martedì 19 aprile 2022

Recensione: “Mexican Gothic” di Silvia Moreno-Garcia

Titolo: Mexican Gothic
Titolo originale: Gótico
Autore: Silvia Moreno-Garcia
Editore: mondadori. Oscar Vault
Data di pubblicazione: 2 novembre 2021
Pagine: 348
Prezzo: 18,00 €


Trama:
Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico. 
Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente: certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall'aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l'anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure. 
Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere. Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.

Recensione:
Quando ho letto la trama di questo libro sono rimasta subito incuriosita, per svariati motivi: una lettera con una misteriosa richiesta d’aiuto, una tetra destinazione sperduta tra le montagne, e una dimora sinistra che sembra nascondere oscuri ed inquietanti segreti.
In più l’atmosfera dell’Inghilterra vittoriana, mista al folklore delle leggende messicane, mi era parso un bel mix da scoprire.
Infatti, una volta intrapresa la lettura, ho effettivamente riscontrato che questo insieme di elementi, che mi avevano attirato di primo acchito, era vincente.

Purtroppo la componente messicana è poco presente, se fatta eccezione per il titolo, e per i nomi di alcuni protagonisti, questo romanzo avrebbe potuto benissimo essere ambientato in Inghilterra e nessuno avrebbe notato la differenza.
Quindi, se da questo punto di vista, si è rivelato un pochino deludente, la storia parte bene e si sviluppa in modo appassionante, tenendo il lettore incollato alle sue pagine, nell'attesa di scoprirne tutti i più oscuri segreti.

Una criptica e delirante lettera giunge a casa della protagonista Noemí Taboada, mettendo in serio allarme sia lei che suo padre.
Il mittente è la cugina Catalina, da poco sposatasi con un uomo inglese appartenente ad una rinomata famiglia, e per questo trasferitasi ad High Place, un’antica dimora che si erge isolata sul villaggio circostante.
Nella lettera Catalina chiede aiuto alla cugina, non nascondendo il terribile sospetto di essere vittima di un complotto. Addirittura teme di essere stata avvelenata.

Qui sta forse il primo punto debole della storia, perché pur conscio di tale e gravoso problema, il padre di Noemí, anziché recarsi lui stesso dalla nipote, manda in spedizione sua figlia. Una ragazza ventenne, apparentemente con la testa sulle spalle, ma con una vita fatta di studi, feste, aperitivi, cene e tè esclusivi, non di certo una spia dotata di una grande conoscenza di tecniche di autodifesa. 
Una decisione che ho trovato poco realistica, ma che, a quanto pare, era necessaria allo scopo.

Noemí dunque si mette in viaggio e arriva ad High Place, trovandovi un posto molto diverso da quello che aveva immaginato. Totalmente privo di calore e colore ed immerso nel nulla. Come può sua cugina, una ragazza così solare e allegra, sopportare di vivere in un posto del genere? 
L’atmosfera che si respira è tetra, inquietante, e lugubre. L’aria è pesante, quasi irrespirabile. Sa di rancido, di vecchio di muffa e morte.
La casa sembra essere rimasta ferma nel tempo, non toccata minimamente dal progresso, senza elettricità, senza luce, avviluppata in ragnatele di polvere e segreti.

Anche chi la abita non è da meno, personalità ermetiche, schive, severe e arcigne.
Da Virgil Doyle il marito di Catalina, con i suoi modi fintamente gentili, ma con uno sguardo che tradisce secondi e malevoli fini, a Florence colei che si comporta da padrona di casa, con i suoi modi sgarbati e ostili, al signor Howard, padre di Virgil e capostipite della famiglia Doyle, un uomo inquietante da cui Noemí non desidera altro che tenersi alla larga.
Tutti mostrano una strana e immotivata avversione verso la loro ospite e da subito si evidenzia palese il loro intento di nasconderle più di un qualcosa.

La lettura è appassionante, l’atmosfera gotica affascinante: la casa quasi totalmente immersa nel buio, con i suoi respiri, sussurri, rumori ovattati, e la costante sensazione - che la stessa protagonista costantemente avverte - di non essere mai sola e al sicuro, mi hanno fatto ripensare a “Gli amici silenziosi” di Laura Purcell, un libro che ho trovato perfetto e che ho adorato dalla prima all'ultima pagina.

Purtroppo, per la storia di Silvia Moreno-Garcia non posso dire altrettanto, ma del volume riesco a promuovere solo la prima metà delle sue pagine.
Passata la quale, arrivato dunque il momento di svelare il mistero che i membri della famiglia Doyle nascondono da generazioni, tutto diventa confuso, strano, grottesco e poco chiaro.
La storia ha smesso di convincermi, come lo ha fatto la stessa protagonista.
Per lei, in generale, non ho mai provato una grande simpatia, ma andando avanti con le pagine l’ho trovata sempre meno simpatica e sempre meno credibile. Poco coerente, poco furba, spesso sciocca, inutilmente frivola (chi si metterebbe a pensare a quale gonna abbinare alla camicetta in una situazione di estremo pericolo?), e totalmente apatica e inutile quando c’era da fare qualcosa di pratico e urgente.

