lunedì 3 novembre 2014

Recensione: "Il libro delle storie di fantasmi" di Roald Dahl

Titolo: Il libro delle storie di fantasmi
Autore: Roald Dahl
Editore: Salani
Data di pubblicazione: febbraio 2002
Pagine: 269
Prezzo: 14,00 €

Trama:
«È un fatto singolare» osserva Roald Dahl «ma, nelle migliori storie di fantasmi, il fantasma non c'è. 0, per lo meno, non lo si vede. Si vede però il risultato delle sue azioni. Ogni tanto potete avvertire un fruscio alle vostre spalle, o intravedere tracce fugaci della sua presenza... E, anche quando il fantasma si fa vedere, non sembra affatto un fantasma. Sembra una persona come un'altra». 
E infatti elusivi e imprevedibili sono i fantasmi tratteggiati dagli autori dei quattordici racconti scelti e qui riuniti da Dahl con mano maestra. Per Mary Treadgold sono uno squillo del telefono; per Rosemary Timperley un bagliore di capelli rossi in un cespuglio di rose bianche; per Cynthia Asquith una vecchia voce polverosa tra le cianfrusaglie d'un oscuro negozio d'angolo; per A.M. Burrage l'eco di remote risa infantili o il gesto ritmico di un'ombra intenta a spazzare un sentiero coperto di foglie. I fantasmi di Edith Wharton sono beneducati, dai modi impeccabili, e solo più tardi - troppo tardi - chi ha incrociato il loro cammino capisce che la barriera tra la vita e la morte è stata per un attimo abbattuta. O forse ha ragione L.P. Hartley: creiamo noi stessi i fantasmi che senza tregua ci perseguitano; e anche se - come nel racconto di Marion Crawford - riusciamo a sfuggire alla loro presa, il ricordo di quell'arcano contatto ci ossessionerà. Ma più elusivo, sfuggente e inquietante di tutti è il fantasma evocato da Sheridan Le Fanu: quella mano che striscia carezzevole sui vetri, che si protende grifagna a sfiorare inconsapevoli volti addormentati, risveglia l'eco di un terrore senza nome ch'è insieme una promessa e una minaccia. 
Perché, se il velo della realtà si fa talvolta così sottile da parere inconsistente, che cosa può impedire a invisibili compagni di viaggio di attraversarlo per camminarci accanto e popolare d'incubi i nostri sonni?

Recensione:
Roald Dahl, noto ai più per il suo grande contributo alla letteratura per ragazzi (chi non conosce "James e la pesca gigante", "Matilde" o "La fabbrica di cioccolato") si cimenta in questa occasione con un genere del tutto diverso, l'horror. In veste di curatore ha avuto difatti l'arduo compito di selezionare le opere da collocare in questa antologia. Da qui i quattordici racconti seguenti:

♥ "W. S." di L. P. Hartley
♥ "Harry" di Rosemary Timperley
♥ "Il negozio d'angolo" di Cynthia Asquith
♥ "Nel metrò" di E. F. Benson
♥ "Un incontro natalizio" di Rosemary Timperley
♥ "Elias e il Draug" di Jonas Lie
♥ "Compagne di giochi" di A.M. Burrage
♥ "L'ultimo rintocco" di Robert Aickman
♥ "Il telefono" di Mary Treadgold
♥ "Il fantasma di una mano" di J. Sheridan Le Fanu
♥ "Lo spazzino" di A.M. Burrage
♥ "Più tardi" di Edith Wharton
♥ "Sulla strada di Brighton" di Richard Middleton
♥ "La cuccetta superiore" di Francis Marion Crawford

Non è semplice dare un giudizio univoco su una raccolta, soprattutto quando, come in questo caso, sono tutte frutto di penne diverse.
Tuttavia "Il libro delle storie di fantasmi" ha come comune denominatore la capacità delle varie storie di saper coinvolgere, facendo dello spettro una figura sempre nuova. Una delle caratteristiche più importanti del libro, una di quelle che ho apprezzato maggiormente, è la varietà, il saper dare al sovrannaturale un significato ogni volta differente.
Se in alcuni casi incarna una figura dal passato ("Il telefono" e "Harry") o una colpa mai confessata ("Lo spazzino" e "Più tardi"), in altri casi lo spettro è l'inspiegabile, ciò che non si può afferrare né comprendere ("Il fantasma di una mano" e "La cuccetta superiore"). Altre storie invece mischiano sacro e profano, misticismo e mitologia ("L'ultimo rintocco" e "Elias e il Draug"), arrivando addirittura a coinvolgere la scienza, come nel caso delle proiezioni astrali di "Nel metrò" o le predizioni de "Un incontro natalizio".
Tutti i racconti, seppur non privi di difetti, riescono non tanto a spaventare quanto a risultare inquietanti. Questo grazie alla figura del fantasma presente ma non sempre visibile, che si può percepire nei suoni, nei profumi, nei piccoli dettagli.

Tutti gli indizi rivelavano che la vecchia casa nascosta da una gobba delle colline aveva mantenuto stretti legami col passato. Quanto al fatto che non fosse né grande né eccezionale, ciò accresceva agli occhi dei Boyne il suo particolarissimo fascino: l’essere stata per secoli una profonda, oscura riserva di vita. Una vita, probabilmente, non delle più brillanti: e che certo per lunghi periodi si era lasciata scivolare all’indietro silenziosa come il quieto piovischio autunnale sullo stagno pescoso fra le piante di tasso; ma talvolta proprio le acque stagnanti dell’esistenza nutrono, nelle loro pigre profondità, singolari guizzi d’emozione, e fin dal primo momento Mary aveva avvertito un rimescolio misterioso di più intense memorie.


