mercoledì 18 novembre 2020

Recensione: "Winnie Puh" di A. A. Milne

Titolo: Winnie Puh
Autore:  A. A. Milne
Illustratore: Ernest H. Shepard
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 26 febbraio 2009
Pagine: 164
Prezzo: 12,00

Trama:
Le assurde avventure di Winnie Puh, Orso di Poco Cervello, del suo piccolo grande amico umano Christopher Robin e dei loro buffi, teneri compagni: il ciuco Isaia, sempre pronto a lamentarsi di come va il mondo; il minuscolo Porcelletto, timoroso perfino della propria ombra; il Gufo saggio che parla come un libro stampato; la premurosa mamma Kan e il suo cucciolo Guro... 
Questi e altri ancora sono i protagonisti delle storie che Milne era solito raccontare al figlio (lo stesso Christopher Robin che incontriamo nel libro) e che successivamente, raccolte e stampate, sono diventate una componente dell'immaginario infantile di tutto il mondo.

Recensione:
La storia di Winnie Puh, l'orsetto buffo e goloso che è entrato ormai nell'immaginario collettivo e che ha accompagnato nella crescita più di una generazione, nasce molti anni fa, in una tranquilla giornata d'estate.
Alan Alexander Milne, prendendo ispirazione dai pupazzi di pezza del figlio Christopher Robin, inizia a scrivere, forse per combattere la noia, forse per passare il tempo, oppure per gioco, per solitudine, per amore, magari per una promessa, o più semplicemente solo per rendere felice il suo bambino.
Non sappiamo bene il perché, ma una cosa è certa: le avventure dell'orso più famoso al mondo hanno origine da un gioco tra padre e figlio, le classiche storie della buonanotte, per diventare poi, per nostra fortuna, dei bestseller venduti e divorati in tutto il globo, oltre che dei veri e propri capisaldi della letteratura d'infanzia.
E non si stenta a crederlo, in quanto i racconti racchiusi in questo libro (a cui fa seguito "La strada di Winnie Puh"), hanno dalla loro parte un forte spirito d'avventura, nonché il candore e la tenerezza dei giorni puerili.

Puh e Porcelletto si avviarono insieme verso casa, pensierosi nella luce dorata del tramonto.
«Quando ti svegli la mattina, Puh» chiese infine Porcelletto, «qual è la prima cosa che pensi?».
«Che cosa c'è per colazione?» rispose Puh. «E tu, Porcelletto?». 
«Io penso: chissà che cosa succederà oggi di emozionante?» rispose Porcelletto. 
Puh annuì con aria pensierosa. 
«È la stessa cosa» disse.

Dieci piccole grandi imprese - dalla caccia ai misteriosi Effalumpi, alla ricerca della coda di Isaia, sino all'esplorazione del "Palo Nord", solo per fare alcuni esempi - caratterizzate dall'ilarità delle situazioni e dalla goffaggine e l'ingenuità dei suoi bizzarri personaggi. Dialoghi semplici e divertenti, talvolta intervallati da simpatiche canzoncine, e protagonisti che brillano per il loro animo ingenuo e del tutto privo di malizia.
Winnie, assieme al suo amico umano Christopher Robin, agli altri compagni di pezza Porcelletto e Isaia (a cui si aggiungeranno in seguito gli inseparabili Kan e Guro), e agli amati animali Gufo e Coniglio, ci accompagna nella sua vita nel Bosco dei Cento Acri.
Giornate apparentemente molto simili si susseguono, scandite dal passare delle ore e dagli spostamenti tra le diverse tane. I personaggi si muovono in quell'ecosistema quasi perfetto, fatto di pace incontaminata, feste di compleanno, escursioni, stravaganti tentativi di furto, perlustrazioni e altro ancora. 
Comune denominatore, oltre alla spontaneità dei gesti e delle azioni, è il forte valore dell'amicizia che lega tutti quanti: indipendentemente dagli eventi narrati, un senso profondo di collaborazione e condivisione emerge dalle pagine, conferendo a quel gruppo strampalato il ritratto di una comunità unita e compatta.
Ma non solo, ciò che colpisce nel libro è la diversità degli attori in scena, che si distinguono non solo per l'aspetto, ma anche per la personalità, i modi di fare e i modi di reagire. Basti pensare a Winnie, perennemente con la testa tra le nuvole, ed indaffarato nel cercare sempre nuovi metodi per riempire lo stomaco. Si fa domande sul mondo, ma raramente si dà da fare per arrivare ad una risposta. Affronta la vita così come viene, riuscendo anche a risolvere più di un problema, in maniera del tutto casuale, e senza averne né consapevolezza né una reale intenzione.
Suo opposto è Gufo, lui conosce davvero il mondo, sa molte cose e non vede l'ora di condividere le sue conoscenze con il prossimo. Si affaccia alla vita con razionalità e spirito critico, e dimostra di essere un saggio consigliere.
E poi ci sono Porcelletto e Isaia, forse le personalità più affascinanti del libro, in quanto più fragili ed umane. Il primo è timido ed insicuro, teme la solitudine e sente il bisogno di sentirsi parte di un gruppo. Crede di non essere abbastanza forte e coraggioso, tuttavia, se stimolato dagli altri, riesce in tutto ciò che desidera.  
L'asino invece, qualsiasi sia la situazione, ci appare sempre triste e malinconico, sfiduciato e disilluso. Osserva gli altri con una sana invidia, vorrebbe gioire come fanno tutti, pur sapendo di essere, suo malgrado, impossibilitato a farlo. Lui è l'outsider, ragion per cui la sua personalità cupa e taciturna, nel lettore, non può che inspirare sentimenti di tenerezza e compassione.