Nel complesso un vero peccato perché, davvero, fino a metà libro, mai mi sarei aspettata uno stravolgimento così netto della mia opinione.
Ovviamente, come faccio sempre, ho concluso la lettura e l’ho fatto comunque con la grande curiosità di conoscere il mistero celato dietro le cupe stanze di High Place e dei suoi enigmatici inquilini, per questo non posso assolutamente dire che si sia rivelata una lettura noiosa, però sicuramente deludente. Questo sì.

Ho avuto l’impressione che l’autrice volesse a tutti i costi stupire, creando un enigma originale, macabro e grottesco, ma che il risultato, la spiegazione di tale enigma, non sia stato all'altezza della situazione. Non è stata affatto chiara, né soddisfacente, anzi, ho trovato una storia piena di lacune e incongruenze.
Un vero peccato, ma si sa, da grandi aspettative derivano grandi delusioni.

il mio voto per questo libro


mercoledì 30 marzo 2022

Recensione: "A casa prima di sera" di Riley Sager

Titolo: A casa prima di sera
Titolo originale: Home before dark
Autore: Riley Sager
Editore: Fanucci Time Crime 
Data di pubblicazione: 8 aprile 2021
Pagine: 360
Prezzo: 16,90 €

Trama:
Com’era vivere in quella casa?
Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì tre settimane prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro intitolato "La casa degli orrori", divenuto inaspettatamente un bestseller. 
Oggi, Maggie è una restauratrice e crede che gli eventi menzionati nel libro da suo padre non siano altro che menzogne. Quando eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per ristrutturarla e venderla. 
Ma il suo ritorno nasconde delle amare sorprese. Forse Baneberry Hall è meno ospitale di quanto crede, forse le presenze misteriose descritte nel Libro sono più vere di quanto lei abbia mai immaginato.

Recensione:
Diciamoci la verità, scrivere un horror di questi tempi è un lavoro estremamente difficile.
Da anni ormai siamo sommersi da storie di case infestate, presenze maligne, fantasmi, e chi più ne ha, più ne metta. Sia grazie alla letteratura che al cinema e alla televisione, tutto sembra ormai già sentito, letto e visto.
Come si fa quindi a scrivere un'opera completamente originale? Beh, non si può, o almeno non credo.
Questo per dire che anche "A casa prima di sera", come altri romanzi del genere, non ha dalla sua parte una trama inedita e peculiare, tuttavia a mio parere, un buon libro horror deve prima di tutto tenere il lettore incollato alle pagine, intrigare, alludere e allo stesso tempo nascondere.
Deve far percepire e allo stesso tempo far dubitare. I fantasmi sono reali oppure no?
C'è una spiegazione razionale alla base di tutto o l'unica via è affidarsi al paranormale?
Bene, il libro di Riley Sager tutto questo lo fa.
Per tutta la lettura riceviamo input contrastanti, qualcosa di anomalo ed inspiegabile ma anche poi la possibile scappatoia razionale. L'unica cosa da chiedersi è a quale delle due ipotesi credere?
Questo è bene o male quello che succede nei capitoli dedicati a Maggie Holt.
In realtà il romanzo alterna la voce narrante della protagonista - la designer d'interni, che deve la sua popolarità e ricchezza a Baneberry Hall - alla versione del padre contenuta ne "La casa degli orrori".
I capitoli di Ewan Holt sono un crescendo che, giorno dopo giorno, ci avvicinano a quell'evento così spaventoso e catastrofico, che ha spinto l'intera famiglia a fuggire dalla loro abitazione senza voltarsi indietro.

Non avevo idea di cosa Baneberry Hall avesse in serbo per noi. Come la sua storia, malgrado i nostri sforzi, avrebbe minacciato di soffocarci. Come venti giorni dentro le sue mura sarebbero diventati un incubo a occhi aperti. 
Se avessimo saputo anche una sola di queste cose, avremmo girato i tacchi, e lasciato Baneberry Hall per non tornare mai più.

Queste parti sono quelle che appassionano di più, la vera componente horror. 
Tragedie pregresse, morti inspiegabili, rumori sinistri, presenze inquietanti, influenze negative, lettere dal passato, quadri sconcertanti e minacce di morte. Non c'è nulla che manchi, neppure un finale mozzafiato.
La versione di Maggie invece risente molto dell'hype creato da quella del padre e dagli aneddoti di quando lei era bambina. Inizialmente il suo ruolo pare finalizzato solo a smontare il Libro, facendo affidamento sulla razionalità.
Tuttavia più si va avanti, più affiorano i ricordi del passato, gli amici immaginari che tanto amici non erano - il signor Ombra che la terrorizzava, la signora Pennyface che la osservava e la strana bimba che giocava con lei - i testimoni che confermano che qualcosa di oscuro lì accadeva davvero, gli oggetti che spariscono, quelli che si azionano da soli, la paura che si insidia dentro di lei.
Man mano che proseguiamo con la storia, anche gli avvenimenti del presente diventano più coinvolgenti, grazie alle continue nuove rivelazioni, sulla casa, sul passato, sulla sua famiglia e su lei stessa.