(tratto da Edith Wharton, "Più tardi")

In alcuni casi lo spettro appare una persona come tante, in altri è un'anima tormentata in cerca di perdono o di vendetta, in altri ancora è semplicemente un essere disperso, intrappolato fra due mondi e incapace di recidere il legame con il passato.
Sempre parlando in generale, posso dire che i racconti risultano ben scritti e ben organizzati, capaci di creare una tensione iniziale che man mano si accresce fino alla rivelazione finale. Tuttavia il più delle volte la conclusione risulta prevedibile, precludendo al lettore lo spaventoso stupore che il genere horror dovrebbe per definizione garantire.
Ovviamente trattandosi di un'antologia, alcune delle opere incluse paiono poco accattivanti ed inconcludenti. Nel complesso però il libro risulta ben riuscito, capace di trasportarci in tante piccole realtà, in cui i peggiori incubi possono prendere vita ed il pericolo è sempre dietro l'angolo.

Considerazioni:
Benson, uno degli autori inclusi in questa raccolta, diceva:
"Questi racconti sono stati scritti con la speranza di far provare qualche piacevole brivido al lettore, cosicché chi avesse deciso di passare una mezz'ora leggendo prima di andare a letto, nella quiete della notte e della propria casa, si preoccupi di dare ogni tanto un’occhiata agli angoli e a tutti i punti bui della stanza in cui è seduto per accertarsi che nulla di strano si nasconda nell'ombra. Perché questo è il dichiarato obiettivo dei racconti di fantasmi, e di tutte quelle storie che narrano come le forze invisibili tornino ogni tanto a manifestarsi in modo sconvolgente."
Come dicevo prima l'unico difetto, se così si può chiamare, che posso trovare a questo libro è il non saper spaventare.
Leggendoli non ho provato né paura né terrore.
Inoltre la maggior parte delle vicende narrate si conclude in maniera scontata e prevedibile, eliminando anche l'emozione del finale inaspettato. Tuttavia, considerando che di storie del genere ne conosciamo a bizzeffe, sia grazie ai libri che ai film, appare ormai difficile, se non impossibile, poter ancora stupire.
Poi personalmente ho sempre preferito le storie che coinvolgono più a livello psicologico, che raccontano gli stati d'animo e descrivono le percezioni. Ed in questo devo ammettere che gli autori selezionati sono dei maestri. Riescono a definire il terrore che anche un solo rumore può provocare, il presentimento di qualcosa di malvagio in agguato, il senso di colpa che logora e divora.

Alzò lo sguardo, con l’intenzione di commentare il fatto con la signorina Ludgate... ma le parole le morirono sulle labbra. 
La signorina Ludgate era seduta e ascoltava intenta, il viso rivolto di profilo alla finestra e il mento leggermente sollevato, pietrificata in una posa rigida che tradiva una tensione impressionante in una persona così anziana. Tessa non si limitò più ad ascoltare. Adesso osservava. 
Il silenzio innaturale fu rotto da un movimento. La signorina Ludgate si era voltata, rivelando alla sua compagna il viso illividito dall'orrore e gli occhi angosciati. 
Fu un attimo, e la sua espressione mutò. Si era evidentemente accorta che anche Tessa aveva udito quei suoni e, per qualche ragione, ciò l’aveva infastidita. 
Ma perché? E perché quello sguardo terrorizzato nella vecchia faccia bianca? 


(tratto da A. M. Burrage, "Lo spazzino")

Un'altra cosa che ho apprezzato è stata la scelta di mescolare nomi celebri con scrittori meno noti, dando la possibilità anche a scritture cadute nel dimenticatoio di poter essere riascoltate.
Le storie che ho apprezzato di più sono state: "Harry", "Lo spazzino", "Compagne di giochi" e "Più tardi".
In particolare mi hanno colpito molto le mirabili descrizioni dei racconti "Lo spazzino" e "Più tardi".

Tessa era giunta a Billingdon Abbotts nella tarda estate, quando nei giardini già fioriva la dolce lavanda, precoce araldo dell’autunno incombente. 
Venne settembre, e tra le fronde apparvero i primi, giallastri barlumi premonitori. I ricci spinosi delle castagne si schiusero rivelando il loro lucido frutto marrone. A sera, una nebbiolina sottile sorgeva lenta dallo stagno e dal ruscello ricco di trote. L’aria aveva già un che di frizzante. Ogni mattina, guardando fuori dalla sua finestra, Tessa poteva osservare il progredire inesorabile della stagione. Giorno dopo giorno le sfumature verdi diminuivano, e aumentavano le gialle. Poi il giallo cedé il posto all’oro e al marrone e al rosso. Soltanto i lauri e gli agrifogli opponevano resistenza alla montante marea. 
Due giorni dopo piovve a dirotto per tutta la mattina e fino al primo pomeriggio. All’imbrunire si levò una burrasca, e mulinelli di foglie gialle, roteando e volteggiando al volere del vento, scesero verso terra fra l’obliquo scrosciare della pioggia. 
La signorina Ludgate, gli occhi vitrei di dolore e d’angoscia, rimase seduta a osservarle finché le luci della casa furono accese e le cortine tirate.

(tratto da A. M. Burrage, "Lo spazzino")

Se del primo ci viene narrato un autunno affascinante ma carico di presagi, nel secondo i paesaggi primaverili appaiono così vibranti e ricchi di speranze, da ricordarmi in alcuni momenti libri come "Il giardino segreto" di Frances Hodgson Burnett.