«Buongiorno Isaia» disse Puh. 
«Buongiorno Orso Puh» rispose Isaia con aria tetra «ammesso che sia un buon giorno» aggiunse. 
«Della qual cosa dubito» concluse. 
Perché, che cosa c'è?» 
«Niente, Orso Puh, niente. Non tutti possono, e alcuni di noi non ci riescono. Tutto qui». 
«Non possono che cosa?» domandò Puh, strofinandosi il naso.
«Gaiezza. Canti e balli. La vispa Teresa avea tra l'erbetta». 
«Oh!» fece Puh. Ci pensò su per un bel po', poi chiese: «Che tipo di erbetta?» 
«Bonomia» continuò Isaia, sempre più tetro. 
«È una parola francese che vuol dire buon umore» spiegò «non mi lamento, ma così è».

Ritengo che questo sia un aspetto importante, in quanto in tal modo la storia, pur non abbandonando mai la sua spensieratezza, raggiunge un taglio introspettivo, permettendo ai bambini di identificarsi con i simpatici piccoli amici, con le loro emozioni e le loro paure.
Ne è un esempio l'arrivo nel villaggio di Kan e Guro che, con la loro linfa vitale, finiscono per portare scompiglio nell'idillio, provocando negli animi dei vicini tensioni ed invidie. 
Come potrebbe un ragazzino non riconoscersi nel sospetto verso il nuovo e il diverso? Nel timore che un compagno di giochi appena giunto, o un futuro fratellino, gli porti via l'amore e l'affetto di cui ha goduto sino a quel momento?
Tuttavia in ognuno di questi piccoli aneddoti - che, grazie ad una struttura a cornice, vengono raccontati direttamente dall'autore a Winnie Puh e al figlio - le difficoltà e le preoccupazioni, per lo più infondate, grazie alla fiducia in se stessi e nel prossimo, vengono messe da parte e superate, a favore dell'armonia e del benessere di tutti.
Ma se pensate che questo libriccino sia solo per bambini, vi sbagliate di grosso!
Certo per i piccoli lettori è perfetto, per il suo linguaggio semplice, i siparietti divertenti, e le carinissime illustrazioni in bianco e nero (opera di E. H. Shepard), tuttavia anche gli adulti non potranno non godere del clima di pace e tranquillità che si respira. 
È la tipica storia che fa venir voglia di correre all'aria aperta, di starsene sdraiati al sole, di godersi la vita senza stress. 
Una di quelle che ti fa tornare il buon umore, quando ti senti giù, e che ti fa ricordare i bei tempi in cui si era bambini, spensierati, speranzosi, leggeri e, soprattutto, felici. 

il mio voto per questo libro




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