Sua figlia vede ancora delle cose, vero?» 
«Sì» risposi. 
«Il suo medico dice che ha un’immaginazione molto attiva.» 
«Se solo fosse vero.» 
Guardai Elsa, sorpreso. 
«Pensa che Maggie stia mentendo?» 
«Al contrario. Credo che riesca a vedere cose che la maggior parte di noi non riesce a vedere.»

E poi arriviamo all'epilogo, inaspettato e ben costruito. Ne ho apprezzato molto l'originalità, tuttavia devo ammettere che una parte di me avrebbe preferito rimanere più sulla strada dell'horror-mystery, piuttosto che virare sulle tinte thriller, come effettivamente succede nelle battute finali.
In ogni caso "A casa prima di sera" rimane uno dei romanzi horror migliori che abbia letto negli ultimi anni, grazie alla sua trama avvincente, a tutta la storia - anzi le storie - della casa e dei suoi precedenti inquilini, ai segreti della famiglia Holt, al passato che spinge per tornare a galla.

Considerazioni:
Come accennavo prima, per me la cosa più importante in un libro horror è l'atmosfera che riesce a creare, e quella sensazione di attesa che cresce man mano, la certezza che qualcosa di molto forte è lì lì per avvenire. Non sai cosa, non sai quando, ma avverrà.
In questo romanzo i protagonisti principali sono due: Maggie che ha sempre dovuto convivere, suo malgrado, con la fama che le avevano procurato le vicissitudini nell'ipotetica casa infestata, e suo padre Ewan, quello che aveva raccontato tutto prima alla polizia, poi alla stampa e, con la pubblicazione de "La casa degli orrori", al mondo intero.
Le loro due versioni, che noi leggiamo in modo alternato, inizialmente non potrebbero essere più diverse, tuttavia più si va avanti, più finiscono per somigliarsi.
Erano davvero tutte menzogne, solo un escamotage per arricchirsi, come crede la giovane donna, o è Maggie a non ricordare ciò che è successo realmente?
Poco alla volta, ogni pezzo sembra tornare al suo posto, anche se solo nelle pagine finali scopriremo cosa ha spinto gli Holt a scappare nel bel mezzo della notte.
In ogni caso, per quanto i due punti di vista siano essenziali per far luce sulle vicende, il fulcro di tutto è sempre lei: la misteriosa Baneberry Hall.
La casa con il suo retaggio di tragedie alle spalle, tra cui l'omicidio-suicidio dei Carver, e soprattutto la morte misteriosa della sedicenne Indigo Garson, la figlia del primo proprietario, colei che voleva fuggire da suo padre, a qualunque costo.
La casa che sembra non voler dimenticare, e che fa di tutto per riportare in superficie tutto quel dolore.

«Vuoi la verità? Te la darò. Sono successe delle cose in quella casa. Cose terribili. Sì, Indigo Garson e la famiglia Carver, ma anche altre cose. E tutte quelle cose, beh... restano» 
Quella parola mi fece salire un brivido lungo la schiena. Probabilmente per il modo in cui Hibbs la pronunciò, lentamente, tendendola come se fosse un elastico che sta per rompersi. 
«Mi stai dicendo che Baneberry Hall è infestata?» 
«Sto dicendo che Baneberry Hall ricorda» disse Hibbs. 
«Ricorda tutto ciò che è accaduto sin da quando Indigo Garson ingurgitò quelle bacche. E a volte la storia ha modo di ripetersi.» 
Ci volle un attimo per assorbire l’informazione. Era così incredibilmente assurda che ebbi problemi a comprenderla. Quando finalmente si assestò tutto, mi sentii così stordito che pensai che anch’io sarei caduto e avrei sbattuto la testa sulla tomba di William Garson. 
«Non sto dicendo che succederà anche a voi» disse Hibbs. 
«Ti sto solo dicendo che è una possibilità. Proprio come è una possibilità che la casa sia colpita da un fulmine. Il mio consiglio? Cerca di essere più felice che puoi in quella casa. Ama la tua famiglia. Abbraccia tua figlia. Bacia tua moglie. Da quel che ho sentito, quella casa non ha visto molto amore. Essa ricorda quel dolore. Ciò che devi fare è farglielo dimenticare.»

