venerdì 29 ottobre 2021

Review Party - Recensione in anteprima: "Il paese del buio" di Melissa Albert (Hazel Wood #2)

Titolo: Il paese del buio
Titolo originale: The night country
Autore: Melissa Albert
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 2 novembre 2021
Pagine: 272
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Alice è scappata dal mondo fiabesco di Hazel Wood, e ora lei e gli altri abitanti dell’Oltremondo sono sbarcati a New York, alla ricerca di una vita non magica. 
Ma condurre un’esistenza totalmente umana non è semplice per Alice. Come si dice, si può togliere Alice dall’Oltremondo, più difficilmente l’Oltremondo da Alice. 
Ci riuscirà? Non sarà facile: dovrà scoprire chi è a uccidere e mutilare i profughi del suo vecchio mondo, affrontare un potentissimo nemico, fare i conti con la propria doppia (anzi, tripla) identità, e ultimo ma non ultimo, salvare il nostro povero mondo reale.

Recensione:
Alice, dopo aver affrontato il suo passato, Hazel Wood, ed il Bosco di Mezzo, era riuscita, grazie anche al proverbiale aiuto dell'amico Ellery Finch, a riabbracciare finalmente la madre Ella ed il mondo in cui era cresciuta.
La ritroviamo oggi, a due anni di distanza da quegli eventi, più sicura di sé, ma pur sempre divisa tra le sue due nature, quella umana e quella che appartiene all'Oltremondo.
È vero, ora Alice ha la sua vita: un appartamento a Brooklyn, che condivide con Ella, un lavoro alla libreria dell'eccentrico e comprensivo Edgar, ed una migliore amica, l'ex Storia Sophia, eppure il richiamo del mondo delle fiabe è ancora forte, soprattutto ora che l'Oltremondo sta andando in mille pezzi.

Avevo combattuto per questa vita. Normale. Noiosa. In cui tutti i giorni si susseguivano, ordinati. Ero stata imprigionata mentre lottavo per averla, avevo spezzato il cuore di mia madre nel mentre, trapassato muri cosmici per ottenerla. Li odiavo tutti perché mi ricordavano quanto fosse fragile la mia normalità: Daphne; quell’uomo orrendo; chiunque avesse ucciso la povera Hansa.
E se fosse stato l’uomo della mia storia a farlo? Mi sembrava possibile. 
Non tutti erano usciti dall'Oltremondo dopo che la mia storia spezzata si era abbattuta come la tessera di un domino, facendo cadere il resto del mondo. 
Quando ne ero uscita – quando qualcuno che se n’era andato da tempo mi aveva aiutata a uscirne – le storie avevano cominciato a distruggersi più rapidamente di quanto la Filatrice potesse tesserle. Un tempo pensavo che l’Oltremondo fosse sparito del tutto, ma avevo scoperto che c’era ancora, sanguinante, come una magica mela tagliata da cui cola il succo. Solo che le sue porte erano chiuse ora.

Ebbene sì, perché dopo la fuga della ragazza di ghiaccio e degli altri personaggi delle favole di Althea, quell'universo incantato e spietato sta colando a picco.
E mentre la più giovane delle Proserpine cerca di immergersi nella vita caotica di New York, come un'umana qualunque, le altre ex Storie, capeggiate da Daphne - la misteriosa donna dai capelli rosso fuoco - non riescono proprio a recidere il legame con l'Oltremondo.
Come se non bastasse, anche nella Grande Mela, gli epiloghi cruenti e macabri che Alice pensava di essersi lasciata alle spalle una volta per tutte, non tardano ad arrivare.
Alcune ex Storie stanno morendo, o meglio, qualcuno le sta facendo fuori, in un modo così efferato e sanguinoso, che si fa fatica ad immaginare, al di fuori delle fiabe nere di Althea.
Riuscirà la nostra eroina a capire chi si cela dietro quegli impressionanti omicidi, e a fermarli prima che sia troppo tardi?
E soprattutto farà in modo che la realtà, che lei conosce e ama, non vada in frantumi proprio come l'Oltremondo?
Chi può dirlo, una cosa è certa, anche stavolta la protagonista non sarà sola. 
Sebbene disperso tra un mondo e l'altro, il premuroso Ellery Finch, non mancherà di far sentire la sua presenza all'amata. Seppur separati, i due continuano a tenere l'uno all'altra e a sperare in un ricongiungimento.
Nel frattempo, noi lettori seguiremo le avventure di entrambi: Alice che vaga per New York, e Ellery il quale, in fuga dall'universo semidistrutto nato dalla fantasia della Filatrice, ne scopre tanti altri, accompagnato dall'esperta esploratrice Jolanthe.
Ovviamente la maggior parte dei capitoli saranno dedicati alla controparte femminile, tuttavia il punto di vista del ragazzo tutto coraggio sarà ben presente.

Attraversarono l’eterno inizio d’estate che regnava nel cuore dell’Oltremondo, passarono per un freddo pomeriggio di primavera, oltre una fiammeggiante striscia d’autunno, fin nei corridoi silenziosi di un inverno incantato e immobile, in cui passando tra gli alberi sembrava di camminare in chiesa. Campeggiarono una notte in una baia di sabbia scintillante, dove un cervo dal manto bianco si avvicinava all’acqua ogni notte e gridava alle stelle con una voce umana da soprano. 
Avevano avuto anni per imparare i movimenti delle Storie e tenersi alla larga. Avrebbe dovuto essere semplice. Ma dieci giorni dopo la partenza di Alice, Finch si svegliò nel sacco a pelo sulla fredda sabbia della baia, sotto la luce argentea che precedeva l’alba, con una ragazza rannicchiata accanto a sé...