E quel mattino in particolare, la sua rinata sicurezza conferì un sapore nuovo alla sua passeggiata. Dapprima andò nell'orto, là dove i peri a spalliera tracciavano complicati arabeschi sul muro e i piccioni svolazzavano e si lisciavano le piume sul tetto d’ardesia argentata della colombaia. 
Ma quando Mary s’immerse nella calda umidità della serra, fra aromi di spezie e ceree sfumature rosse e rosate di esotici fiori all'antica (anche la flora di Lyng era in carattere!), le fu comunicato che il grand'uomo non era ancora arrivato; così, decidendo che la giornata era troppo bella per sprecarla in un’atmosfera artificiale, uscì di nuovo all’aperto e, attraversato l’elastico tappeto erboso del campo da bowling, si diresse verso i giardini che si estendevano sul retro. Al loro limite estremo si alzava un terrapieno da cui, superando con lo sguardo lo stagno e le siepi di tassi, si godeva la vista della lunga facciata della casa, con i suoi camini contorti e i melanconici angeli sul tetto immersi in un alone di umidità dorata. 
Vista così dall'alto, incorniciata dall'ordinato labirinto dei giardini, con le finestre aperte e gli ospitali camini fumanti, sembrava trasmettere una sensazione di calore umano, come una mente lentamente maturata su un muro soleggiato d’esperienza. A Mary sembrò di non aver mai provato un simile senso d’intimità con la casa, un’eguale convinzione che essa custodisse soltanto segreti benevoli, mantenuti, come si dice ai bambini, ‘per il tuo bene’: un’eguale fiducia ch’essa fosse capace di racchiudere la sua vita e quella di Ned nel disegno armonioso della sua lunga, lunga storia intessuta nel sole.

(tratto da Edith Wharton, "Più tardi")

Di "Harry" o "Compagne di giochi" ho invece apprezzato il tentativo di fare dello spettro una figura benevola, capace di proteggere, di colmare i vuoti della solitudine.
Le uniche storie che ho trovato deludenti sono state "Nel metrò" e "Un incontro natalizio", non tanto per la trama, quanto per la brevità e lo svolgersi degli eventi troppo affettato.
Altro punto a favore di questo libro (ma questa è più che altro una mia considerazione personale) è il poterlo leggere quando si ha poco tempo libero, o almeno non abbastanza da potersi dedicare a tempo pieno alla lettura.
Le raccolte di questo genere sono a mio parere l'ideale per le piccole pause, in modo da dover evitare di lasciare a metà un libro per doverlo riprendere poi, dopo tanto tempo, di nuovo dall'inizio. Così si elimina il terribile inconveniente della lettura interrotta: basta ultimare il singolo racconto (non più di una ventina di pagine per ciascuno) e riprendere in un secondo momento da quello successivo.
Perfetto per i turisti in vacanza, per gli studenti universitari in ansia per gli esami (leggi Little Pigo), per tutti nelle giornate piovose (leggi lo scorso luglio), in cui non c'è nulla di meglio di stare a casa e rifugiarsi in una buona lettura.

Curiosità:
In origine le storie selezionate da Roald Dahl erano ventiquattro e destinate a diventare la sceneggiatura di una serie televisiva dedicata al paranormale, mai andata in porto.

il mio voto per questo libro





venerdì 31 ottobre 2014

Estratto: "Il libro delle storie di fantasmi" di Roald Dahl

Salve avventori!
In perfetto stile Halloween, oggi vi propongo un passo tratto da "Il libro delle storie di fantasmi", un'antologia di racconti, curata da Roald Dahl.
In particolare ho scelto per voi la scena iniziale di uno dei racconti che mi ha colpito di più, "Harry" di Rosemary Timperley.
Una delle cose che ho apprezzato di questa storia, come si potrà intuire anche dall'estratto seguente, è l'intensità delle emozioni dei personaggi, in particolare della mamma, che sembra intuire la presenza di un pericolo in agguato.
Non voglio anticiparvi troppo per cui vi lascio alla lettura!

Cose normalissime mi fanno paura. Sole abbagliante. Ombre taglienti sull'erba. Rose bianche. Bambini coi capelli rossi. E quel nome… Harry. Un nome così normale. 
Avvertii una premonitrice fitta di paura fin dalla prima volta che Christine pronunciò quel nome.
Aveva cinque anni, e tre mesi dopo avrebbe iniziato ad andare a scuola. Era una calda giornata serena, e lei giocava in giardino da sola, come faceva spesso. La vedevo, sdraiata bocconi sull'erba, cogliere margherite e divertirsi a intrecciarle alacremente in collane. 
Il sole ardeva sui capelli fulvi e sembrava rendere ancor più bianca la sua pelle. La concentrazione le spalancava gli occhi azzurri.
D’un tratto alzò lo sguardo verso il cespuglio di rose bianche la cui ombra si stendeva sull'erba, e sorrise. 
«Sì, Christine sono io» disse. Si alzò e si diresse lentamente verso il cespuglio, con le gambette grassocce che spuntavano tenere e indifese dalla gonna troppo corta di cotonina celeste. Stava crescendo alla svelta. 
Era già nell'ombra del cespuglio. Sembrava che avesse abbandonato il mondo della luce, inoltrandosi nelle tenebre. A disagio, senza sapere perché, la chiamai. 
«Che stai facendo, Chris?» 
«Niente». 
La sua voce suonava stranamente lontana. 
«Rientra, adesso. Fa troppo caldo, fuori». 
«Non fa troppo caldo». 
«Rientra, Chris». 
 La sentii dire: «Devo rientrare, adesso. Ciao», e s’incamminò a passo lento verso casa. 
«Con chi stavi parlando, Chris?» 
«Harry». 
«Chi è Harry?» 
«Harry». 
Non riuscii a tirarle fuori altro, così alla fine le diedi un po’ di latte e una fetta di torta, e le lessi qualcosa finché fu ora di andare a letto. 
Mentre mi ascoltava leggere continuava a guardar fuori, in giardino. Una volta sorrise e agitò una mano in segno di saluto. Fu un vero sollievo infilarla a letto, al sicuro. 
Quando Jim, mio marito, tornò a casa, gli raccontai del misterioso «Harry». Lui scoppiò a ridere.
«Oh, ha cominciato, eh?» 
«Che vuoi dire, Jim?» 
«Non è raro che i figli unici s’inventino un amico. Certe bambine parlano con le loro bambole. Ma Chris non ha mai avuto un debole per le bambole. Però non ha fratelli né sorelle. Non ha amici della sua età. Così ne ha inventato uno». 
«Ma perché ha scelto proprio quel nome?» 
Scrollò le spalle. «Sai come sono i bambini. Non capisco di che ti preoccupi, proprio non capisco». «Neanch'io, veramente. È solo che mi sento iperprotettiva nei suoi confronti. Più che se fossi la sua vera madre». 
«Lo so, ma va tutto bene. Chris sta bene. È una bimba graziosa, piena di salute e intelligente. E per merito tuo». 
«E tuo, anche». 
«Sicuro, siamo dei genitori eccezionali!» 
«E così modesti!» 
Ci baciammo ridendo. Mi sentii rassicurata. 
Fino al mattino seguente...