In questo l'opera di Riley Sager mi ha ricordato "The Amityville Horror" di Jay Anson, come l'ancor più noto "Shining" di Stephen King, ovvero l'idea della casa come un'entità viva, capace di emozioni e ricordi, quasi una creatura in grado di influenzare gli abitanti e spingerli ad azioni empie.
Per il crescendo di pathos e mistero invece mi ha riportato alla mente "Gli amici silenziosi" di Laura Purcell, altro libro che consiglio e che spicca per originalità e atmosfera.
Il finale invece si allontana molto da quest'ultimo, per avvicinarsi di più al clima thriller e all'inaspettato colpo di scena de "La casa delle voci" di Donato Carrisi, romanzo che avevo sottovalutato e che mi ha piacevolmente sorpreso.
Avrei preferito preservare il mood di tensione e paura che ruotava attorno alla famiglia Garson? Sì.
Ho apprezzato in ogni caso l'epilogo anche se con l'horror c'entra poco? Sì.
Quindi, se amate i thriller che non sono proprio thriller e gli horror che non sono del tutto horror, ma soprattutto amate le storie che vi tengono col fiato sospeso dall'inizio alla fine, questo è il libro che fa per voi.
Che aspettate? Controllate ogni stanza e ogni armadio - soprattutto gli armadi - per assicurarvi non vi sia nessun intruso, chiudete le porte, e leggete. 
Trasferitevi a Baneberry Hall, solo per un giorno o due. Chissà, magari non vorrete venir più via, magari vorrete restarci per sempre.

Ringrazio la casa editrice Fanucci per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

giovedì 10 febbraio 2022

Review Party - Recensione: “Uno di noi è il prossimo” di Karen M. McManus


Salve a tutti avventori!
Con grande piacere partecipo al Review Party dell'attesissimo seguito del libro "Uno di noi sta mentendo" di Karen M. McManus, ovvero "Uno di noi è il prossimo".
Se come me avete letto le vicende di Nate, Bronwyn, Addy e Cooper, sarete curiosi di ritrovarli, anche se, questa volta nelle vesti di "attori secondari", in questa nuova vicenda che ha nuovamente come sfondo una morte misteriosa e il Bayview High, un college dove il pettegolezzo spietato è all'ordine del giorno.
Di seguito la mia recensione e, se volete conoscere anche il parere delle mie colleghe, vi invito a leggere anche tutte le loro.


Titolo: Uno di noi è il prossimo
Autore: Karen M. McManus
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1 Febbraio 2022 
Pagine: 312
Prezzo: 18,50 €

Trama:
È passato un anno dalla tragica morte di Simon Kelleher, in tanti hanno cercato di imitare la sua app, ma nessuna è riuscita ad affermarsi, anche perché, prosciolti da ogni accusa Nate, Bronwyn, Addy e Cooper, i gossip portati alla luce si sono sempre rivelati poco appetitosi. Fino a questo momento, almeno.

Attraverso la chat degli studenti della Bayview High, infatti, ha preso piede una nuova inquietante versione di Obbligo o verità, destinata a portare alla luce altri oscuri segreti degli allievi della scuola e verso la quale tutti provano una morbosa attrazione. È come se tutti a scuola si fossero dimenticati della fine fatta da Simon.

Tra i primi a essere coinvolti c’è anche Maeve, sorella di Bronwyn, costretta suo malgrado ad affrontare una situazione scomoda, del resto, si sa: a scuola basta commettere un errore per ritrovarti un’etichetta appiccicata addosso per il resto della vita.

La posta si fa via via più alta e quando il gioco prende una piega inaspettata è ormai chiaro che bisogna trovare, e fermare, chi lo sta orchestrando, prima che sia troppo tardi

Recensione:
Sono trascorsi diciotto mesi dalla morte di Simon Kelleher, quando il Bayview High è scosso dalla morte improvvisa e misteriosa di un altro suo studente, le circostanze questa volta sembrano, almeno  apparentemente, molto diverse. O forse non è così?

Karen McManus torna con “Uno di noi è il prossimo” il sequel del suo grande successo “Uno di noi sta mentendo” da cui è stata tratta anche l’omonima serie TV.
L’ambientazione, e i temi trattati sono gli stessi. Ancora una volta, teatro di scena delle vicende è il college americano con i suoi pettegolezzi, gli screzi, gli insulti, la denigrazione, l’emarginazione, e il bullismo. I gruppetti di ragazzi divisi in base alla loro popolarità, o al loro ceto sociale e il conseguente trattamento riservato a chi non fa parte delle cerchie più affermate.

Io e Little Pigo avevano partecipato, in occasione dell’uscita di “Uno di noi sta mentendo” alle "indagini" per cercare di smascherare il colpevole dell’omicidio della vittima Simon Kelleher. Chi tra i suoi compagni Nate, Bronwyn, Addy e Cooper era stato l'artefice della sua dolorosa fine?
Sin dalle prime pagine, sia io che Little Pigo, non avevamo avuto dubbi, nessuno dei quattro ragazzi era colpevole, ma era lo stesso Simon vittima e carnefice.
Dunque se come è ipotizzabile - trattandosi di un thriller - l’intento della McManus, era stato quello di stupire e lasciare il lettore a bocca aperta, con un sonoro colpo di scena, be' mi duole dirlo, ma si è rivelato completamente fallimentare.
Eppure, seppur non potendole riconoscere il merito di aver costruito un romanzo ricco di colpi di scena, devo ammettere che aveva comunque saputo scrivere una storia appassionante e in grado di fornire uno spaccato abbastanza veritiero (seppur poco lusinghiero) della gioventù attuale, dello sfacelo della condizione in cui versano i college americani, e della pericolosità del pettegolezzo, e del cyber-bullismo.