Con questo romanzo, Melissa Albert non solo risponde alle nostre domande sul prosieguo delle vicende degli abitanti dopo Hazel Wood, ma colma anche le lacune rimaste, i piccoli tasselli da mettere a posto.
Nel corso del secondo volume, avremo infatti modo di incontrare nuovi personaggi, di studiare quelli vecchi, oltre che di conoscere alcune delle risposte più attese ed importanti, come la genesi dell'Oltremondo o il passato della Filatrice.
Inoltre, l'idea di inserire nella storia una sfumatura thriller e una serie di delitti da risolvere, è stata sicuramente una trovata vincente.
Più si va avanti, più si vuole scoprire il responsabile ed il movente, più si prosegue, più la lista degli indiziati si restringe.
Ciò rende la lettura davvero appassionante e avvincente. Inoltre, al contrario de "Oltre il bosco", il personaggio di Alice ci appare più maturo e il suo comportamento meno discutibile. 
Certo, anche qui fa i suoi errori, ma perlomeno sono dettati dal bisogno di indipendenza e dall'istinto di protezione verso Ella. Inoltre l'atteggiamento ostile e saccente riservato, nel primo libro, ad Ellery Finch, questa volta sembra, fortunatamente, sparito.
Anche il ragazzo subisce un'evoluzione: la sua insana ossessione per le fiabe sembra essersi tramutata in semplice curiosità e voglia di conoscenza. E menomale!
In generale questo libro appare ben congegnato: alterna bene le due voci narranti, ci guida man mano nel mistero delle ex Storie assassinate, ci fa identificare con la povera Alice che non riesce proprio a liberarsi dei retaggi del passato, ci ricorda il fascino delle fiabe nere, con il suo carico di stupore ed orrore.
E a proposito di queste ultime, anche ne "Il paese del buio" fanno una breve comparsa alcuni racconti di Althea, che continuo a considerare il fiore all'occhiello di tutto l'universo creato da Melissa Albert.
Tra queste anche la storia del Paese del Buio, che dà nome all'intero volume, e ci ricorda nuovamente il labile confine tra potere smodato e distruzione.
In conclusione chi ha amato "Oltre il bosco", non potrà non apprezzare questo secondo capitolo, che riprende molti dei punti vincenti della trama principale. E anche chi, di primo acchito, non ne è rimasto convinto, a mio avviso, avrà stavolta modo di ricredersi, grazie all'unione delle immancabili atmosfere dark, del fascino cittadino della metropoli newyorkese, e dalla personalità carismatica di una ragazza che è tanto speciale quanto comune, e che più umana di quanto creda.

Curiosità:
Dopo averlo tanto desiderato, sono lieta di informarvi che, lo scorso gennaio, è stato finalmente pubblicato "Tales from the Hinterland", volume che simula il celeberrimo "Racconti dall'Oltremondo" di Althea Proserpine.
Contiene dodici fiabe nere, tra cui la storia di alcuni dei personaggi principali: l'immancabile Alice-Tre-Volte, Hansa la Viaggiatrice, Sophia (allora nota come Ilsa), Katherine Uccisa-Due-Volte.
Non vedo l'ora che sia tradotto anche da noi, e non vedo l'ora di potermi rimmergere nel macabro e crudele intreccio dell'Oltremondo.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro


Vi ricordo che, se volete conoscere le opinioni delle altre bookblogger partecipanti al Review Party, potete trovarle qui.



mercoledì 27 ottobre 2021

Recensione: “Ponte di anime” di Victoria Schwab

Salve avventori!
La nostra avventura nel mondo degli spettri in compagnia di Cassidy Blake arriva alla sua conclusione con “Ponte di anime”, l'ultimo capitolo della trilogia scritta da Victoria Schwab, con protagoniste le città infestate e una traversante che ha come compito quello di rispedire gli spiriti al loro posto.

Di seguito troverete la mia opinione, per conoscere invece quella delle mie colleghe, vi invito a seguire i blog di tutte le altre partecipanti al Review Party. 
Come sempre, trovate gli altri appuntamenti a fine post.


Titolo: Ponte di anime
Titolo originale: Bridge of Souls
Autore: Victoria Schwab
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 26 ottobre 2021
Pagine: 352
Prezzo: 15,00 € 

Trama:
È lei che insegue gli spettri, o è il contrario?
Sia come sia, Cass potrebbe avere un talento per scovare gli spiriti inquieti.
Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, è sopravvissuta a due città infestate mentre era in viaggio per il programma televisivo dei suoi genitori.
Tuttavia nulla potrebbe prepararla a quel che la attende a New Orleans, un luogo che pullula di antiche magie, società segrete e terrificanti sedute spiritiche.
Ma la sorpresa più terribile è un nemico che Cass non avrebbe mai sospettato di dover affrontare: un messaggero della Morte in persona.
Sarà all'altezza della sfida? E a cosa dovrà rinunciare per vincerla?

