nonno George e nonna Georgina dal capo opposto.
L'unico stipendio, che consente alla famiglia di tirare avanti, proviene dal lavoro del signor Bucket, che avvita tappi in una ditta che fabbrica tubetti di dentifricio.
L'unico giorno in cui Charlie può avere un regalo è quello del suo compleanno, giorno in cui, ogni anno, riceve una tavoletta di cioccolata, fra tutte la sua cosa preferita in assoluto.
La descrizione della famiglia è adorabile, si sente il senso di sacrificio, la pazienza e l'affetto che lega i vari personaggi.
Il desiderio con il quale tutti i membri della famiglia attendono il giorno del compleanno di Charlie e la gioia di quest'ultimo che non manca ad arrivare, seppur il suo dono sia ormai più che scontato e previsto.
La prima parte del racconto è utile proprio per questo, ci fa conoscere l'umiltà di questi personaggi e li mette a confronto con gli altri vincitori dei biglietti d'oro.
Il paragone è disarmante.
Famiglie grottesche, caratterizzate da genitori strampalati e menefreghisti, a cui risulta più facile dire un "si" e acconsentire ai capricci dei loro marmocchi, piuttosto che educarli come persone per bene.
La perfetta rappresentazione del detto "i mostri generano mostri".
Conosciamo così Augustus Gloop che ricerca affetto nel cibo, perché mangiare è la cosa che più gli piace fare.
Violetta Beauregarde, una bambina maleducata e impertinente, figlia di genitori che, seppur disapprovando il suo comportamento, sono troppo deboli per mettergli freno.
Veruca Salt, a cui non è mai stato detto di no e di cui i genitori sembrano avere quasi paura e Mike Tivù, la rappresentazione del tipico bambino parcheggiato davanti alla TV.
Charlie che, ad inizio lettura sembra essere il bambino più sfortunato del mondo, appare ora come il vero privilegiato, e allo stesso tempo quello più meritevole di tutti quei benefici di cui purtroppo è sempre stato privato.
Ecco dunque la prima grande lezione data da questo libro.
Charlie ha poco o nulla, ma ha sempre avuto una famiglia che lo ha amato ed ha fatto di tutto per educarlo al meglio, e questo non si compra nemmeno con tutto l'oro del mondo. 
Quando Charlie trova finalmente il famoso biglietto dorato, all'interno di una golosa barretta al cioccocremolato delizia Wonka al triplosupergusto, possiamo osservare altri comportamenti che fanno parte dell'animo umano.
Chi vedendolo così poco coperto (nonostante sia inverno) e denutrito, pur rendendosi conto della sua palese povertà e del suo stato precario di salute, lo invidia.
Chi cerca di imbrogliarlo facendosi vendere il biglietto vincente per pochi soldi.
E chi, come il gentile tabaccaio, è felice per lui, capisce che finalmente la famosa ruota della fortuna, che si dice girerà per tutti, ma in realtà gira sempre per gli stessi, questa volta ha mantenuto la promessa e si è finalmente fermata da una persona che la fortuna non l'aveva mai vista.
Questa è la seconda grande lezione che ci dà questo libro: non importa quanto ci siamo meritati un risultato, ci sarà sempre qualcuno che ci invidierà quel qualcosa, finanche la più piccola sciocchezza, perché la maggior parte delle persone è di indole invidiosa e raramente gioisce delle gioie altrui... si, anche se, come nel caso di Charlie, quelle gioie sono assai rare.
Giunti finalmente nella fabbrica tanto sognata, ci ritroviamo al cospetto dei capricci e dei comportamenti maleducati dei quattro ragazzini, e alle stupide rimostranze dei loro genitori, che reagiscono ai pasticci combinati dai loro figliuoli prediletti, prendendosela sempre con il signor Willy Wonka e mai con i loro ragazzi, o meglio ancora con se stessi.
I comportamenti inadeguati di figli e genitori vengono sempre sottolineati in maniera molto divertente da un sarcastico, ironico e spesso sadico signor Wonka e dai suoi Umpa-Lumpa, che salutano ogni bambino con una filastrocca, scritta su misura, a mo' di sfottò.
Il viaggio termina e Charlie torna a casa con il pancino più pieno e il cuore più leggero, sicuro di aver assicurato un futuro migliore ai suoi familiari e a se stesso.
Una bella favola a lieto fine, da far leggere sicuramente ai piccini, ma soprattutto da consigliare ai futuri genitori, perché il messaggio della storia infondo è uno e uno soltanto: badate bene a come educate i vostri piccini, perché saranno loro gli adulti del domani.