Questa volta il lavoro della McManus è più articolato. La realtà resta la stessa, ma sicuramente il mistero è più fitto, i segreti più intricati e l’indagine più sottile.
Ad alternarsi nella narrazione e quindi a fornirci un resoconto di ciò che accade, sono Maeve, sorella di Bronwyn - che già avevamo conosciuto e apprezzato nel libro precedente - e i suoi due amici Knox e Phoebe.

Il racconto comincia i 6 marzo con l'annuncio da parte di una giornalista di un secondo studente del Bayview High morto nell'arco di poco più di un anno. E poi si torna indietro, a dieci settimane prima, quando tutta la sequela di mosse, per dare il LA alla tragedia finale, deve ancora essere messa in atto. Per gran parte della lettura non sappiamo né chi sia la vittima, né chi siano gli eventuali sospettati, ma scopriamo man mano che un emulatore di Simon Kelleher si è messo all'opera per avere la sua personale vendetta.
Ha creato, come il suo predecessore, un'applicazione che minaccia di rivelare gli oscuri segreti degli studenti del Bayview High, se questi dovessero rifiutarsi di giocare. Per farlo devono solo scegliere: Obbligo o Verità?
Il gioco ha inizio e porta a galla con sé verità scomode, segreti nascosti, e sfide sempre più pericolose.
Anche i tre protagonisti Maeve, Knox e Phoebe, verranno duramente messi alla prova.

Ho empatizzato molto con Maeve, lei è (insieme a Knox) il mio personaggio preferito, lo era stata già nel libro precedente. Al contrario non mi è piaciuta affatto Phoebe, che dovrebbe essere, insieme agli altri due, il terzo personaggio positivo del libro, ma che io ho trovato molto meschina e ipocrita.

Non voglio aggiungere altro riguardo le vicende e gli intrecci ed intrallazzi dei personaggi, del resto un thriller/ giallo va scoperto poco a poco per essere apprezzato al meglio, dico solo che, a differenza del titolo precedente, ho apprezzato maggiormente questo ritorno proprio perché le informazioni per comporre il puzzle sono state rilasciate a poco a poco, a piccole dosi, creando maggiore suspense.
Se nel primo libro per me era sin da subito lampante che nessuno dei sospettati poteva essere il colpevole, ma che bensì l'artefice del piano machiavellico era la stessa vittima, qui (anche se ammetto di aver ancora una volta capito tutto anzitempo) le informazioni per arrivare alla rivelazione giusta sono state fornite a lettura avanzata. Questo ha reso la lettura decisamente più appassionante.

Inoltre credo che il punto vincente di questo genere letterario, come è stato anche per "Tredici" di Jay Asher, sia quello di evidenziare la tossicità di determinati comportamenti, sistemi e ambienti.
L'essere costantemente legati e dipendenti dai cellulari, dalle applicazioni di messaggistica, dai social e utilizzare questi mezzi, non in modo positivo, ma per denigrare, distruggere, annientare gli altri.
Le scuole che anziché essere luoghi di aggregazione e unità tra più personalità diverse - dando modo a tutti di crescere e apprendere gli uni dagli altri - sono purtroppo sempre più luoghi di divisione e suddivisioni in gruppi, sottogruppi e categorie, fino a diventare luoghi di esclusione e solitudine per le personalità più timide ed introverse.
Spesso, non lo nego, mi sono chiesta come sarei "sopravvissuta" ad una pressione del genere, se fossi andata a scuola al giorno d'oggi, in un ambiente tanto nocivo, con compagni tanto perfidi, pronti a riprendere con i loro smartphone ogni minimo scivolone e postarlo sui social per deridere e umiliare il malcapitato di turno.
Come può affrontare tutto questo un animo timido e sensibile? Come può superarlo senza restare scottato?
La parola ovviamente va ai genitori. Sta a loro educare i propri figli, in modo che non diventino i bulli del domani, in modo da dar vita ad esseri umani che sappiano preservare e proteggere gli animi più dolci e delicati. Perché il mondo dovrebbe essere davvero a misura di tutti e non solo del più forte.
Inutile dire che anche in questo caso, anche dietro alle storie dei "cattivi" di "Uno di noi è il prossimo" e del suo titolo predecessore,  ci sono famiglie che non hanno compiuto il loro compito a dovere.