Recensione:
Dopo aver lasciato Parigi (in Tunnel di Ossa) in preda a dubbi, paure ed incertezze - in seguito all'avvistamento di un oscuro figuro ammantato di nero - Cass, i suoi genitori e Jacob (il suo migliore amico fantasma), giungono a New Orleans, una città che pullula di spettri, leggende, e storia intrisa di superstizioni e magia.
La spensieratezza nello scoprire viuzze, vicoli e negozi carichi di colori, musica Jazz e incanti dura molto poco perché, con grande orrore, Cass deve fare i conti con la realtà.
Se a Parigi aveva fatto di tutto per autoconvincersi che quella sinistra figura non fosse nulla di importante, ora non può più negare l’evidenza.
Quella macabra e tetra ombra che la perseguita, quel teschio con gli occhi vuoti e neri, è un emissario della morte ed è proprio lei che vuole, o meglio... la sua vita.
A quanto pare Cassidy, un anno prima, sfuggendo alla morte nel fiume, grazie all’aiuto di Jacob, avrebbe derubato la morte stessa.
È sopravvissuta quando il suo destino era già segnato... sarebbe dovuta morire, e ora il suo inquietante strozzino vuole che venga saldato il debito.
Cass che è riuscita ad avere la meglio su spettri assetati di vita e su poltergeist furiosi, ora non sa proprio come sfuggire a questo “problema” che sembra essere davvero più grande di lei.
Anche Jacob e Lara (l’amica traversante conosciuta durante la sua prima avventura in Scozia) non hanno idea di come aiutarla, ma una cosa è certa, faranno di tutto!

Tra fughe a bordo di macchine funebri, sedute spiritiche, società segrete, gatti misteriosi, e incantesimi antichi, Cass (con l'aiuto dei suoi amici, che diventano sempre più numerosi, di libro in libro) proverà a ribaltare il suo destino... ma qualcuno le ha detto che per farlo dovrà rinunciare a qualcosa di molto importante.
Ecco sì, Jacob! So che tutti state pensando a lui.
Il suo migliore amico e personaggio più simpatico della serie. 
Riuscirà il sarcastico fantasma a salvarsi alla fine di questa trilogia?
Ovviamente non sarò io a svelarvelo!
Ma ciò che posso svelarvi è cosa mi è piaciuto e cosa invece no, di questo capitolo finale della serie.

Ho amato molto Jacob, e tutto il pathos legato alla sua sorte: il suo coraggio, la sua dolcezza, la rabbia, la paura, il momento in cui si arrende all'idea che la sua esistenza sia finita per sempre e, si dimostra pronto al sacrificio.
Il suo è sicuramente il personaggio più brillante, ironico, carismatico e commovente di questi libri.
Mi ha quasi strappato una lacrimuccia.

Nel complesso anche se posso dire di aver trovato godibile e carina tutta la trilogia, devo tristemente ammettere che, anziché migliorare con l’andare avanti delle avventure, per quanto mi riguarda, ha fatto, di volta in volta, un piccolo passo indietro, diventando sempre un po’ più forzata, prevedibile e meno credibile.
Più le cose si mettono male per Cass, più persone vengono in suo soccorso.
Tutti sono pronti ad aiutarla, a offrile passaggi, ninnoli, incantesimi... Lara addirittura (che ricordiamo ha dodici anni) arriva in aereo per lei da un’altra città, senza avvertire nessuno e senza avere un posto dove stare.

Tornando a parlare di credibilità, i sentimenti, in questo ultimo capitolo - che è anche quello che avrebbe portato ai risvolti più tragici - non sono per nulla indagati.
Cass è una ragazzina di 12 anni, inseguita dalla morte, e che quindi con molta probabilità soccomberà ad essa, eppure non mostra affatto il panico, la disperazione, il terrore, che una bambina nelle sue condizioni dovrebbe provare.
Per farla breve mi sarei aspettata di leggere un dialogo in cui la ragazzina, anche senza rivelare troppo della sua vera situazione, dicesse in qualche modo addio ai genitori, con lo strazio che una circostanza del genere avrebbe meritato.
Una scena drammatica, commovente, strappalacrime ci stava tutta.
E invece niente!
Per avere un po’ di emozione, ancora una volta, dobbiamo ricorrere a Jacob, che ci regala l’unico sprizzo di umanità in una storia che sembra recitata da automi.
Insomma per questa conclusione mi aspettavo magari meno azione, ma molto più sentimento e verità.
Non so se ci saranno in futuro altrui volumi della serie, ma sicuramente mi piacerebbe che, nel caso, la Schwab regalasse molto più spessore ai suoi protagonisti.
Perché una serie per ragazzi non deve necessariamente essere una serie senza emozioni vere e importanti, perché anche i ragazzi sono capaci di grandi riflessioni e dolori, e sarebbe ora che anche gli autori, che scrivono per loro e di loro, lo capiscano.

Recensioni capitoli precedenti:

Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro



lunedì 25 ottobre 2021

Recensione: “La voce della quercia” di Andrew Michael Hurley

Titolo: La voce della quercia
Titolo originale: Starve acre
Autore: Andrew Michael Hurley
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: 29 settembre 2021
Pagine: 240
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Richard e Juliette devono affrontare il dolore più grande che due genitori possano provare: la morte improvvisa di Ewan, cinque anni. Starve Acre, la loro casa al confine con la brughiera, da cuore di una nuova famiglia è diventata un nodo di dolorosi ricordi. Juliette è convinta che Ewan sia ancora con loro, in qualche forma, e cerca l’aiuto di un gruppo di occultisti per parlare con lui. Richard invece si concentra sul campo di fronte a casa, il campo dove Ewan amava giocare da solo, e avvia gli scavi alla ricerca dei resti di una quercia antica e maledetta. Che nesso c’è fra il passato remoto di quel luogo, teatro di forme di sommaria e brutale giustizia, la strana malattia che si è portata via Ewan, e la sua propensione alla violenza?
La terra rivoltata darà forse le sue risposte, ma non saranno quelle che ci si aspetta.