Considerazioni:
Divertente sin dalle prime pagine. 
L'ironia di Roald Dahl non delude e il modo che ha di raccontare, di impreziosire la storia con particolari sempre più curiosi, fantasiosi e accattivanti, tiene incollati alle pagine.
In quest'opera i suoi protagonisti sono molto caratterizzati, hanno tutti una forte personalità e un preciso scopo per il quale sono inseriti nella storia.
Ad impreziosire tutta l'opera le illustrazioni che rendono ancora meglio le scene narrate nel racconto, ad esempio ho trovato deliziosa l'immagine dei quattro nonni che si dividono un unico lettone, e molto dolce il rapporto che li lega a Charlie, mentre i genitori risultano delle figure abbozzate, i personaggi meno indagati in tutto il racconto.
Charlie rappresenta l'umiltà, un bambino che, a differenza degli altri fortunati vincitori dell'ambito biglietto d'oro, non ha nulla, e nonostante questo è disposto ha dividere quel poco che gli è concesso, con i suoi cari.
Un bambino esile e premuroso, e lo scrittore preme ad esaltarne la generosità per rendere più palese il contrasto con gli altri suoi coetanei.
Nonostante questo, la premura del bambino stona un po' con i fatti narrati ad un certo punto della storia, ovvero mi riferisco a quando Charlie e la sua famiglia soffrono la fame più del solito poiché il signor Bucket ha perso il lavoro.
Il ragazzino tornando a casa da scuola, trova del denaro per terra e anziché portarlo direttamente alla madre e fare in modo che tutti ne usufruiscano, comprando cibo per tutta la famiglia, lui, senza il minimo senso di colpa ne spende quasi la metà in cioccolata che, senza il minimo ripensamento, trangugia da solo! 
Nemmeno io, che da nessun scrittore verrò mai descritta come una dolce e buona ragazzina tanto meritevole da meritare addirittura di ereditare un'intera fabbrica di cioccolata, sarei stata capace di tanto egoismo!
Qui Charlie, caro mio, hai toppato alla grande U_U
Ho trovato questo suo comportamento poco corrispondente all'immagine che Roald Dahl voleva dare del bambino.
Invece ho trovato perfetto il personaggio di Willy Wonka! Esilarante, pungente, stralunato e strambo quanto basta per conquistare il cuore di qualsiasi lettore.
I bambini, da Augustus Gloop a Mike Tivù, rappresentano ognuno un esemplare diverso di comportamento a cui spesso i bambini, reduci della cattiva educazione, fornita dai loro genitori, vanno incontro.
Chi si consola nel cibo fino a diventare pesantemente sovrappeso, chi viziato non vuol mai sentire un no come risposta, chi con la prepotenza prende il sopravvento sui genitori e chi viene parcheggiato per ore davanti alla TV sino a non poterne fare più a meno.
Gli Umpa-Lumpa, con le loro buffe filastrocche non mancano mai di dare dei messaggi importanti, come è soprattutto nel caso dell'ultima, quella che dedicano a Miky Tivù, ai suoi genitori e a tutti i bambini e genitori che hanno letto e leggeranno le pagine di questo libro.
La fabbrica di cioccolato è una favola, si, ma una di quelle che insegnano qualcosa ai piccini ma soprattutto ai loro genitori.

Confronto con il film:
Il film a mio parere è la perfetta trasposizione del libro.
Non avrei potuto scegliere interpreti migliori.
Leggendo il libro mi sono resa conto di quanto, l'interpretazione di Johnny Depp, rendesse alla perfezione il personaggio di Willy Wonka descritto da Roald Dahl.
Lo stesso vale per Charlie, per gli altri personaggi e per le spettacolari ambientazioni.
Mi è spiaciuto solamente non leggere nel libro la storia familiare di Willy Wonka, dei suoi dissapori con il padre e delle motivazioni che lo hanno spinto ad aprire una fabbrica di cioccolato.
Le parti che riguardavano la sua infanzia erano tra le mie preferite nel film, e scoprire che nel libro non ve n'è traccia è stata una piccola delusione. 
Allo stesso tempo però sono stata contenta che nel film l'abbiano implementata, credo che dia un valore aggiunto a questa storia già di per sé molto carina. 
Sicuramente da vedere.

Curiosità:
Forse non tutti sanno che esiste un seguito alla storia, intitolato: "L'ascensore di cristallo".


il mio voto per questo libro