Ringrazio Mondadori per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro


sabato 15 gennaio 2022

Recensione: “Enciclopedia delle fate” di Emily Hawkins e Jessica Roux

Titolo: Enciclopedia delle fate
Titolo originale: A Natural History of Fairies
Autore: Emily Hawkins
Illustrazioni: Jessica Roux
Editore: Il Castello Editore
Data di pubblicazione: 7 ottobre 2020
Pagine: 64
Prezzo: 16,00 € 

Trama:
Le fate vivono intorno a noi: basta solo guardare con attenzione. Redatto dalla professoressa Arbour, botanica, questo libro è stato lasciato alla nipote per aiutarla a scoprire la vita segreta delle fate e il loro ruolo speciale nel mondo naturale. Ricche di annotazioni precise e schizzi complessi, queste pagine descrivono le diverse specie di fate in tutto il mondo, esplorando dove e come vivono.

Recensione:
Cari lettori, siete pronti per un viaggio magico ed indimenticabile?
Bene! Perché questo viaggio inizia con una suggestione, un espediente che l’autrice Emily Hawkins, crea e alimenta, per dare credibilità e solidità alla storia che si accinge a raccontarci, trascinandoci, ancora di più, in un mondo dove tutto è possibile. Anche l’esistenza delle fate.

Così, il bellissimo volume che ci troviamo davanti, con una copertina preziosa, elegantemente vergato, e illustrato dalle accuratissime tavole di Jessica Roux, diventa un’enciclopedia - quindi un volume del tutto autorevole, seppure segretissimo - con una storia decisamente interessante.

Redatto dall'illustre professoressa e botanica Elsie Arbour, il libro è indirizzato a sua nipote Annabelle, e a lei viene consegnato, accompagnato da una lettera, tramite la quale la donna le svela l’importanza del lavoro e delle ricerche a cui ha dedicato buona parte della sua vita: la scoperta e la classificazione delle fate.

Il lettore è sollevato dal peso di domandarsi quanto di vero ci sia in ciò che legge, deve solo immergersi nella lettura, immaginare il mondo con occhi diversi e credere alla parola della rinomata professoressa.


Ecco dunque, pagina dopo pagina, che scopriamo la loro classificazione, le diverse specie, gli habitat di ognuna di esse e le particolarità che hanno dovuto sviluppare per vivere ciascuna nel suo ambiente. Come si mimetizzano, come si nutrono, come nascono e crescono.
Come comunicano, come scrivono.
Cosa amano, cosa detestano.

Le descrizioni e le spiegazioni sono dettagliate e minuziose.
Le illustrazioni eleganti, romantiche, raffinate e senza tempo.
La fantasia e la cura con cui viene documentata l’esistenza delle fate è così particolareggiata, da rendere una lettura “fantastica” assai credibile.



Un volume che porta a credere, anche solo per poche ore -il tempo della sua lettura - che quel piccolo microcosmo magico esista davvero e coesista con il nostro.
Un mondo delicato, grazioso a misura di fata, in un mondo caotico, spesso spietato, a misura d’uomo.
E questa è la piccola grande magia che compie Emily Hawkins con la sua storia, ci porta un po’ a sperare che in tutta quella fantasia ci sia qualche briciola di verità.
Non sarebbe bello?






Ringrazio Il Castello Editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro



il mio voto per questo libro


giovedì 6 gennaio 2022

Recensione: "I Biscotti di Natale" di Fabiana Carozza

Titolo: I Biscotti di Natale
Autore: Fabiana Carozza
Illustrazioni: Veronica Cremonesi
Editore: La Sediolina a Pois
Data di pubblicazione: 2021
Pagine: 140
Prezzo: 30,80 € 

Trama: 
Zia Vera è un’elegante e simpatica pasticcera che porta sempre con sé un pizzico di magia.
Eccola arrivare con un bel pacco rosso tra le mani per la sua nipotina ma…
"Formine per biscotti!" esclama Clara mentre scarta il suo regalo, senza riuscire a nascondere la delusione.
"Non lasciarti ingannare dalle apparenze!" le dice la zia, facendole l’occhiolino.
Presto, infatti, la bimba scoprirà che quelle semplici formine sono magiche e si lascerà trasportare dal racconto delle loro avvincenti storie.
Fiocchetto, Pinuccio, Desiderio, Coccola e Brillina accompagneranno così Clara al prossimo Natale. 
Cosa troverà stavolta sotto l’albero?

Recensione:
Buona Epifania a tutti!
Cosa vi ha portato la befana?
Avete trovato anche qualche libro nella calza?
Desidero concludere queste feste, parlandovi di un titolo davvero dolcissimo e tenero.
In questa storia, scritta da Fabiana Carozza, e illustrata da Veronica Cremonesi, si percepisce la vera e autentica atmosfera natalizia, lo spirito delle feste più genuino, e un grande calore e affetto familiare.
Il tutto condito da profumo di biscotti appena sfornati, cannella, anice stellato e un bel pizzico di magia 