Recensione:
Come si può affrontare il dolore della perdita di un figlio?
Soprattutto se la morte avviene in modo così improvviso e sconvolgente da lasciare agghiacciati e pietrificati?
Richard e Juliette non ci riescono, non possono credere che il loro bambino di soli cinque anni sia andato via per sempre. Una realtà troppo crudele da comprendere. Troppo dura da accettare.
Così provano ad andare avanti a modo loro, Juliette, ad esempio, lo fa cercando risposte in situazioni che non avrebbe mai creduto di poter accettare prima.
È convinta che Ewan sia ancora lì con loro, che non li abbia mai abbandonati, così si rivolge ad un gruppo di occultisti secondo i quali potrà ancora mettersi in contatto con il suo adorato bambino.
Richard, invece, riversa le sue energie nella disperata ricerca di una leggendaria quercia maledetta, convinto che lì, tra quelle zolle di terra di un luogo così tanto amato da suo figlio, troverà le risposte che cerca.
Andrew Michael Hurley scrive una storia intrisa di orrore e tensione, caratterizzata da un senso di profonda inquietudine che tiene incollato il lettore alle sue pagine, fino alla fine.
I suoi protagonisti sono complessi e tormentati, spesso agiscono in modo poco comprensibile e non posso dire di averne sempre accettato e capito le reazioni.
Nonostante questo “La voce della quercia” è una storia suggestiva, in cui l’atmosfera è resa straordinariamente, scritto meravigliosamente con una grande attenzione ai dettagli.
È una storia gotica, che viaggia tra leggende locali, i disperati tormenti e le oscure pulsioni dell’anima umano.
L’unica critica che posso muovere è per quel finale un po’ troppo improvviso e affrettato, che sembra lasciare più dubbi che risposte.

Ringrazio la casa editrice Bompiani per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 18 ottobre 2021

Recensione: "The Secret Garden" di Frances Hogdson Burnett

Titolo: The Secret Garden
Autore: Frances Hogdson Burnett
Editore: Wordsworth Editions
Data di pubblicazione: 7 settembre 2018
Pagine: 352
Prezzo: 8,26 € 
Lingua: inglese


Trama:
Mary Lennox era una ragazzina orribile. Egoista e viziata, fu mandata a stare con lo zio gobbo nello Yorkshire. Lo odiava.
Ma quando trova la strada per un giardino segreto e comincia a prendersene cura, in lei e nella sua vita subentra un cambiamento. Incontra e fa amicizia con un ragazzo del posto, il talentuoso Dickon, e incontra il cugino malaticcio Colin che le era stato tenuto nascosto. Tra di loro, i tre bambini fanno una magia sorprendente su se stessi e su coloro che li circondano.

Recensione:
Esiste il primo amore anche nella letteratura e “Il giardino segreto” di Frances Hogdson Burnett, è il mio ❤️

Eh sì, perché questo resterà sempre il primo libro mi ha fatto sognare, che è riuscito a portarmi in un luogo diverso, e mi ha fatto desiderare di essere lì, al posto del protagonista e vivere le sue avventure.

Quando da bambina leggevo di Mary Lennox, del pettirosso, della chiave misteriosa, e della serratura nascosta oltre la coltre d’edera, avrei voluto essere al suo posto, avere anch’io un mistero da risolvere, un’avventura da vivere, un giardino segreto da curare e in cui rifugiarmi 😍

E questa bellissima edizione, inviatami dalla Wordsworth Editions - che ringrazio immensamente per questa opportunità - mi ha permesso di riscoprire questo grande capolavoro nella lingua in cui la sua stessa autrice lo ha messo su carta.

Ancora una volta è stato bellissimo conoscere la capricciosa Mary Lennox che, piano piano, si riscopre ad amare la vita grazie al profumo della brughiera, ad un uccellino e ad una piccola chiave misteriosa 🔑

La vita all'aria aperta è vista come un vero e proprio toccasana per il corpo e l'animo della protagonista, la spinge, e in qualche modo la costringe, a migliorarsi.
È appassionante leggere di questo cambiamento nell'animo di Mary, che va di pari passo con quello della natura che si trasforma durante la primavera.
La scrittrice è davvero abile a descriverne, i profumi, i colori, i mutamenti.
Non è possibile leggere questo libro senza essere colti dalla voglia di correre per la brughiera, di sentirne i suoni e gli odori.
Come è impossibile non aver voglia di divorare un tazzone di buon porridge, o ingurgitare una bella patata arrostita, fumante.
Anche in Mary vi è la primavera, e ne leggiamo il tiepido mutare, di giorno in giorno, pagina dopo pagina ❤️
L'abilità della scrittrice sta nel renderci partecipi e complici di quei mutamenti, e dei segreti custoditi all'interno del giardino, nel trasportarci nel clima della campagna Yorkese tanto da non voler mai chiudere il libro.

Se non lo avete letto, non aspettare oltre, perché, ve lo giuro “Il giardino segreto” farà innamorare perdutamente anche voi.


Plot:
Mary Lennox was horrid. Selfish and spoilt, she was sent to stay with her hunchback uncle in Yorkshire. She hated it.
But when she finds the way into a secret garden and begins to tend to it, a change comes over her and her life. She meets and befriends a local boy, the talented Dickon, and comes across her sickly cousin Colin who had been kept hidden from her. Between them, the three children work astonishing magic in themselves and those around them.

Review:
There is first love even in literature and "The Secret Garden" of Frances Hogdson Burnett, is mine ❤️

Yes, because this will always remain the first book that made me dream, that it managed to take me to a different place, and made me want to be there, instead of the protagonist and live her adventures.

When, as a child, I read about Mary Lennox, the robin, the mysterious key, and the lock hidden beyond the blanket of ivy, I wanted to be in her place, to have a mystery to solve too, an adventure to live, a secret garden to take care of and in which to take refuge 😍

And this beautiful edition, sent to me by Wordsworth Editions - which I thank immensely for this opportunity - allowed me to rediscover this great masterpiece in the language in which its author herself put it on paper.