giovedì 30 ottobre 2014

Il libro dell'umore #5

Salve avventori, dopo un bel po' di tempo rieccoci con questa amata rubrica (amata almeno da me XD).
Rubrica attraverso la quale io e Little Pigo segnaliamo i libri che nel bene o nel male si sono contraddistinti per le emozioni più o meno belle che ci hanno fatto provare.
Questi sono i miei... ora aspetto di leggere i vostri! 
Quali sono i vostri libri dell'umore?

Poche e semplici le regole:
 Associate ai libri che avete letto l'emozione o lo stato d'animo che vi hanno suscitato
 Spiegatene brevemente il perché
 Aspettate i commenti

Innamorata: "L'amore in un giorno di pioggia" di Gwen Cooper
Mi sono letteralmente innamorata di questo libro, e della sua protagonista, una tenera gattina di nome Prudence.
Ho provato tantissime emozioni leggendolo: tenerezza, dolcezza, tristezza, felicità.
Un libro che nonostante sia narrato quasi totalmente da un gatto, si è rivelato molto più profondo di molti altri libri che si professano impegnati.
Lo consiglio davvero a tutti, amanti degli animali e non.

Annoiata: "Momenti di trascurabile felicità" di Francesco Piccolo
Si può davvero scrivere un libro facendo un semplice elenco di momenti, senza che questi abbiano alcun collegamento tra loro? Secondo Francesco Piccolo si.
E si può davvero leggere dato libro senza trovarlo tremendamente noioso e privo di senso? Secondo me (Muriomu) no.
Un libro questo che desideravo leggere fortemente, ma che mi ha tremendamente deluso. 
Peccato perché l'idea di partenza era davvero carina ma, senza essere supportata da una storia, il tutto aveva ben poco senso. 
Lo stesso senso che avrebbe leggere un elenco telefonico... lo trovereste appassionante? 

Divertita: "Hamburger e miracoli sulle rive di Shell Beach" di Fannie Flagg
Uno dei pochi libri che mi ha fatto fare delle sonore risate.
Divertente, spensierato come la sua protagonista... ma non solo!
Perché "Hamburger e miracoli" è un libro leggero e serio alla stesso tempo, il primo che ho letto di quest'autrice, ma non di certo l'ultimo.

Infastidita: "Cuore" di Edmondo De Amicis
Uno dei libri più ipocriti che io abbia mai letto.
E dire che nelle sue pagine ero sicura di trovarci delle vere emozioni e dei veri sentimenti, ma nulla di tutto ciò. Solo tanta fasulla propaganda di un'Italia mai esistita.

Stranita: "L'uomo delle nuvole" di Mathias Malzieu
Non posso dire che questo libro non mi sia piaciuto, ma allo stesso tempo non posso dire nemmeno il contrario.
Se dovessi descriverlo con una parola direi "strano".
Non sono sicura di averlo compreso totalmente, mi ha lasciato nel dubbio, ma questo credo fosse anche voluto dall'autore.

martedì 28 ottobre 2014

Recensione: "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia" di Ilaria Pasqua

Titolo: "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia"
Autore: Ilaria Pasqua
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Data di pubblicazione: maggio 2014
Pagine: 292
Prezzo: 1,99 € (ebook)
Trama:
Il Mondo di Nebbia, dove Aria e il fidato amico Henry vivono e frequentano un liceo come tanti altri ragazzi, nasconde dei segreti inquietanti, come incubi che prendono forma e sono in qualche modo collegati ai Cinque Sacerdoti, misteriosi individui che controllano la città. 
Aria non è però una ragazza come tutte le altre: in quel mondo ha la sensazione di “girare a vuoto”, e dentro di sé sospetta che dietro ai suoi incubi ci siano verità dimenticate… sarà l’incontro con Will, che come lei sembra frustrato e insoddisfatto da quella realtà, a rivelarle che tutto quello in cui credeva prima è nient’altro che un’illusione. 
Qual è la verità dietro quel mondo? Chi sono i Cinque? E in che modo Aria ha il potere di cambiare tutto?

Recensione:
Devo ammettere che questo libro è stata proprio una piacevole sorpresa.
Quando ti ritrovi a leggere qualcosa di un autore che non conosci (e per di più emergente) non sai mai cosa aspettarti. 
In questo caso posso dire che la lettura non è stata affatto deludente.
La trama è ben costruita, lo stile dell'autrice coinvolgente, ricco di dettagli e descrizioni.
Questa è proprio una delle cose che ho apprezzato di più.
Amo i libri che si focalizzano sulle atmosfere e le sensazioni. Il romanzo infatti, oltre a regalarci bellissime descrizioni dei luoghi (dalle suggestive ambientazioni immerse nella nebbia al rigoglioso giardino degli aranci ricco di profumi), si concentra anche, e soprattutto, sugli stati d'animo dei vari personaggi, che vengono indagati a fondo nel corso di tutta la lettura.
Questo ci permette di conoscere appieno i protagonisti ed immergerci nella storia.
Altra cosa che mi ha decisamente colpito è stata l'originalità della trama, in particolare l'idea degli incubi che prendono forma, diventando entità in parte autonome e in parte legate indissolubilmente ai loro possessori.
Nella città in cui Aria vive, gli incubi notturni si materializzano al risveglio, in forme diverse da persona a persona, e accompagnano al mattino i loro "creatori", gravandoli col loro peso.
Ogni giorno i cittadini si recano nei punti di raccolta dove, per ordine dei Cinque Sacerdoti che governano la città, si disfano dei prodotti del loro inconscio.