La protagonista della storia è Clara, una bimba che riceve come dono di Natale, dalla sua adorata zia Vera, delle formine per biscotti.
L’iniziale delusione lascerà lo spazio all'incredibile sorpresa, una volta che le avrà utilizzate.
Clara scoprirà che i biscotti creati con quelle formine sono molto speciali e hanno tutti una storia da raccontare.
La meravigliosa box, al cui interno ho trovato, oltre al libro, la scatola di latta, le formine per biscotti, la ricetta per prepararli e i pupazzetti in feltro dei vari personaggi, ha reso la lettura davvero immersiva.
Mi sembrava di essere lì con loro, con tutto il necessario alla mano per mettermi all'opera 😍
È stato davvero un po’ magico.
I Biscotti di Natale è una storia tenera e gentile, che dà risalto ai sentimenti e alle piccole, dolci, cose che ci fanno sentire a casa, al sicuro e amati.
Cose semplici come dei biscotti che profumano di famiglia e di Natale

Ringrazio La Sediolina a Pois per avermi omaggiato di questa box

il mio voto per questo libro


venerdì 24 dicembre 2021

Recensione: "Il Maialino di Natale" di J.K. Rowling

Titolo: Il Maialino di Natale
Titolo originale: The Christmas Pig
Autore: J.K. Rowling
Illustrazioni: Jim Field
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 12 ottobre 2021
Pagine: 320
Prezzo: 18,90 € 


Trama:
Jack adora il suo maialino di pezza, Mimalino, detto Lino. È sempre lì per lui, nei giorni belli e in quelli brutti. Una vigilia di Natale, però, succede una cosa terribile: Lino si perde. Ma la vigilia di Natale è il giorno dei miracoli e delle cause perse, è la notte in cui tutto può prendere vita... anche i giocattoli.
Jack e il suo nuovo pupazzo, il Maialino di Natale (fastidioso sostituto fresco di negozio), si imbarcano in un piano audace. 
Insieme intraprenderanno un viaggio mozzafiato nella Terra dei Perduti, dove ‒ con lʼaiuto di un portapranzo parlante, di una bussola coraggiosa e di un essere alato di nome Speranza ‒ cercheranno di salvare il miglior amico che Jack abbia mai avuto dal terribile Perdente: un mostro fatto di rottami che divora ogni cosa…

Recensione:
Avete mai perso qualcosa di caro?
Qualcosa che per gli altri poteva essere considerato di poco conto, ma che invece per voi valeva tantissimo?
Come avete reagito alla perdita e cosa avreste fatto per riavere indietro quella cosa tanto cara?

È questo che deve chiedersi Jack che, improvvisamente, si trova ad affrontare la perdita del suo adorato amico, il maialino di pezza Lino, suo grande compagno di vita, scorribande, giochi e avventure.
E lui, per ristringere ancora fra le sue braccia, quel corpicino sbiadito che profuma di casa, coccole e certezze, farebbe davvero di tutto, anche spingersi dove nessun essere umano si è mai spinto.

Per ritrovarlo, in quella che è la notte speciale, dei miracoli e delle cause perse, Jack intraprenderà un pericoloso ed incerto viaggio nella Terra dei Perduti, un mondo magico e parallelo, dove vanno a finire tutte le cose smarrite, che siano oggetti di poco conto, cose mai dimenticate, o talmente care da essere perennemente rimpiante.
A tirare le fila di questo mondo così particolare, il Perdente, un essere mostruoso che si ciba di ciò che è stato perduto, e i Modulatori, i suoi scagnozzi, che fanno sì che tutto funzioni a dovere.

In questo viaggio, irto di ostacoli, Jack non sarà solo, con lui il Maialino di Natale, un peluche di pezza simile a Lino, ma fresco di negozio, preso dai nonni come rimpiazzo.
Se inizialmente il rapporto fra i due sarà caratterizzato da reciproca diffidenza, il viaggio li porterà a conoscersi, apprezzarsi e affezionarsi reciprocamente.

Una storia carina e dolce, che parla di amicizia, di perdita, ma soprattutto di legami indissolubili, che resistono e restano nel cuore per sempre.
Il pezzo forte di questa storia è Jack, il suo piccolo, ma maturo protagonista e il sincero affetto che lo lega al suo amico di pezza.
Il loro legame è tangibile e commovente, e altrettanto commovente è quello che a poco a poco costruisce con il suo nuovo amico.

Un libro che mostra come amare e come lasciare andare.
Come poter tornare ad amare qualcos'altro pur conservando un vecchio affetto nel cuore.
Questo è il messaggio più dolce e semplice, in una storia colma di cose - a volte necessarie, ma spesso superflue - condita da tanta, forse anche troppa, morale.

Purtroppo, non ho ritrovato in questo libro la genialità, l’ironia e la sagacia che hanno sempre caratterizzato la scrittura della Rowling.
Ho rimpianto il sarcasmo e il magnetismo che, ad esempio, si trovavo nelle pagine de “L’Ikabog”, anche quello un libro per l’infanzia, ma che non ha in sé nemmeno l’ombra della banalità e della prevedibilità che hanno, purtroppo, nel complesso, caratterizzato questa storia.