Once again it was wonderful to meet the capricious Mary Lennox who, little by little, rediscovers herself to love life thanks to the scent of the moor, a bird and a small mysterious key 🔑

Life in the open air is seen as a real panacea for the body and soul of the protagonist, it pushes her and somehow forces to improve herself.
It is exciting to read about this change in Mary's soul, which goes hand in hand with that of nature which transforms itself during spring.
The writer is really able to describe the scents, colors, changes.
It is not possible to read this book without being overwhelmed by the desire to run across the moor, to hear its sounds and smells.
Just as it is impossible not to want to devour a cup of good porridge, or gulp down a nice steaming roasted potato.
Also in Mary there is spring, and we read its tepid change, day by day, page after page ❤️
The writer's ability lies in making us participants and accomplices of those changes, and of the secrets kept within the garden, in transporting us to the climate of the Yorkese countryside so much that we never want to close the book.

If you haven't read it, don't wait any longer, because, I swear to you, “The secret garden” will make you fall madly in love too.

Thanks to Wordsworth Editions for sending me a copy of this book

il mio voto per questo libro

mercoledì 13 ottobre 2021

Recensione: “Bethany e la Bestia” di Jack Meggitt-Phillips

Titolo: Bethany e la Bestia
Titolo originale: The Beast and the Bethany
Autore: Jack Meggitt-Phillips
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 13 aprile 2021
Pagine: 240
Prezzo: 16,50 € 


Trama:
Ebenezer Tweezer è un uomo terribile con una vita meravigliosa. Sprizza giovinezza nonostante i suoi cinquecentoundici anni, e ogni giorno sale con slancio i quindici piani del suo palazzo per andare dalla Bestia che vive nel sottotetto. Le dà in pasto creature di ogni genere e in cambio vede uscire dalla sua bocca tutto ciò che vuole. 
Ma quando la Bestia si stanca di mangiare uccelli esotici e scimmie ammaestrate, soddisfarla diventa più complicato. È arrivata l’ora di assaggiare qualcos'altro, qualcosa di più tenero e succulento… come un bambino, per esempio!

Recensione:
Un uomo ricco, solo, viziato ed egoista.
Una ragazzina sola, maleducata e indisponente.
Una creatura mostruosa, sola, magica, ingorda e insensibile.
Sono questi i tre ingredienti per la macabra favola dalle pagine bordate di verde acceso, di Jack Meggitt-Phillips, il cui comune denominatore è proprio la solitudine.

Ebenezer Tweezer ad esempio, visto dall'esterno, potrebbe sembrare la persona più soddisfatta e appagata della terra: è ricco, non gli manca nulla e gli basta schioccare le dita per ottenere tutto ciò che desidera.
Eppure la sua vita non è per niente facile come sembra, innanzitutto non è affatto felice come ci si aspetterebbe, e tutto ciò che ha non lo soddisfa, se non per qualche istante.
Inoltre, per ottenere ogni cosa, deve sempre sottostare ai nuovi, e sempre più pretenziosi, capricci che la Bestia pretende come pranzetto.
Se all'inizio era facile accontentare quella mostruosa creatura, con il passare degli anni le sue richieste sono diventate sempre più particolari e difficili da esaudire.
Opere d’arte d’inestimabile valore, oggetti rari, manufatti antichi, animali in via d’estinzione e ora addirittura un bambino!
Per quanto Ebenezer sia propenso a pensare solo a se stesso e ai propri bisogni, e per quanto non si sia mai fatto più di uno scrupolo di coscienza nell'accontentare le folli richieste della Bestia, questa volta forse è troppo anche per lui.
Ma portare un bambino alla Bestia è l’unico modo per poter ottenere il suo elisir di lunga vita, perciò se la Bestia ha bisogno di un bambino, Ebenezer gli porterà il bambino più terribile che troverà, uno che nessuno vuole, così almeno metterà a tacere eventuali sensi di colpa.

È in questa ricerca che le vite di Ebenezer e della piccola Bethany - una ragazzina orfana sfacciata e prepotente - si incontrano e si influenzano.
Due anime solitarie, due persone che pensano solo a se stesse, e a cui nessuno vuole bene, si trovano e fanno scintille.
Si ingannano, si studiano, si mettono a vicenda i bastoni fra le ruote.
Sì odiano, si detestano, vogliono sbarazzarsi l’uno dell’altro e, nel mentre, a poco a poco, capiscono che dell’altro non potrebbero più fare a meno.
Ebenezer si affeziona a Bethany e Bethany a Ebenezer, ed entrambi grazie all'altro capiscono cosa sia avere una famiglia ed essere a casa.
Ma in tutto ciò c’è la Bestia, un mostro privo di qualsiasi sentimento, che non si lascia intenerire da niente e da nessuno, che aspetta impaziente la sua cena!
Come sbarazzarsi di una simile creatura?

Una storia molto carina in cui fa da padrone una macabra ironia, che alterna momenti inquietanti ad altri più divertenti, ma che sa essere anche molto commovente, tenera e toccante. 
Mi ha fatto pensare un po’ a “L’Ickabog” di J.K Rowling... in entrambe c’è la stessa macabra ironia, un bel po’ di crudeltà e tristezza, e personaggi spietati e malvagi che agiscono, tramano e ingannano solo per i propri fini.
In questo caso però c’è qualcosa di inaspettato.
La straordinaria impresa che compie l’autore è che ti fa prima detestare i suoi protagonisti e poi (esattamente come accade a loro), ti ritrovi ad affezionartici, a e parteggiare per loro.
Difatti è stato strano anche per me, rendermi conto che, nonostante tutte le diavolerie che Ebenezer Tweezer avesse commesso in passato, solo e soltanto per assicurarsi ricchezze, lussi, capricci futili e una lunga vita, io sia passata a fare il tifo per lui.
A sperare, nonostante tutto, che anche a una persona come lui potesse essere concessa una seconda occasione, per vivere una nuova e vera vita, senza sottostare ai ricatti di una Bestia senza scrupoli, e imparando ad amare e ad essere a sua volta amato.
La storia si conclude in un modo che lascia le porte aperte ad un probabile seguito (che in effetti ho scoperto essere già uscito in lingua). Intanto vi annuncio che diventerà presto un film per la Warner Bros... e sono davvero curiosa di vederlo.