Gli incubi erano qualcosa di inconsistente e allo stesso tempo di materiale, ogni mattina le sembrava di partorire una nuova inquietante verità, di tagliare a fette la sua mente, le sue ansie, e servirle su un piatto ben visibile a tutti, per poi gettare ogni cosa via. 

Agli occhi di un estraneo quel gruppo misto di persone, sarebbe potuto apparire come dei condannati scortati all'inferno da spettri maligni. Infatti, gli incubi erano subdoli, ti seguivano, silenziosamente, strisciando nell'ombra, erano come una catena sottile che ti legava al tuo inconscio, a una parte buia della tua mente a cui non potevi accedere, e che però eri costretto a portarti dietro. E ancora peggio, a mostrarla al prossimo.

Proprio questo rituale mattutino sarà uno dei punti focali di tutta la vicenda. Ogni qual volta Aria si libera del suo procione, la forma che assume il suo incubo, non riesce a non provare emozioni contrastanti: se in un primo momento appare sollevata, subito dopo si insinua in lei il senso di colpa e la consapevolezza, sempre più forte, che lasciare delle parti della propria mente nelle mani dei Cinque sia una cosa profondamente sbagliata.
A questo si aggiunge il presentimento di vivere in una realtà che non le appartiene, in cui il tempo scorre in modo diverso, e in cui non si fa che girare a vuoto.
Queste convinzioni troveranno conferma in Will, il misterioso compagno di classe della ragazza che cerca di convincere Aria che nulla lì è davvero come sembra e che l'unica cosa da fare è trovare la via d'uscita da quel posto.
Per quanto riguarda la struttura del romanzo possiamo dire che è divisa nelle parti dedicate ad Aria e i suoi amici, e in quelle, più brevi, con protagonisti i Cinque. 
Se i passi incentrati su Aria mi hanno coinvolto, non posso dire la stessa cosa per quanto riguarda quelli con i Sacerdoti, in cui la narrazione, costituita da stringate interazioni, risulta in più punti noiosa. Inoltre, proprio in una delle loro prime scene (nel secondo capitolo), la scrittrice ha compiuto l'errore di rivelare già troppo della storia (il piano segreto dei Cinque appunto).
E la cosa mi è parsa strana, considerando che in tutti gli altri casi, Ilaria Pasqua ha invece, giustamente, preferito rivelare pagina per pagina il reale stato delle cose, conservando sempre un grande alone di mistero.
Per quanto riguarda Aria, Henry e Will, man mano che andremo avanti, con gli incubi e i ricordi che prendono il sopravvento, si aggiungeranno nuove parti che, a mo' di flashback, faranno luce sul passato a lungo dimenticato, che potrà così tornare a galla.

Era eccitata come una bambina per quel piccolo mistero, esageratamente eccitata, e quel momento le ricordava quando aveva partecipato alla caccia al tesoro della sua scuola: amava scavare, arrampicarsi, risolvere gli enigmi, vivere ogni giorno imparando sempre qualcosa di nuovo ed emozionante. Eppure se ci ripensava bene, quell’evento le sembrava appartenere a un’ altra vita, come fosse un film visto in tv e non un suo ricordo. Si era talmente affievolito che le era ormai difficile fissare il momento in cui era successo, il luogo, le persone con cui l’aveva vissuto. Una patina sfocata ci si era poggiata sopra e man mano ne rosicchiava un pezzo. Ora riusciva a tenerne in mano nient’altro che un mozzicone.

In questo modo scopriremo nuovi aspetti della vita di Aria, conosceremo la vera natura dei legami tra i personaggi che abbiamo già incontrato, e con altri in cui non ci siamo ancora imbattuti.
Inoltre, tramite l'espediente degli incubi, Aria inizierà un vero e proprio viaggio nell'inconscio. 

“Inizia così. Arrivano dei segnali che sono solo nostri. Nessuno può fabbricare incubi, è solo l’inconscio che lo fa; siamo noi stessi, sono le nostre inquietudini, i ricordi, le esperienze che abbiamo vissuto: quelle nessuno può cancellarle, ci appartengono” disse guardandosi le mani. 
“Ci appartengono” ripeté Aria riflettendo. “Si possono cancellare i ricordi, forse, ma ciò che abbiamo vissuto ritorna sempre a tormentarci, in una forma o nell'altra” disse senza farci caso. 
“È così. Gli incubi qui sono questo”.

Persa nei meandri della sua mente, dovrà affrontare i problemi da cui in passato era fuggita, ritroverà il dolore mai superato e dovrà fare delle scelte difficili.
Perdersi di nuovo o trovare il modo per andare avanti?
Affrontare i ricordi dolorosi o tentare di dimenticare ancora?
Dire addio a una persona cara o rimanere aggrappata alla speranza di rivederla?
Vivere o morire?

Considerazioni:
Se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Una delle carte vincenti di questo libro è il riuscire a mescolare e gestire generi diversi, dal fantasy al distopico, fino al romance. Possiamo dire che è una lettura scorrevole, in grado di accontentare i gusti di tutti. 
Inoltre il libro è ben organizzato (oltre che valido dal punto di vista stilistico), con la caratteristica (che a me piace molto) di rivelare poco per volta, aggiungendo sempre nuovi dettagli che ci aiutano a capire la vicenda. 
Per fare qualche esempio sin dalla prima pagina ci viene segnalata la presenza di questo procione accanto ai piedi di Aria, ma solo in un secondo momento ci viene spiegato il perché della sua presenza e il funzionamento degli incubi. 
O ancora la figura di Dan, a cui si fa riferimento più volte, fino a quando, dopo molte pagine, ne scopriamo finalmente l'identità.
E in questo caso devo ammettere che l'autrice è riuscita a stupirmi. Ero convinta che il ragazzo fosse il fratello di Aria, morto a causa dei Cinque, e non il suo primo amore.
A dir la verità non mi sarei mai aspettata che il triangolo amoroso si trasformasse in un quadrato.
Per quanto riguarda il rapporto Aria-Dan bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Il ragazzo (come anche Will e Henry) con il suo fare dolce e spiritoso si è sicuramente guadagnato la mia stima. 
Per quanto ci viene detto, la nostra protagonista non aveva occhi che per lui, che la rendeva felice come nessun altro. 