Nonostante questo, porterò con me il dolce ricordo di Jack, Lino, Nat, del Coniglietto Azzurro e dell’Angelo Rotto.
A dimostrazione che si può far emozionare un lettore anche parlando di cose semplici, o meglio, di semplici cose ❤️

il mio voto per questo libro


giovedì 9 dicembre 2021

Nipoti di Babbo Natale: in queste feste, fai felice un anziano!

Quanto è bello ricevere un regalo tanto atteso e desiderato!
Sì, qualcosa che volevamo tanto acquistare ma, che per un motivo o per l'altro, abbiamo lasciato lì, nella wishlist, aspettando il momento più propizio.
E quale momento migliore se non il Natale?
Perché si sa, le settimane che precedono le feste sono quelle più utili per disseminare indizi qua e là, in modo apparentemente casuale, dicendo qualcosa tipo "mi ci vorrebbe proprio una nuova borsa capiente", "sai che è uscito l'ultimo libro di tal dei tali? Mi piacerebbe tanto leggerlo!", oppure "quella collanina è proprio un amore" o ancora "ma hai visto quel vestito in vetrina? Non è stupendo? Secondo te come mi starebbe?"


Ma se ricevere un pacco regalo, immaginare cosa ci sia dentro, ed attendere con trepidazione il momento in cui potremo scartarlo, è una bellissima emozione, ancora di più lo è cercare il regalo perfetto per le persone che più amiamo.
Vedere i nostri cari che sorridono, ritrovandosi tra le mani proprio ciò che desideravano, oppure essere gli artefici di una piccola sorpresa inattesa, perché talvolta un dono ben pensato può superare persino le aspettative.



Adesso immaginate però come sarebbe triste sapere di non avere alcun pacchetto sotto l'albero, neanche un pensierino, un piccolo oggetto incartato che stia lì a dire: "ecco, questo è solo per te, spero ti renda felice, perché per me tu sei speciale".
Perché, per quanto per molti le feste natalizie siano il periodo da passare assieme ai propri cari, per concludere l'anno in bellezza, per tanti altri rappresentano, purtroppo, solo uno dei tanti momenti di solitudine.

Ed è da queste premesse che nasce il bellissimo progetto di cui voglio parlarvi oggi: #NipotiDiBabboNatale!


La Onlus "Un sorriso in più" ha pensato di allietare il Natale dei tanti anziani che vivono nelle case di riposo.
Ma in che modo?
Molto semplice: rendendo ognuno di noi dei possibili aiutanti del generoso uomo vestito di rosso.
Perché, grazie a questa ingegnosa iniziativa, tutti, ma proprio tutti, possono realizzare il desiderio di un anziano, in modo che questi possa sentire che qualcuno, seppur distante, ha a cuore la sua felicità.

Ma come si diventa nipoti?


Andando sul sito dedicato, è possibile consultare la "tabella desideri", e scegliere la persona da rendere felice, o il desiderio, da realizzare.
Lì potrete leggere direttamente le letterine degli ospiti delle rsa, e capire le motivazioni alla base delle loro scelte.
Ad esempio il signor Marino di Caltanissetta, a cui piacerebbe tanto ricevere un pigiama in pile, in ricordo di quelli, che ogni anno, gli regalava l'amata moglie; oppure il fiorentino Mario, che vorrebbe riassaporare i sapori di quando era bambino, con un cestino di dolci tipici della sua terra; o ancora la pugliese Tonia che desidera un maglione rosa o l'ottantenne Vincenzo che, dato il passato da barbiere, amerebbe tanto trovare sotto l'albero un tagliacapelli, utile non solo per sé, ma anche per gli amici che vivono con lui.


Insomma nella tabella - in continuo aggiornamento - troverete un po' di tutto, potete scorrerla dall'inizio alla fine, oppure selezionare i desideri in base al budget a vostra disposizione, o in base alla regione o la città che preferite, o in cui risiedete.
Una volta scelto il desiderio da realizzare, vi basterà cliccare sull'opzione "voglio regalare".
Occorre poi compilare il modulo con i vostri dati, in modo che l'associazione possa mettervi in contatto con la casa di riposo, dove risiede l'anziano che volete rendere felice.
Ora manca solo un'ultima cosa da fare... acquistare il regalo!
Scegliete voi se consegnarlo di persona o spedirlo. Qualora non foste presenti alla consegna, la rsa avrà cura di rendervi partecipi anche a distanza.
Ed ecco fatto, nulla di così complicato, non trovate?



Non so voi, ma io credo che regalare a qualcun altro un piccolo momento di gioia, che lo faccia sentire speciale e meno solo, sia davvero un bel modo di riscoprire il vero spirito delle feste.
Spero vogliate partecipare e diventare anche voi dei "nipoti di Babbo Natale".
Intanto sempre sul sito, trovate tutti i dettagli dell'iniziativa, dalla sua recente nascita ad oggi, ed anche le testimonianze delle edizioni passate, con tanto di foto di simpatici signori e signore che mostrano felici i loro doni.

Allora vi piace questo progetto solidale?
Vi piacerebbe farne parte?