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


giovedì 30 settembre 2021

Review Party - Recensione: "Tunnel di ossa" di Victoria Schwab

Salve avventori!
Aspettavate questo momento?
Probabilmente no, ma io sì XD
Questo giorno era fissato in agenda da tempo, perché è giunto il mio momento di ospitare la tappa del  Review Party dedicata al secondo capitolo della trilogia di Victoria Schwab, con protagonista Cassidy Blake e il suo tour per le città infestate.
Di seguito troverete la mia opinione di "Tunnel di ossa", per conoscere invece quella delle mie colleghe, vi invito a seguire i blog di tutte le altre partecipanti al Review Party. 
Trovate gli altri appuntamenti a fine post.



Titolo: Tunnel di ossa
Titolo originale: Tunnel of bones
Autore: Victoria Schwab
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 28 settembre 2021
Pagine: 352
Prezzo: 15,00 € 
Trama:
Cass è nei guai, ancora più del solito. 
Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, Cass si trova a Parigi, dove i suoi genitori stanno girando il loro programma televisivo sulle città più infestate del mondo. Certo, mangiare croissant e visitare la Tour Eiffel è un vero spasso, ma sotto Parigi, nelle raccapriccianti Catacombe, c'è in agguato un pericolo spettrale. Quando Cass risveglia un poltergeist terribilmente potente, deve affidarsi alle sue abilità di cacciatrice di spettri, ancora tutte da dimostrare, e chiedere l'aiuto di amici vecchi e nuovi per svelare un mistero. Se fallirà, le forze che ha ridestato potrebbero rimanere a infestare la città per sempre.

Recensione:
Continua il viaggio di Cassidy alla scoperta delle città più infestate del mondo e, soprattutto, alla scoperta dei suoi poteri e delle sue capacità. Cosa è davvero in grado di fare? Contro cosa deve ancora combattere?
Dopo aver lasciato Edimburgo (in "Città di spettri"), le sue storie, le leggende, i cimiteri e i suoi fantasmi - alcuni mansueti, altri più spietati, e altri alla folle e disperata ricerca di una seconda chance nel mondo dei vivi - ecco che i Fantadetective, la loro figliola adolescente, il suo migliore amico fantasma e il loro gatto, perennemente immusonito, arrivano nella bellissima Parigi, la città romantica per eccellenza che, in queste pagine, rivelerà il suo lato più oscuro.

Anche questa volta l’itinerario è ricco, variegato e, ovviamente, infestato.
Con la troupe ci spostiamo dai Jaridin des Tuileries, ai Giardini  di Lussemburgo, dalla cattedrale di Notre Dame, ad una visita che ci porta sulla cima della Tour Eiffel, fino alle sotterranee e tetre profondità delle Catacombe di Parigi.
Ed è qui, in questo luogo così lugubre, macabro, affascinante e unico nel suo genere, che Cass risveglierà, senza volerlo e senza neanche rendersene conto, un’entità misteriosa e sinistra.

Con l’aiuto a distanza della sua “collega” Lara (una ragazzina saccente, conosciuta ad Edimburgo che, come lei, ha il potere di attraversare il Velo) e con le continue raccomandazioni di Jacob, il suo migliore amico fantasma, Cass indagherà per scoprire cosa le dà la caccia.

Ci metterà poco a scoprire che, questa volta, non ha a che fare con un normale spettro - uno di quelli con cui basta uno specchio e una formuletta magica per rammentargli chi siano e rispedirli nel posto in cui dovrebbero essere - ma con un poltergeist, un essere molto più potente, che può esistere anche fuori dal Velo, che non conserva nessun ricordo del passato, che si diverte a generare caos e che, grazie ad esso, diventa via via più potente.

Come si sconfigge una cosa del genere?
Be’ questo lo lascerò scoprire a voi, non voglio svelarvi tutto.
Però posso rivelarvi in breve le mie opinioni su questo secondo capitolo della trilogia dedicata al mondo degli spettri.
Pariamo da cosa non mi ha convinta: questa volta ho trovato tutto un po’ forzato. La vicenda narrata è affascinante ma, le soluzioni trovate in modo troppo semplice, rapido e sbrigativo, e gli aiuti ricevuti in modo esageratamente generoso e artificiale, hanno fatto perdere un po’ di credibilità alla storia... diciamo che mi è parso tutto un tantino fasullo, o meglio, non direi proprio tutto, ma tutta la parte finale, quella sì!
Pare quasi che la Schwab avesse gran fretta di concludere e per questo abbia ristretto tantissimo il brodo, regalando, alla sua protagonista, aiuti provvidenziali e vere e proprie botte di... fortuna XD

Cosa, invece, mi è piaciuto?
Parigi, gli scenari, le leggende, le catacombe *-*
Ancora una volta la Schwab mi ha conquistata con il suo itinerario spettrale intriso di storia, racconti, superstizioni e misteri.
E resto dell’idea che sia proprio questo viaggio alla scoperta delle città infestate il pezzo forte di questa trilogia.
Mi ha molto appassionato e toccato la storia del poltergaist, una vicenda che ho trovato molto triste e straziante, così come mi sono soffermata a pensare a tutte quelle vite dimenticate, senza storia e senza nome, sepolte sotto le strade luminose, festanti e glamour di Parigi.
Infine, sempre parlando di storie e di vite passate, sono stata contenta di aver finalmente scoperto qualcosa in più su Jacob, altro punto forte di questa saga.
La sua è stata una fine tenera. Un gesto d’amore che ha stoppato in un attimo la sua esistenza, ancora nel fiore degli anni.
Inutile dirvi che è lui il mio personaggio preferito... assieme al gatto Grim, ovviamente.