Vide una coppia che spingeva una carrozzina con lentezza, come se del tempo non gli importasse. Guardò Dan e si immaginò al suo fianco. Sovrappose le loro facce a quella della coppia e si diede della stupida. Abbassò gli occhi imbarazzata, mentre il cuore le aveva preso a battere forte. 
“Tutto bene?” chiese Dan stringendola più forte a sé. Lei annuì lievemente, poi sorrise; non avrebbe potuto immaginare un futuro insieme a nessun altro.

Non ci risulta perciò difficile capire come lei abbia scelto di andar a vivere nel Mondo di Nebbia, per tentare di dimenticare il suo dolore. Decisamente più difficile è capire come la madre scelga di seguirla senza tentennamenti (e senza cercare di dissuaderla), lasciando il marito dall'altra parte.
Il comportamento di Aria, e la decisione di non abbandonare la realtà voluta dai Cinque, sarebbe quindi plausibile, se non fosse per il fatto che, proprio poco prima di scegliere di entrare nel Mondo di Nebbia, la ragazza bacia allegramente Will, il fratello di Dan! Roba da Beautiful.
Che senso ha ritrarla per mezzo libro in agonia per Dan, sull'orlo della pazzia, per poi scoprire che si era già consolata così in fretta? 
Eppure nel Mondo di Nebbia non fa altro che dormire per poter risentire anche solo la voce di Dan nei suoi sogni, arrivando quasi a un passo dalla morte, tutto pur di riaverlo almeno per qualche minuto.
Nella realtà invece ci aveva messo appena otto mesi per buttarsi tra le braccia di Will, di cui poi scopriremo era sempre stata segretamente innamorata (cosa alquanto strana considerando che, nel corso del primo incontro con Will e Dan, il fratello minore era risultato ai suoi occhi praticamente invisibile).
Nel Mondo di Nebbia invece quello che la protagonista vede in Will non è un grande amore ma un alleato, l'unico che capisce quello che lei prova. Proprio questo sarà alla base del loro rapporto ed anche della distanza che verrà progressivamente a crearsi tra Aria e l'amico d'infanzia Henry, che proprio non riesce a comprendere la sua inquietudine.

Fece per dargli di nuovo le spalle ma Aria parlò di nuovo: “Hai mai la sensazione di girare a vuoto?” chiese seria, ferma sul posto mentre il vento ora più freddo le pizzicava la pelle del viso. 
“Ogni giorno” rispose camminando qualche passo all'indietro e senza smettere di guardarla. 
Lei gli sorrise. Poi lui proseguì lentamente. Aria rimase ferma ancora qualche momento, chiuse gli occhi, respirò a fondo, calmò il batticuore e si avviò. L’idea che qualcun altro, oltre a lei, avesse quella sua stessa sensazione la fece tranquillizzare, sentiva che in quel momento si era creato uno spazio condiviso solo da loro due. Un posto in cui finalmente qualcuno la pensava come lei, qualcuno che percepiva il cambiamento nell'aria e soprattutto che fosse in movimento, non come gli altri cittadini, come l’orologio ad acqua, o come Henry.

Il triangolo che si verrà a delineare (senza considerare Dan), per quanto prevedibile, è per fortuna privo dei soliti cliché. Will, ad esempio, pur essendo stato presentato inizialmente come il solito tipo tenebroso, dimostra invece di essere un ragazzo gentile e spiritoso. 
Henry è d'altronde sempre così premuroso e pieno attenzioni nei confronti di Aria, da risultare a dir poco adorabile. Lo ammetto, è il mio preferito!
Proprio la protagonista è, ahimè, fra tutti i personaggi, quella che ha attirato meno le mie simpatie. Così irascibile e scostante, è sempre pronta a trattare in malo modo chiunque le capiti a tiro. Ma fortunatamente anche lei nel corso della lettura avrà modo di riscattarsi, mostrandoci i suoi lati fragili e nascosti. 
Tra i personaggi minori ho apprezzato molto la madre di Aria, stranamente definita dalla figlia "sempre nervosa". Nelle poche scene a lei dedicate, l'ho trovata invece davvero simpatica. A mio parere è una figura da approfondire, spero che nei prossimi libri il suo rapporto con la figlia abbia maggior spazio.
Dei Cinque poi scopriamo ben poco: sappiamo che non sono umani ma che un tempo lo sono stati. L'autrice è stata brava, anche in questo caso, a dare ad ognuno di essi una personalità definita, che si manifesta con le azioni e le parole.
Tornando al legame tra Aria ed Henry, nelle prime pagine abbiamo visto quanto fosse forte e come lei avesse, in un certo momento, incominciato a vederlo non solo come amico. Con la comparsa di Will e poi di Dan, Henry diviene sempre più un personaggio di contorno. Il culmine arriva quando Aria non si scompone di un millimetro alla vista del ragazzo, picchiato e malmenato, che non riesce neppure a reggersi in piedi (povero Henry, ma non era il suo migliore amico?).
E poi vogliamo parlare di Dan e Will, e di come il secondo non aspettasse altro che l'occasione per prendere il posto dell'altro nel cuore di Aria? La frase "finalmente aveva vinto" nel momento in cui, dopo la morte del fratello maggiore, lei gli concede l'ambito bacio, l'ho trovata davvero di cattivo gusto. Come anche il momento in cui, rivedendo Dan, Will non fa altro che pensare a come riportare Aria nel mondo reale, facendo trapelare ben poche emozioni (se non nel momento dell'abbraccio) scaturite da questo incontro. 
In poche parole, come ho evidenziato con questi pochi esempi, ho notato come i rapporti personali tra i personaggi, vuoi per lasciare un po' di suspense, siano stati dapprima descritti in un modo (più profondo), per poi essere completamente distorti.
E ci può anche stare, ma avrei preferito una direzione più coerente.
Naturalmente sto esponendo i pensieri sorti nel corso della lettura, che di certo non modificano il giudizio pienamente positivo che ho del libro. Essendo poi solo il primo capitolo di una trilogia, come ovvio, lascia parecchie questioni in sospeso. Mi auguro quindi che anche i rapporti tra i personaggi possano avere in seguito maggior chiarezza.
In conclusione, nonostante alcune perplessità, ho apprezzato molto sia il modo di scrivere dell'autrice che l'argomento trattato.
Inoltre, affrontando la tematica dell'inconscio, il libro ha l'onere di porre anche al lettore alcuni importanti quesiti:
Se potessi vivere in eterno con le persone che ami? 
Rinunceresti al tuo cuore spezzato per averne uno nuovo di zecca? 
Rinunceresti al dolore?
E se per farlo dovessi dire addio a tutti i tuoi ricordi?