Nonostante questo secondo libro mi abbia convinta un pochino meno rispetto al primo, sono ugualmente molto curiosa di leggere il volume successivo (e conclusivo), soprattutto perché ho voglia di scoprire in quale città, il viaggio dei Fantadetective, ci condurrà e sono ansiosa di conoscere cosa riserverà il futuro per Jacob.
Rivedrà la sua famiglia? 
I suoi poteri aumenteranno così tanto da diventare pericolosi? 
Sarà costretto a dire addio al mondo terreno?
Mi auguro di no, ma dovrò aspettare ancora un pochino per scoprirlo.


Recensione capitolo precedente:

Recensione capitolo successivo: 


Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro





martedì 28 settembre 2021

Review Party - Recensione in anteprima: "Il filo avvelenato" di Laura Purcell

Titolo: Il filo avvelenato
Autore: Laura Purcell
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 21 settembre 2021
Pagine: 420
Prezzo: 20,00 €
Trama:
Gran Bretagna, prima metà dell'Ottocento. Dorothea Truelove è giovane, bella e ricca. Ruth Butterham è giovane, ma povera e consumata da un segreto oscuro e terribile. Un segreto che rischia di condurla alla forca. 
I loro destini si incrociano alla Oakgate Prison, dove Ruth è rinchiusa in attesa di un processo per omicidio, e dove Dorothea si dedica ad attività caritatevoli; soprattutto, qui la ragazza trova il luogo ideale per mettere alla prova le neonate teorie della frenologia - secondo cui la forma del cranio di una persona spiega i suoi peggiori crimini - che tanto la appassionano. 
L'incontro con Ruth fa però sorgere in lei nuovi dubbi, che nessuna scienza è in grado di risolvere: è davvero possibile uccidere una persona usando solo ago e filo? 
La storia che la prigioniera ha da raccontare - una storia di amarezze e tradimenti - scuoterà la fede di Dorothea nella razionalità e nel potere della redenzione. 

Recensione:
Dorothea Truelove e Ruth Butterham non potrebbero essere più diverse: la prima, una ricca ereditiera, si dedica anima e corpo alla scienza e alle opere pie, la seconda invece, che nella sua vita non ha conosciuto altro se non povertà e sofferenza, è rinchiusa nel carcere di Oakgate, in attesa di giudizio. 
La misteriosa Ruth infatti, pur avendo solo sedici anni, si è macchiata della peggiore delle colpe: l'omicidio.
Un assassinio pianificato nel tempo e alimentato dall'odio e dal rancore. Un delitto messo in atto però con la più insolita delle armi: un ago scintillante e del semplice filo di cotone.
Ebbene sì, perché la giovane sarta ha da sempre un dono, o per meglio dire una condanna, di cui non riesce proprio a liberarsi. Mentre cuce, ciò che prova, si imprime sulla stoffa e sui punti, il suo dolore diventa il dolore delle donne che indossano gli abiti da lei confezionati, il suo risentimento penetra dalle vesti alla pelle, provocando nelle vittime inconsapevoli, angoscia e afflizione nel migliore dei casi, terribili agonie e persino la morte, nel peggiore.
 
Ogni lavoro di cucito può contenere una vita intera; è questo che la gente non capisce. Si può trasmettere all’ago qualsiasi emozione del cuore umano e il filo la assorbirà. Si può ricamare con tenerezza, passare a forza di punti dal panico alla calma, si può ricamare con odio. 
Cucire di furia non mi ha portato nulla di diverso da matasse aggrovigliate e orli malfatti, eppure si può fare. Meglio attendere l’odio. Un odio lento, misurato. Nessuno si accorgerà che è lì, che cova nelle vostre dita, all’infuori di voi e dell’ago. 
Si dice che l’odio sia un’emozione inutile, una forza distruttiva che non può condurre a nulla di buono. Non è così. Io alla rabbia mi sono aggrappata, l’ho brandita come un’arma. 
Non fate quella faccia. Non vi è mai capitato di provare odio per un vostro simile, non è vero?
Affinché accada la prima volta ci vuole qualcuno di speciale. Una persona che avreste amato, se solo ve ne avesse dato l’occasione. 
Ma il suo disprezzo vi accartoccia il cuore, come una gonna di crespo sotto la pioggia. Mostra una certa immagine di voi, che è debole e ripugnante ai vostri stessi occhi. 
Sì, serve qualcuno dotato di una peculiare inclinazione alla crudeltà per spingervi a provare l’odio di cui sto parlando. Qualcuno come Rosalind Oldacre.

La sfortunata Ruth ha ucciso, è vero, ma il più delle volte senza sapere ciò che stava facendo, senza voler davvero arrecare danno a qualcuno.
E cosa c'è di peggio che sentirsi colpevole di qualcosa che non si aveva alcuna intenzione di compiere? Quale pena maggiore se non sapere di essere l'unica responsabile della rovina che ha colpito la propria famiglia?
Un romanzo che, mediante le due voci narranti, ci guida in un mondo fatto di miseria e patemi d'animo, in un cono d'ombra che, andando avanti con le pagine, si fa sempre più stretto e buio.
Perché per la povera Ruth non c'è speranza, non c'è pace né amore, solo dolore che si aggiunge a dolore, crudeltà che si aggiunge a crudeltà, fino a rendere il suo stesso cuore sempre più freddo ed ostile.
Quella ragazzina che sognava solo un po' di normalità, finisce per diventare il mostro che tutti credevano che fosse. L'odio che gli altri hanno riversato su di lei, ha finito per consumarla, per farle desiderare di instillare nei suoi aguzzini la sua stessa sofferenza, per farle scegliere di diventare un'assassina.
 
Mentre lavoravo, gli occhi mi si riempirono di lacrime. Con il pensiero tornai agli eventi della giornata, riportandoli a galla uno dopo l’altro: ogni insulto, ogni calcio, ogni ciocca di capelli tirata. 
Quindi pensai alla sposa che avrebbe indossato quei guanti: un’apparizione in bianco con un uomo pronto a giurarle devozione eterna. Qualcosa che io non avrei mai avuto. Avrei ricamato guanti, e forse la gente li avrebbe desiderati, ma nessuno avrebbe mai voluto me. Sarei rimasta chiusa in una bottega con le mani piene di freddo denaro mentre belle donne uscivano con indosso i miei guanti per tornare danzando alle loro vite. 
C’erano solo tre cose che avrei voluto per il futuro: un viso di cui non provare vergogna; un marito che mi amasse; la possibilità di confezionare e indossare bei vestiti. Non mi parevano desideri eccessivi. Eppure già allora, a dodici anni, ero consapevole che nessuno di essi si sarebbe avverato. Nessuno poteva avverarsi. 
Cosa ne sarebbe stato, dunque, di me?

Un racconto che è più una confessione, e che ha come uditorio la compassionevole Miss Truelove, e allo stesso tempo noi lettori.
Più si procede con la storia di Ruth, più si ha voglia di sapere, di scavare nella sua mente, di capirne i meccanismi, di analizzare gli input che hanno portato a certe azioni.
E se l'interesse della venticinquenne Dorothea è inizialmente animato più che altro da fini accademici - e più precisamente dalla branca della frenologia, volta a dimostrare una correlazione tra la conformazione del cranio e la propensione verso determinati comportamenti - con il passare dei giorni, saranno la curiosità e la compassione ad avere la meglio, in lei, come in noi.
Una cosa è certa, le vicende della sarta sono tanto appassionanti, quanto tristi e deprimenti. Mentre si legge, non si riesce a non provare empatia per quella sventurata, non si riesce a non sperare di vedere prima o poi per lei, se non uno spiraglio di gioia, almeno un briciolo di giustizia.
Ma se la figlia maggiore dei Butterham, giustamente, catalizza le nostre attenzioni, devo ammettere che anche la sua interlocutrice è un personaggio che non manca di personalità.
Dorothea Truelove è infatti una donna emancipata e moderna, che alterna interessi scientifici ad opere di carità, che cerca di alleviare le pene del prossimo, che è capace di amare, e non prende in considerazione il pretendente più ambito, ma il compagno di vita che saprà renderla felice.
Per fare ciò deve scontrarsi non solo con le resistenze della società che non vede di buon occhio una donna così all'avanguardia, ma anche con il padre restio di fronte ad una figlia così controcorrente. 
Ho apprezzato molto come entrambe le protagoniste, nonostante il conflitto di classe, abbiano sin da subito abbattuto le barriere e i pregiudizi.
Inoltre anche le altre figure femminili, dalla madre di Ruth - la fin troppo remissiva Jemima Trussell - alle colleghe Miriam e Nell, fino alle spregevoli Metyard e alla insensibile Rosalind Oldacre, tutte con i loro caratteri ben definiti, contribuiscono a dar vita ad un panorama variegato e ricco di sfumature.
Non si può dire lo stesso per gli uomini, primo fra tutti l'indolente signor Butterham, così preso dai suoi passatempi e dalla sua voglia di rivalsa, da non rendersi conto della famiglia che cola a picco o, peggio ancora il vile Mr Truelove, incurante dei sentimenti della figlia, così devoto alla sua immagine pubblica da dimenticare anche chi lo ha amato davvero.
 
Era un modo di dire tipico di mio padre: stare a galla. In effetti avevo l’impressione che lui galleggiasse - teneva la testa a filo d’acqua e continuava a dipingere i suoi quadri. Ma nel frattempo, sotto la superficie, la mamma annaspava tra fango e canne.

Ma ora veniamo all'aspetto più importante del romanzo, quello che dà alla trama un tocco horror e che la avvicina alla letteratura gotica.
Come nella precedente opera di Laura Purcell, "Gli amici silenziosi", anche qui le vicende hanno un che di inspiegabile e sovrannaturale.
La povera Ruth sembra una calamita per le disgrazie: è davvero lei a causarle con la sua maestria nel cucire, o sono solo coincidenze?
In un modo o nell'altro, reputo la trovata geniale, un'idea originalissima che non può non lasciare con il fiato sospeso fino alla fine.
E a proposito dell'epilogo, esso rivela un inaspettato colpo di scena, che tuttavia mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Perché, dopo tanto patire, avrei voluto per la povera Ruth un vero riscatto o perlomeno un po' di serenità, e poi perché - senza scendere nei dettagli - credo che le battute finali snaturino il personaggio di Dorothea, da sempre estremamente razionale, non incline alla vendetta o alla collera.
Non so, non mi ha convinto fino in fondo. Ciò non toglie il fatto che "Il filo avvelenato" è una delle storie più coinvolgenti e particolari che abbia mai letto, una di quelle che regala emozioni contrastanti e che si fa fatica a dimenticare.  

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia di questo romanzo

il mio voto per questo libro


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