Curiosità:
"Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia" non è un romanzo autoconclusivo, ma è il primo libro di una trilogia. 
Il secondo capitolo, "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo del Bosco", è stato pubblicato lo scorso 17 ottobre.

il mio voto per questo libro

lunedì 27 ottobre 2014

Presentazione: "Un gatto, un cappello e un nastro" di Joanne Harris

Salve avventori!
Oggi voglio parlarvi di una nuova uscita e per farlo voglio farvi una domanda.
Cosa portereste con voi su un'isola deserta?
Joanne Harris, autrice nota soprattutto per il romanzo "Chocolat", non ha dubbi, lei porterebbe:

 «Un gatto per tenermi compagnia.
Un cappello per nascondermi.
Un nastro per legare un sogno.»

E con questo curioso preambolo che Joanne Harris stuzzica la nostra fantasia.
"Un gatto, un cappello e un nastro", dal 30 ottobre in libreria, è una raccolta di racconti che svelano la magia della vita di tutti i giorni.
Perché raccontare per Joanne Harris è un modo di affrontare la vita e le sue sfide: niente è impossibile per l'immaginazione, e se riusciamo a immaginare ci sarà sempre un finale inaspettato per ogni giorno della nostra vita. 


Titolo: Un gatto, un cappello e un nastro
Titolo originale: A Cat, a Hat, and a Piece of String
Autore: Joanne Harris
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 30 Ottobre 2014
Pagine: 252
Prezzo: 18,60 € 

Trama:

I racconti di Joanne Harris raccolti in Un gatto, un cappello e un nastro sono legati tra loro come scatole cinesi: basta aprirne una per scoprirne infinite altre, nascoste a una prima occhiata e per questo ancora più preziose. 
Storie popolate da personaggi profondamente umani, alle prese con difficoltà come il dolore di un lutto o lo svanire di un desiderio da tempo inseguito. 
Personaggi che nella fantasia e nella parola trovano non solo una via di fuga, ma anche una risorsa inesauribile di speranza e di forza di volontà. 
È il caso di Ngok e Maleki, due ragazzine africane che rifiutano di piegarsi a un destino di privazioni. O di Faith e Hope, anziane signore che, escluse dalla gita al mare della casa di riposo in cui vivono, si vendicano smascherando, con passione da detective, un grave sopruso. O di Maggie, che nella pasticceria troverà la dolcezza che la vita le ha negato. 
E ancora, ragazzini abituati a viaggiare più nella rete che nella realtà; una madre a caccia del figlio perduto fra le maglie insidiose di Twitter; un attore alla ricerca di una nuova vita e di una nuova casa che si rivelerà già occupata da una famiglia di fantasmi; un aspirante investigatore più portato all'avanspettacolo… 
Mondi lontani e vicini, atmosfere calde e coinvolgenti, personaggi ironici e incredibilmente veri.

Autore:
Joanne Harris è nata, da padre inglese e madre francese, nello Yorkshire, dove attualmente vive. Si è laureata al St Catharine's College di Cambridge, dove ha studiato francese e tedesco medievale e moderno. Fino al 1999 ha insegnato francese nelle scuole secondarie di Leeds. 
Oltre a "Chocolat", il suo romanzo d'esordio apparso nel 1998, tradotto in tutto il mondo e da cui nel 2001 è stato tratto l'omonimo film, ha pubblicato: Vino, patate e mele rosse (1999), Cinque quarti d'arancia (2000), La spiaggia rubata (2002), La donna alata (2003), Profumi, giochi e cuori infranti (2004), Il fante di cuori e la dama di picche (2005), La scuola dei desideri (2006), Le scarpe rosse (2007), Le parole segrete (2008), Il seme del male (2009), Il ragazzo con gli occhi blu (2010). 
È anche autrice, con Fran Warde, di Il libro di cucina di Joanne Harris (2003) e di Al mercato con Joanne Harris. Nuove ricette dalla cucina di «Chocolat» (2007).
I suoi libri sono tutti editi in Italia da Garzanti. 

giovedì 23 ottobre 2014

E adesso cosa leggo? #3



E adesso cosa leggo?
E' la domanda che noi lettori ci poniamo più spesso.
Com'è difficile certe volte scegliere.
Ci sono momenti in cui si termina un libro e si ha già bene in mente a cosa ci si vuole dedicare per la lettura successiva, e volte che non riusciamo proprio a decidere.
Questo per me è uno di quei momenti.

♥Attualmente sto leggendo: "Walden ovvero vita nei boschi" di Henry D. Thoreau
E' una lettura impegnativa, che ho preferito alternare a qualcos'altro, piuttosto che terminarla tutta d'un soffio. 
Pur essendo un libro interessante, ammetto che resisto a leggerne solo un paio di capitoli al giorno.

♥ Ho terminato da poco: "Pattini d'argento" di Mary Mapes Dodge.
Questa è la lettura leggera, che ho scelto di alternare al libro di Thoreau e che ho terminato in un paio di giorni.

E adesso?
Cerco una lettura che mi prenda, e che mi regali forti emozioni :D
Non so esattamente cosa voglio leggere, ma credo che andrò sul genere thriller, distopico o horror...

Diciamo che principalmente sono indecisa fra:
"Non ti addormentare" di S.J. Watson
"Cose che il buio mi dice" di Carolyn Jess-Cooke 
"1984" di George Orwell

Sono però aperta a tutti i consigli letterari che vorrete darmi.
Quindi fatevi sotto XD

martedì 21 ottobre 2014

Recensione: "L'uomo delle nuvole" di Mathias Malzieu

Titolo: L'uomo delle nuvole
Titolo originale: Métamorphose en bord de ciel 
Autore: Mathias Malzieu
Copertina: Nicoletta Ceccoli
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: Giugno 2013
Pagine: 144
Prezzo: 14,00 € 

Trama:
Tom Cloudman sogna di volare, la volta celeste lo affascina, gli uccelli lo ipnotizzano. 
Per questo, diventa il peggior acrobata del mondo. Con le sue peripezie involontariamente comiche, a bordo di uno strabiliante marchingegno, si lancia da altezze vertiginose, attirando folle di curiosi. 
Ferite e contusioni non lo spaventano né lo frenano. 
Un giorno però, all'ennesimo incidente, Tom finisce in ospedale, dove gli scoprono un male incurabile. Tutto sembra irrimediabilmente compromesso, quando, all'improvviso, a illuminare questa nuova vita appare un'affascinante creatura: metà donna metà uccello, intrigante e seducente, gli proporrà un patto. 
Tom con lei potrà salvarsi, ma per farlo dovrà perdere una parte di se stesso.

Recensione:
A Tom Cloudman le tiepide emozioni della vita di ogni giorno non bastano. Lui sogna di volare, spiccare il volo in spericolate acrobazie, cadere, farsi anche male, tutto pur di sentirsi vivo e fuggire alla monotonia della quotidianità. 
Il cielo lo affascina e come gli uccelli vorrebbe librarsi in volo.
Questo è il motivo dei suoi spettacoli, la continua ricerca di qualcosa che lo faccia andare più su, più a lungo e più in alto.
Tutto per pochi secondi di brivido.
Questo continuo sfidare la sorte lo porta ad andare incontro a cadute sempre più dolorose, e danni sempre più gravi.
Ed è una di queste cadute che porta Tom in ospedale, dove scopre la sua condanna.
Un tumore, o come lo chiama lui "la barbabietola", lo costringe a letto, ma neanche questo ferma i suoi sogni di evasione nella volta celeste. 
Quella che Mathias Malzieu ci racconta in queste pagine è una storia particolare, che sicuramente non incontrerà il favore di tutti.
Una storia che in maniera insolita parla della vita, della malattia e (forse) della morte.
Dico forse perché, la storia della metamorfosi narrata in queste pagine, potrebbe essere letta sia come una favola, che come una metafora della vita.
L'uomo che, per sfuggire alla morte, sceglie di tramutarsi in un uccello, perdere la sua parte umana, compresa la sua malattia, e lasciarsi tutto alle spalle.
Preferire l'immensità mutabile del cielo alla stabilità monotona della terra.
Quello che più ho apprezzato in questo libro, come nel precedente dell'autore "La meccanica del cuore", è la scrittura.
Malzieu descrive storie originali e, se vogliamo, anche un po' strane, sempre con delicatezza e poesia, e questo rende i suoi lavori sempre piacevoli, seppur discutibili.
In questo caso, pur apprezzando moltissime cose di questa storia, non sono riuscita ad apprezzarne, e probabilmente a comprenderne, molte di più.

Considerazioni:
Se dovessi definire con una parola questo libro, sicuramente la prima che mi verrebbe in mente è "strano".
Un protagonista bislacco, con la mania di volare (leggi: cadere) e di sentirsi vivo (leggi: di farsi molto male).
Tom decide di fuggire, girare il mondo ed esibirsi di città in città nelle sue cadute, e lo fa viaggiando a bordo di una barra mobile, da lui costruita... un mezzo come un altro, no? 
Quando è ricoverato in ospedale, nessuno riesce ad imporgli il riposo raccomandatogli.
Gira per le stanze squarciando cuscini e rubando piume per farne un paio di ali.
In uno dei suoi soliti giri notturni, scopre sul tetto dell'ospedale una voliera, casa di centinaia di volatili.
Fra questi la donna uccello che lo condurrà alla metamorfosi.
La storia mi aveva coinvolto molto all'inizio, era atipica, simpatica, ben scritta, perciò mi incuriosiva.
Con l'andare avanti nella lettura, però, è diventata fin troppo surreale.
E, come ho detto precedentemente, non sono sicura se la lettura che ne ho dato fosse esatta.
La donna uccello era reale? O era tutta un'allucinazione causata dall'effetto della morfina?
La metamorfosi era una via di fuga della mente per accettare meglio la malattia?
La storia voleva essere una favola, o una delicata metafora della vita?
Personalmente preferisco pensare alla versione della metafora.
Una lettura che nonostante non mi abbia convinta del tutto, non sono pentita di aver fatto.
Certo, da come era iniziata mi aspettavo un seguito diverso.
Avrei preferito, ad esempio, che fosse dato più risalto al rapporto tra Tom e Victor, il ragazzino malato di leucemia.
Ma la storia purtroppo ha preso un'altra piega.
Come lo scorso libro dell'autore, anche questo mi ha stupita per l'originalità e per la sottile poesia celata in ogni singola frase.
Una lettura decisamente particolare, che può piacere molto come non piacere affatto.
Sicuramente Mathias Malzieu è uno scrittore da provare.

il mio voto per questo libro